Le immagini rappresentano l’evoluzione di una fetta di universo larga 93,75 Mpc/h, alta 62,50 Mpc/h e profonda 15 Mpc/h (Mpc sta per megaparsec 1Mpc= 3260000 anni luce circa, h è la costante di Hubble, cioè il fattore - dell'ordine delle unità - di accelerazione dell'espansione dell'Universo in base al quale sono calcolate le distanze cosmiche).
Nelle immagini i punti che appaiono più luminosi sono galassie, ammassi di galassie e ammassi di ammassi di galassie, detti superammassi.
Le galassie, infatti, non solo si raccolgono in
ammassi , ma questi ammassi si raggruppano a loro volta in ammassi di ammassi, o
super ammassi. La scoperta risale
un’indagine su un settore della volta celeste con un campione di circa 1 100 galassie realizzata nel 1985, durante la quale un gruppo di astronomi dello Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics si accorsero che, contrariamente alle loro previsioni, le galassie si organizzavano in pareti, a formare cosmiche "bolle" attorno a immensi spazi vuoti.Sondaggi successivi come il
2dFGRS (Two degrees Field Galaxy Redshfit Survey) hanno ampiamente confermato questo risultato e hanno portato a visualizzare varie strutture e a definire la posizione della nostra galassia nel Gruppo Locale come parte di una catena chiamata Superammasso Locale che ha il suo centro nell'Ammasso della Vergine. A sua volta il Superammasso Locale è collegato ad altre simili strutture in una sorta di rete cosmica (
cosmic web).
Le immagini visualizzano l’evoluzione della distribuzione di densità degli ammassi, e non della loro emissione luminosa. Gli ammassi di galassie, che si formano nelle intersezioni dei filamenti lungo i quali si concentra la materia che forma l'universo, contengono del gas estremamente caldo, ma quella visualizzata dalla figura è la densità di materia oscura e non del gas responsabile dell'emissione luminosa.
Lo scenario cosmologico che soggiace ai calcoli che hanno prodotto l'immagine è il cosiddetto LCDM, una delle ultime versioni del modello che postula il Big Bang. "CDM" sta per Cold Dark Matter, la materia fredda e non osservabile come radiazione elettromagnetica che costituirebbe un terzo del contenuto di energia dell'Universo. Questa materia è chiamata oscura perché non intergisce con la radiazione luminosa. "L" sta invece per Lambda, la costante cosmologica introdotta da Einstein per spiegare come mai l'Universo non subisca un collasso gravitazionale e recentemente ritornata in auge con il nome di Dark Energy: una forma sconosciuta di energia repulsiva che occorre assumere nel modello per rendere conto dell'accelerazione dell'Universo. Le immagini mostrano come il gas si disponga addensandosi lungo strutture filamentari la cui formazione è il risultato dell'attrazione gravitazionale. Le zone di maggior densità sono rappresentate con colori chiari.
L’immagine principale presenta il superammasso nello stato attuale dell’Universo. Tre delle immagini secondarie risalgono a redshift superiori, cioè alle condizioni in cui si trovano le galassie più lontane (e più antiche, perché la luce che vediamo oggi risale a epoche più remote) che, secondo la teoria dell’espansione dell’Universo su cui si basa lo scenario LCDM, si stanno allontanando a una velocità superiore (per redshift si intende infatti lo spostamento verso il rosso dello spettro della radiazione luminosa che è precisamente l'indicazione dell'accelerazione di questo allontanamento, che secondo la teoria di Hubble è proporzionale alla distanza). Una quarta immagine associata inquadra una fetta di Universo di 375 Mpc/h di base.