University of Oklahoma, Norman (OK)
Fulmini in lontananza Fulmini sulla periferia
Fulmini sulla città

Dall’esperimento di Franklin del 1752, è assodato che i fulmini sono la manifestazione visiva di una scarica elettrica. La scarica si produce per una differenza di carica tra due zone dell’atmosfera (fulmini nube-nube o nube-cielo) o tra l’atmosfera e la superficie del globo.
È molto meno chiaro come si produca questa differenza. Nella separazione delle cariche sono comunque certamente coinvolti gli intensi moti verticali delle masse d’aria che si producono prima e durante un temporale. Un importante ruolo è infatti quello giocato dalle diverse particelle di acqua e ghiaccio, che, a seconda del peso e delle dimensioni, durante un temporale vengono sollevati dalle correnti ascensionali o precipitano verso terra con la pioggia. I piccoli cristalli di ghiaccio che urtano con le gocce più grosse (sopratutto embrioni di grandine, detti graupel) cedono loro carica negativa e portano in alto quella positiva.
I fulmini sono un fenomeno meteorologico proverbialmente rapido. Nella ricostruzione che se ne sono fatta gli studiosi, la formazione di un fulmine si articola in diverse fasi che si succedono in poche frazioni di secondo. Inizialmente si sviluppa, a scatti cui corrispondono linee rette della lunghezza di 50m circa, un canale di ionizzazione, lungo il quale il fulmine “cerca la sua strada” nella direzione che offre minore resistenza al passaggio della corrente. Man mano che il canale si avvicina al suo “bersaglio”, un simmetrico canale inizia a svilupparsi in risposta all’attrazione elettrostatica delle cariche positive che scendono dall’alto verso quelle negative che si sono accumulate in basso. Queste prime due fasi non sono direttamente osservabili. Il fulmine si manifesta quando i due canali si congiungono. A volte, all’interno dello stesso canale di ionizzazione si possono avere più scariche in rapidissima successione (che ai nostri occhi appiono come un baluginìo). È il caso di alcuni dei molteplici cammini visualizzati nelle foto (nella foto principale, si notano in particolare nel gruppo di fulmini sulla destra), che a causa dell’impressione di diverse scariche in successione appaiono sovraesposti e leggermente sfuocati.

Fotografia meteorologica

Mentre la fotografia meteorologica documenta generalmente fenomeni caratterizzati da una evoluzione piuttosto lenta, la particolarità della fotografia di fulmini consiste nel fatto che tutto avviene in pochi millesimi di secondo, ben sotto la soglia della nostra percezione (vediamo i fulmini perché la nostra retina trattiene l’immagine per la frazione di secondo necessario al nostro cervello per elaborarla). Per fotografare i fulmini occorre quindi localizzare la zona del cielo dove si stanno manifestando con maggiore frequenza ed essere pronti a scattare. Per questa ragione, è sconsigliabile l’uso del teleobiettivo.
Attualmente, la tendenza per la documentazione fotografica e lo studio della dinamica dei fulmini è quella di filmare il temporale con cinepresa ad alta velocità e analizzare successivamente i singoli frame.
Rimanendo nell’ambito della fotografia, il problema generale è quello di mantenere un tempo di esposizione sufficientemente lungo per raccogliere la luce delle scariche, ma non tanto da assorbire altre luci, sia naturali, sia artificiali.

Come si vede in una delle due foto associate, i fulmini fotografati in lontananza mostrano l’arrossamento dovuto al filtro costituito dalle molecole presenti nell’atmosfera. Questo effetto può essere corretto utilizzando una pellicola adatta agli interni, che però per fulmini più ravvicinati può dare il simmetrico problema di un eccesso di blu, che si osserva nell'altra foto associata.


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La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.

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