Pratica si, ma con cervello

Pratica si, ma con cervello

Ripetere giova all’apprendimento purché non sia fatto in maniera meccanica

NOTIZIE - Studi hanno dimostrato che, se si tratta di imparare un movimento preciso, è molto più efficace eseguirlo più volte insieme ad altri movimenti simili, che ripeterlo pedissequamente fino alla nausea.  Un nuovo studio su Nature Neuroscience ha messo in evidenza i meccanismi neurali che sottendono questo fenomeno.

Carolee Winstein , dell’Università della Southern California, e colleghi hanno diviso 59 soggetti in sei gruppi. A tre veniva chiesto di far pratica con un movimento del braccio piuttosto impegnativo, agli altri tre di eseguire il movimento insieme ad altri compiti collegati. Come o previsto i secondi tre gruppi ottenevano punteggi più alti di apprendimento dopo un certo lasso di tempo.

L’imaging dell’attività cerebrale ha mostrato che nei primi tre gruppi l’area più attivata era la corteccia motoria primari, una zona del cervello legata ai compiti motori. Negli altri gruppi invece prevaleva la corteccia prefrontale un’aera associata con capacità di pensiero e di pianificazione di alto livello.

A provocare un miglior apprendimento è dunque la maggior profondità di analisi dello stimolo. Nel caso della ripetizione dello stesso compito all’infinito, non facciamo che un lavoro cognitivo superficiale, mentre nell’altro caso ci troviamo di fronte a un continuo problem solving motorio.

Winstein e colleghi, e questo è la vera innovazione dell’esperimento, hanno anche inibito in alcuni soggetti l’attività elettrica cerebrale (proprio nei circuiti individuati) con una tecnica innocua chiamata stimolazione magnetica. In base alle osservazioni gli scienziati hanno stabilito che l’attivazione delle corteccia prefrontale è necessaria perché avvenga la consolidazione in memoria.

Secondo Winstein questo studio mete in evidenza “il collegamento fra le neuroscienze del sistema motorio con le osservazioni comportamentali sul sistema motorio per comprendere meglio i circuiti che mediano l’apprendimento motorio ottimale. Nessuno lo ha mai fatto prima.”


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