La magnetoidrodinamica (MHD) è la disciplina che studia il rapporto tra la dinamica dei fluidi e quella dei campi magnetici. Iniziata dal fisico svedese Hannes Halfvén (insignito per questo del Nobel per la fisica nel 1970), la MHD mira a rendere conto del comportamento di fluidi che sono buoni conduttori di elettricità (come il plasma - lo stato più comune della materia nel cosmo - i metalli liquidi e anche l’acqua salata) tenendo conto nella modellizzazione anche delle interazioni di natura elettrodinamica.
I modelli magnetoidrodinamici risultano infatti dall’integrazione delle equazioni di Maxwell che definiscono un campo elettromagnetico nel sistema di equazioni differenziali parziali che costuituisce la fluidoninamica computazionale (CFD).
Modelli magnetoidrodinamici vengono utilizzati in geofisica e soprattutto in astrofisica, dove permettono di studiare il comportamento di dischi di accrescimento come quelli che portano alla formazione di sistemi planetari, stelle, pulsar, stelle binarie e buchi neri.
Le simulazione che ha prodotto i dati visualizzati nelle immagini fa parte di una ricerca realizzata utilizzando 2 milioni di ore/processore del
Seaborg system al National Energy Research Scientific Computing Center.
Per questa simulazione è stata utilizzata un’stensione magnetoidrodinamica di Nek5000, programma realizzato dall’Argonne National Laboratory che ha dimostrato una particolare capacità di descrivere il comportamento di fluidi non comprimibili con condizioni di contorno molto precise, come dimostrato la
simulazione fluidodinamica della turbolenza in un cilindro di Couette realizzata appunto per testare il programma.