Le tre immagini formano una sequenza che permette di assistere alla deposizione di un uovo da parte di un esemplare di rotifero.
Si chiamano rotiferi (lat. rotifera, "portatori di ruota") dei piccoli nematelminti, lunghi da 0,4 mm a 3 mm, il cui corpo si articola in una testa, un tronco che costituisce l'apparato digerente, e un "piede", con cui l'animale dirige i suoi movimenti oppure, in alcune specie, si mantiene fisso al substrato. La testa è coronata da una struttura costituita da cilia sostenute da cuscinetti che, contraendosi ritmicamente provocano dei vortici di acqua in modo da convogliare il cibo verso la bocca (apparato rotatorio). L'apparato digerente è costituito da molte parti: orifizio orale, faringe ciliata (mastax), esofago, stomaco, intestino, cloaca, orifizio anale, che sbocca sopra il piede. Il mastax è una perfetta macchina per la presa e la frantumazione del cibo. Sopra il mastax si trova un ganglio cerebrale a forma di sacco. Coppie di sottili cordoni nervosi collegano questo rudimentale cervello al ganglio del mastax e al ganglio del piede, in modo da coordinare la masticazione e il movimento del piede.
I rotiferi sono principalmente animali d'acqua dolce (solo il 3% delle specie conosciute vive in acque salate). Possiedono un numero limitato di cellule, che non aumenta nella fase di crescita dell'organismo formato; vivono circa una settimana. La cute dei rotiferi è costituita da un'unione di numerose cellule che non sono fra loro delimitate da membrane. Le zone superficiali mostrano un ispessimento plasmatico che varia in lunghezza e spessore, e che, a secondo del tipo di rotifero, determina una corazza oppure una membrana flessibile e trasparente.
I rotiferi generalmente si riproducono per partenogenesi, deponendo uova diploidi; in alcune generazioni si formano uova aploidi. Da studi effettuati risulta che la generazione aploide dipende dall'assimilazione da parte del rotifero di alghe con concentrazione più alta di vitamina E. L'uovo diploide cioè partenogenetico, è più rigido e spesso, cosa che gli permette di superare l'inverno e arrivare indenne alla primavera.
L'esemplare della sequenza appartiene a una colonia di rotiferi prelevati nell'acqua di una pozza di bosco. Osservando l'uovo si nota una rigidità strutturale che suggerisce si tratti di un uovo diploide.
Il microscopio ottico è uno strumento che sfrutta la luce visibile per
creare un'immagine ingrandita di un oggetto sfruttando la rifrazione
della luce: è infatti costituito da due sistemi di lenti (l'obiettivo e
l'oculare) montati alle due estremità di un tubo chiuso. L'obiettivo
produce un'immagine reale ingrandita dell'oggetto, che si forma nel
punto focale dell'oculare, in modo che questo fornisca all'osservatore
un'immagine virtuale ingrandita.
La luce viene concentrata con un
condensatore sul campione, che viene solitamente osservato in
trasparenza. Il potere d'ingrandimento totale dello strumento è
determinato dalla lunghezza focale dei due sistemi di lenti. Il potere
risolutivo del microscopio ottico ha comunque un limite invalicabile
che è legato sostanzialmente alla lunghezza d’onda della luce
impiegata, quindi le dimensioni dell'oggetto più piccolo che si riesce
a distinguere non possono essere molto inferiori al micrometro.
L'attrezzatura
accessoria del microscopio ottico comprende il piano portacampioni e
alcuni dispositivi di regolazione della distanza dell'obiettivo
dall'oggetto, per la messa a fuoco.
In genere, i campioni da
osservare vengono posti fra due sottili vetrini rettangolari e fissati
sul portacampioni, che reca al centro un foro attraverso il quale passa
la luce.
Per realizzare le microfotografie, la macchina
fotografica viene sistemata al posto dell'osservatore attraverso un
apposito tubo che si sostituisce all'oculare e sfrutta l'ottica
dell'obiettivo del microscopio.
La microfografia della pulce
d'acqua è stata ottenuta con un ingrandimento di 200 x, con una tecnica
di illuminazione detta in campo scuro (dark field), che permette di
mettere in risalto i dettagli del campione illuminandolo
trasversalmente contro uno sfondo scuro che rimane parallelo al fascio
di luce (un effetto simile a quello per cui osserviamo osservare i
granelli di polvere quando li attraversa un raggio di luce in una
stanza buia). Nel caso della sequenza di deposizione in figura, è stata utilizzata un'illuminazione addizionale a
fascio stretto con fibra ottica (spot), ad angolo incidenza di 45°.
Controluce è una raccolta di immagini scientifiche provenienti dai laboratori di ricerca.
La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.
Le immagini di Controluce vengono scelte e descritte da Ulisse con un lavoro di confronto e di dialogo con gli scienziati che le hanno prodotte. Si tratta di immagini che nascono direttamente dall'attività di ricerca, ma che hanno un alto potenziale comunicativo anche per un pubblico più ampio.