Quando il quarzo si presenta in masse compatte microcristalline, prende il nome generico di calcedonio. L'agata è una varietà di calcedonio in cui il minerale si presenta in due diverse forme: fibrosa e cristallina. Le due morfologie si estendono normalmente a formare gusci concentrici che, in sezione, appaiono anche ad occhio nudo come strisce di diverso colore.
Nell'immagine, che inquadra un dettaglio (1,5 mm x 2 mm ca) di una sezione sottile di una roccia proveniente dal Brasile, le due strutture sono chiaramente distinte: la parte microcristallina a sinistra e quella fibrosa a destra. I microcristalli appaiono in sezione come granuli di diverso colore a causa della loro diversa orientazione.
Grazie alla loro regolarità e delicatezza, le agate sono state in passato molto apprezzate come materiale per la produzione di oggetti ornamentali e di arredamento. Come conseguenza della grande richiesta sul mercato, già nel XIX secolo l'agata è diventata un minerale molto raro in Europa. Attualmente viene per lo più importata dal Nuovo Mondo.
Fotomicrografia realizata con una camera digitale (5 mpixel)
montata su un microscopio ottico a luce polarizzata.
Il microscopio a luce polarizzata è utilizzato in mineralogia per la determinazione della struttura dei cristalli presenti nelle rocce. è In questo microscopio la luce viene trasmessa attraverso una sezione sottile di roccia dello spessore di 0,03 mm. La sottigliezza della sezione permette di osservare il campione in trasparenza. Il microscopio è dotato di un dispositivo che filtra la luce bianca attraverso due filtri polarizzatori. Quando si fa passare la luce naturale attraverso un filtro polarizzatore, questo seleziona le onde in base al piano della loro vibrazione. La luce che ne risulta, pur rimanendo composta di onde che vibrano su varie frequenze, vibra solo su uno degli infiniti piani piani su cui la luce vibra naturalmente (ricordiamo che la luce naturale, infatti, non solo oscilla sulle diverse frequenze che corrispondono ai colori dello spettro della luce dall'ultravioletto all'infrarosso, ma queste oscillazioni avvengono su tutti i piani perpendicolari alla direzione della propagazione della luce). Il primo dei due filtri polarizzatori è sistemato tra la sorgente di luce e il campione contenente i cristalli. Il secondo, detto analizzatore, sta invece tra il campione e l'osservatore. I due polarizzatori sono orientati l'uno rispetto all'altro, in modo che, se il primo lascia passare solo le oscillazioni verticali, il secondo, ruotato di 90° rispetto al primo, lascia passare solo le oscillazioni orizzontali. La luce verrebbe di conseguenza interamente oscurata, se i reticoli cristallini, che costituiscono il tipico oggetto di osservazione con questo microscopio, non fossero otticamente attivi e non ruotassero di un certo angolo il piano di polarizzazione della luce. In questo modo, la luce non viene interamente bloccata dal secondo filtro, il quale permette piuttosto di analizzare la particolare modificazione a cui la luce è stata sottoposta dal cristallo. La maggior parte dei cristalli presentano infatti il fenomeno della birifrangenza, sono cioè in grado di scindere la luce polarizzata in due radiazioni che oscillano, a diversa frequenza, l'una su di un piano ortogonale rispetto al piano su cui oscilla l'altra. Il filtro analizzatore viene così raggiunto dalla luce che ha attraversato il cristallo e che non è completamente sprovvista dalla componente orizzontale, perché ha subito una ulteriore polarizzazione. Questa luce risulta anche colorata, perché un raggio ha una frequenza diversa dall'altro e le frequenze dell'uno interferiscono con quelle dell'altro. L'osservazione al microscopio a luce polarizzata prevede la rotazione del supporto su cui giace il cristallo, che quindi appare accendersi e spegnersi nei suoi diversi colori di interferenza a seconda della sua orientazione. Dall'analisi di queste variazioni si possono quindi ricavare preziose informazioni sulla struttura del reticolo cristallino di ciascuno dei cristalli inquadrati. In punti geometricamente singolari, come cuspidi o spigoli, le frequenze dei due raggi vengono a interferire all'interno della stessa immagine, si sommano cioè o si sottraggono producendo delle iridescenti frange di interferenza, che rivelano ulteriori microstrutture tridimensionali dei cristalli.
Controluce è una raccolta di immagini scientifiche provenienti dai laboratori di ricerca.
La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.
Le immagini di Controluce vengono scelte e descritte da Ulisse con un lavoro di confronto e di dialogo con gli scienziati che le hanno prodotte. Si tratta di immagini che nascono direttamente dall'attività di ricerca, ma che hanno un alto potenziale comunicativo anche per un pubblico più ampio.