McDonald Observatory, Department of Astronomy, University of Texas, Austin (TX)
La nube interstellare locale
La nube interstellare locale

L’immagine visualizza il guscio della nuvola interstellare locale (Local Interstellar Cloud, LIC) in cui è tuttora immerso il Sistema Solare. Il punto giallo sulla destra del guscio indica la posizione del Sole, che starebbe per uscire dalla nuvola nei prossimi millenni.
Come si può immaginare osservando altre galassie, lo spazio che intercorre tra le stelle non è affatto omogeneo. Anche le immagini delle nebulose in cui si formano le stelle (oppure di quelle che risultano dalla loro morte violenta o dalla loro lenta agonia) mostrano un inatteso panorama di grande varietà di forme e composizione molecolare.
La situazione non è molto diversa nelle nostre vicinanze galattiche. Attraverso misurazioni effettuate con diversi metodi astrofisici sull’ambiente galattico del nostro Sole, è stato infatti dimostrato che il mezzo interstellare (Inter Stellar Medium, ISM) si organizza in nubi di polveri e gas che possono avere diverse temperature, diversa composizione e anche muoversi a diverse velocità le une rispetto alle altre, spinte dai venti prodotti dalle stelle.
La nostra nube (LIC) sta all’interno di una grande regione a bassissima densità (ha un diametro di alcune centinaia di anni luce ed è milioni di volte più vuota delle migliori camere a vuoto dei nostri laboratori) e ad altissima temperatura (circa un milione di Kelvin), detta Local Bubble. Rispetto a questa immensa cavità, la LIC ha una temperatura molto meno elevata (circa 7000 K) una densità migliaia di volte maggiore. Rispetto al Sole, viaggia a una velocità di circa 26 km/s (anche il Sole si muove rispetto alla rotazione della Galassia alla considerevole velocità di 16.5 km/s oscillando con un’onda di 230 anni luce di ampiezza che lo porta ad attraversare il piano galattico ogni 33 milioni di anni).
La LIC è stata considerata una specie di disordinato batuffolo di filamenti ed è stata per questo anche chiamata Local Fluff. Alla luce delle ricerche del gruppo di astrofisici di cui fa parte Seth Redshift (guidato da Jeffrey L. Linsky), la LIC appare invece avere una forma ben delimitata che si allunga a forma di uovo. Non si ha idea di cosa potrebbe succedere alla Terra qualora il Sole ne dovesse uscire.

Mappa astrofisica da dati spettrografici satellitari

Uno dei dei modi per rivelare la presenza e la composizione delle polveri e dei gas che formano le nubi nello spazio interstellare è misurare l’effetto sulla luce emessa dalle stelle che si trovano sullo sfondo e che ne viene seppur parzialmente assorbita. Dato che ogni elemento ha delle serie particolari di frequenza su cui assorbe la luce, separando le specifiche frequenze sulle quali si attenua la luce che viene da una singola sorgente, possiamo sapere quali sono gli elementi che si frappongono tra la sorgente e il nostro punto di osservazione. La misura precisa delle righe di assorbimento dello spettro della luce che ci arriva dalle diverse sorgenti luminose permette anche di rilevare altre informazioni come la velocità relativa del mezzo, che si può inferire dallo spostamento delle righe verso il rosso (red-shift). Per lo studio del mezzo interstellare locale (LISM) e in particolare della composizione della nube in cui siamo immersi (LIC), questa analisi spettrografica indiretta è praticamente l’unico metodo a nostra disposizione.
I dati da cui deriva la mappa sono stati registrati analizzando gli spettri di 32 stelle nelle diverse direzioni di vista. Come elemento per la determinazione delle variazione di densità è stato il deuterio, nelle righe di assorbimento sulle bande dell’ultravioletto. L’indagine spettroscopica nell’ultravioletto non può essere effettuata su dati rilevati con telescopi terrestri, in quanto la nostra atmsfera blocca gran parte della radiazione su queste bande. Il gruppo si è quindi servito di dati spettrografici rilevati dal Goddard High Resolution Spectrograph (GHRS) e dello Space Telescope Imaging Spettroscope (STIS) a bordo dello Hubble Space Telescope. L’indentificazione dell’appartenenza delle densità rilevate alla sola LIC (tra noi e le 32 stelle esaminate si frappongono numerose altre nubi interstellari) è garantita dalla misura della velocità relativa della LIC che deriva dalla determinazione del red-shift permessa da misure spettroscopiche effettuate da terra sulle linee di assorbimento del calcio.


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