Se vogliamo rappresentare la regione compresa tra due paralleli, otteniamo una proiezione che consiste in un cerchio al cui centro si trova un altro cerchio vuoto (figura detta annulus, che consiste in sostanza in un anello bidimensionale).
Guardando invece alla sfera quadridimensionale, scopriamo che il toro quadridimensionale (che è il prodotto cartesiano di due circonferenze ordinarie) sta completamente su di essa. Così, nella proiezione sullo spazio tridimensionale (R3) di questa sfera di (R4), al toro corrisponde la superficie tridimensionale di rivoluzione che si chiama ancora toro.
Come accade alle proiezioni di oggetti tridimensionali sulle due dimensioni (pensiamo per esempio alla nostra ombra sul pavimento, o ai diversi tipi di planisferi), man mano che la figura si allontana dall’origine dello spazio, la proiezione subisce delle progressive deformazioni.
La superficie che si ottiene dalla proiezione stereografica di un toro che sta su una sfera quadridimensionale scentrata rispetto all’origine di R4 viene chiamata ciclide di Dupin, dal nome del matematico francese che se ne è occupato per primo, nel 1822.
Nelle immagini, le superfici della ciclide sono rappresentate a bande alterne di materiale opaco e trasparente, in modo da permettere la visione simultanea di quello che sta dentro e di quello che sta fuori la figura tridimensionale da esse formata. Nell’immagine associata, la sequenza visualizza le diverse deformazioni determinate dallo spostamento dall’origine.
Controluce è una raccolta di immagini scientifiche provenienti dai laboratori di ricerca.
La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.
Le immagini di Controluce vengono scelte e descritte da Ulisse con un lavoro di confronto e di dialogo con gli scienziati che le hanno prodotte. Si tratta di immagini che nascono direttamente dall'attività di ricerca, ma che hanno un alto potenziale comunicativo anche per un pubblico più ampio.