Le immagini in bianco e nero mostrano degli strati di pittura soggiacenti alla superficie del quadro a olio su tela raffigurante la Cena in Emmaus, dipinto da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610). L'opera, realizzata nei pressi di Roma intorno al 1606, è conservata oggi a Milano, nella Pinacoteca di Brera.
Nel 1601 il Caravaggio aveva già dipinto un quadro con lo stesso soggetto, opera che è oggi alla National Gallery di Londra. Tra la prima e la seconda Cena in Emmaus, oltre ad alcune differenze iconografiche, si nota un certo cambiamento nella raffigurazione della luce. Mentre nella prima Cena gli oggetti e i personaggi sono illuminati da una luce che getta delle distinte ombre sul muro che fa sfondo sfondo al quadro, nella seconda Cena la luce viene inghiottita da uno sfondo completamente scuro.
A questo proposito, le immagini in bianco e nero rivelano un'importante variazione in corso d'opera (nel gergo degli storici dell'arte, un "pentimento"), in quanto sulla sinistra appare chiaramente il riquadro di una finestra attraverso il quale si intravede anche la sagoma di un albero. Nella versione definitiva, la finestra sparisce completamente, lasciando posto allo sfondo nero che inaugura una nuova fase della pittura caravaggessca.
La riflettografia infrarossa è un'evoluzione della fotografia all'infrarosso particolarmente dedicata allo studio delle opere d'arte e dei beni culturali in genere.
I primi riflettogrammi risalgono agli anni '60 ed erano realizzati con telecamere sensibili agli infrarossi lontani utilizzate anche per scopi termografici. A differenza della termografia, che registra la radiazione emessa
nell'infrarosso lontano da tutti i corpi a una temperatura superiore
a O° Kelvin, la riflettografia vera e propria registra la radiazione luminosa
riflessa sulle bande dell'infrarosso vicino (NIR, sta per Near Infrared Infrared), tipicamente tra gli 800 nm e i 2000 nm di lunghezza d'onda. Grazie alla trasparenza dei pigmenti alla
radiazione infrarossa, la riflettografia permette di fotografare ciò che è rimasto sotto la superficie dei dipinti: il disegno preparatorio, le successive stesure del colore, o i "pentimenti".
Con la messa a punto di dispositivi a stato solido per la rivelazione della radiazione (CCD, Charge-Coupled Device) capaci di raccogliere la radiazione anche nell'infrarosso vicino, nel 1991 l'Istituto Nazionale di Ottica Applicata ha realizzato il primo scanner digitale che permetteva di fotografare documenti e quadri a una risoluzione di 16 punti per millimetro quadrato.
Lo Scanner Multi-NIR con cui sono state realizzate le immagini in bianco e nero è l'ultimo successo di questo pluridecennale processo di perfezionamento e risulta dal lavoro del gruppo nei cinque anni del progetto europeo Eu-Artech (Access, Research and Technology for the Conservation of the European Cultural Heritage), di cui l’INO è stato partner italiano.
Con questa tecnologia, denominata SMIRR (Scanning Multispectral IR Reflectography), si misura la riflettanza senza contatto, punto per punto su una superficie estesa fino a 1 m2, acquisendo fino a 14 immagini simultaneamente a lunghezze d’onda differenti nella regione NIR, da 800 nm fino 2300 nm. Variando la lunghezza d'onda dell'esplorazione si possono visualizzare differenti strati di pittura. Se si osservano l'immagine principale di dettaglio e e quella associata che inquadra l'intera Cena, si può infatti osservare che il volto del Cristo che è già quasi completo nella seconda immagine appare solo abbozzato nella prima.
Controluce è una raccolta di immagini scientifiche provenienti dai laboratori di ricerca.
La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.
Le immagini di Controluce vengono scelte e descritte da Ulisse con un lavoro di confronto e di dialogo con gli scienziati che le hanno prodotte. Si tratta di immagini che nascono direttamente dall'attività di ricerca, ma che hanno un alto potenziale comunicativo anche per un pubblico più ampio.