Il centro della nebulosa Occhio di Gatto (dettaglio) Il centro della nebulosa Occhio di Gatto (NGC 6543) Alone della Nebuola dellOcchio di Gatto
Il centro della Nebulosa Occhio di Gatto (NGC 6543)
La Nebulosa Occhio di Gatto (NGC 6543) si trova nella costellazione del Drago a circa 3000 anni luce dalla Terra. Il nucleo centrale della nebulosa misura circa 0,5 anni luce di diametro e contiene al suo interno varie strutture simmetriche che la fanno assomigliare a un’iride. Queste strutture sono costituite da gas ionizzati ad altissima temperatura che sono stati prodotti dalla stella nei diversi cicli della sua estinzione.
NGC 6543 è un classico esempio di ciò che gli astronomi chiamano nebulosa planetaria. Si tratta di stelle che si suppone stiano concludendo il loro ciclo vitale e la cui massa e dimensione si sta rapidamente riducendo, dando luogo a vasti getti di plasma.
Come si vede in una delle foto associate il centro della nebulosa è circondato da un debole ma immenso alone (misura circa 3 anni luce di diametro), presumibilmente prodotto durante la consunzione della stella quando si trovava in una sua precedente fase (si trattava forse di una gigante rossa).
Nel caso della Nebulosa Occhio di Gatto, le complesse simmetrie del centro hanno fatto pensare che l’oggetto stellare che occupa la posizione della “pupilla” fosse in realtà una stella binaria, della quale però non esiste nessun’altra evidenza.
Fotografia astrononomica dallo Hubble Space Telescope ((ACS/WFC)
Il telescopio spaziale Hubble (HST) è stato messo in orbita nell'aprile del 1990 a 600 km di quota da cinque astronauti dello space shuttle Discovery della NASA e dovrebbe restare operativo fino al 2010. La sua missione è esplorare il cielo vicino e lontano (dai corpi celesti che formano il Sistema Solare, alle più sperdute galassie ai confini dell'Universo conosciuto) senza le aberrazioni ottiche e l'offuscamento della luce causato dai gas e dall'inquinamento luminoso della nostra atmosfera. L'HST ha potuto inviare a terra una grande quantità di splendide immagini astronomiche, rivelando al grande pubblico bellezze celesti spesso sconosciute anche agli stessi astronomi. Il telescopio è dotato di cinque principali dispositivi ottici in grado di esplorare la radiazione luminosa sulle frequenze dell'ultravioletto, del visibile e dell'infrarosso. Il satellite su cui è montato il telescopio compie circa 15 orbite attorno alla Terra ogni 24 ore (96 minuti ogni orbita). Gli strumenti ottici ospitati a bordo vengono orientati in modo da seguire i loro specifici bersagli durante le orbite che vengono programmate secondo le esigenze della missione.
L’immagine principale è stata realizzata a partire da dati rilevati lungo 1.2 ore di esposizione il 4 maggio 2002 dalla ACS (Advanced camera for Surveys) e da WFC (Wide Field Camera ), due camere digitali dotate di diversi sistemi di filtri che permettono di analizzare in modo molto fine la luce proveniente dagli oggetti celesti nelle bande dello spettro delle onde elettromagnetiche dall'ultravioletto all’infrarosso. Le immagini in falsi colori vengono realizzate sommando i dati relativi a tre diverse lunghezze d'onda. Per ogni lunghezza viene prodotta un'immagine in toni di grigio che rappresenta la distribuzione della luce a quella particolare frequenza. Alle tre immagini in toni di grigio vengono poi assegnati valori di rosso, di verde e di blu in modo da evidenziare le diverse sostanze che emettono su particolari frequenze.

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Controluce è una raccolta di immagini scientifiche provenienti dai laboratori di ricerca.

La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.

Le immagini di Controluce vengono scelte e descritte da Ulisse con un lavoro di confronto e di dialogo con gli scienziati che le hanno prodotte. Si tratta di immagini che nascono direttamente dall'attività di ricerca, ma che hanno un alto potenziale comunicativo anche per un pubblico più ampio.

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