Insetto stecco, con spine

La foto ritrae un esemplare femmina di Extatosoma tiaratum, un insetto originario dell'Australia e appartenente alla famiglia delle Phasmatidae (o Phasmidae). Questa famiglia, il cui nome deriva dalla parola latina che significa "spettro, fantasma", comprende circa 2500 specie di insetti, chiamati genericamente "insetti stecco", o "insetti foglia".

Gli insetti stecco si nutrono di piccole foglie e teneri ramoscelli, muovendosi tra il fogliame soprattutto di notte. Di giorno, in particolare se si sentono minacciati, rimangono perfettamente immobili, assumendo l'aspetto di ramoscelli secchi o foglie di un colore cangiante, che può andare dall'arancione al verde.

Come tutta la famiglia dei fasmidi, Extatosoma tiaratum, detto anche Spettro di Macley (in memoria dell'entomologo inglese del XIX secolo William Sharp Macleay), si mimetizza nell’ambiente grazie alla sue forme che ripetono quelle di steli, rametti, fuscelli, foglie, ecc. (omomorfismo) e anche adattando il proprio colore a quello della vegetazione circostante (omocromia).

Come le altre specie di fasmidi, E. tiaratum presenta uno spiccato dimorfismo sessuale (i maschi, molto più piccoli e sottili, sono anche dotati di lunghe ali, mentre le femmine, che raggiungono anche i 15 cm di lunghezza, possono solo camminare, perché le loro ali sono troppo corte per il volo). Solitamente si riproduce per partenogenesi. L'addome della femmina, simile a una coda di scorpione, è in realtà un organo ovopositore, con cui Extatosoma sparge (proiettandole a una notevole distanza) decine di grosse uova sferiche (di circa 5 mm di diametro) che sembrano semi di acacia (scambiandole per provviste, le formiche le portano dentro il formicaio che servirà da incubatrice). Quando, dopo un lungo periodo di incubazione (da 5 a 12 mesi), le uova si schiudono, i neonati cominciano subito a manifestare le loro qualità mimetiche: con il loro corpo di colore scuro e con la testa rossa, hanno infatti l'aspetto e il modo di camminare di una specie di formiche tropicali (Leptomyrmex darlingtoni).

Fotografia macro

Si chiama macrofotografia o fotografia macro la fotografia a forti ingrandimenti: il rapporto di riproduzione (il rapporto cioè tra le dimensioni dell'oggetto e quelle dell'immagine sulla pellicola, o sul CCD) deve essere almeno 1:1 (grandeur nature). Per ingrandimenti inferiori, si parla più propriamente di close-up. Con ingrandimenti superiori a un rapporto 10:1, si entra invece nell'ambito della microfotografia, o fotografia al microspio ottico.

La foto è stata realizzata con un obbiettivo Macroplanar 100 millimetri Zeiss e una pellicola Velvia 50 iso. Illuminazione ambiente con l'aggiunta di un piccolo pannello di schiarita ombre dalla parte destra. Lo scatto è stato eseguito a 1/125 diaframma 8.

La fotografia naturalistica macro richiede un buon sistema di illuminazione e un buon punto di appoggio, oltre a una certa attenzione per gli eventi che si svolgono nel microcosmo e che rimangono per lo più inosservati.

Tra gli artropodi, tipici soggetti della macrofotografia naturalistica, gli insetti stecco presentano il grande vantaggio di una perfetta e prolungata immobilità. A causa del loro mimetismo, non è però per niente facile trovarli e fotografarli in libertà. L'esemplare nella foto è stato allevato dall'autore.



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