Nell’immagine è visualizzata la distribuzione degli sforzi di taglio sulle pareti (wall shear stress) del tratto addominale dell’aorta
inquadrato da due diversi punti. I colori codificano per l’intensità
degli sforzi, come è indicato dalla scala cromatica disegnata sulla
destra.
In fisica, per sforzo si intende la forza trasmessa
per unità di superficie che viene a prodursi su un certo punto in
risposta a una determinata sollecitazione. Nell’apparato circolatorio,
mentre le variazioni di pressione (definita tecnicamente come sforzo
normale alla superficie nel punto di contatto) producono la distensione
delle pareti dei vasi, le variazioni di sforzo di taglio
(sforzo diretto trasversalmente alla normale alla superficie) sono
collegate alle modificazioni della dinamica dei fluidi a livello
dell'endotelio, cioè del tessuto costituito dalle cellule che ricoprono
l'interno delle pareti.
Se la pressione arteriosa varia soprattutto
in funzione della costrizione dei vasi (che aumenta man mano che si
scende verso i capillari) e della gittata cardiaca
(cioè del volume di sangue al minuto che il ventricolo sinistro pompa
nell'aorta) e varia con continuità rimanendo mediamente la stessa sulle
pareti delle diverse regioni di ogni singolo vaso, gli forzi di taglio,
come mostra l’immagine, variano considerevolmente a seconda delle
diverse regioni di ciascun vaso. Oltre che alla viscosità del sangue,
gli sforzi di taglio sono infatti collegati alla geometria dei vasi e
alla direzione e velocità del flusso sanguigno.
Per la precisione, sono direttamente proporzionali al flusso e alla
viscosità del sangue e inversamente proporzionali al cubo del raggio
del vaso.
Le cellule che formano l’endotelio dei vasi sanguigni “sentono” gli
sforzi di taglio, modificando di conseguenza l’espressione dei loro
geni.
Un incremento dello stato di sforzo di taglio porta a un rimodellamento
del vaso, che tende ad allargarsi per riportare lo sforzo di taglio ai
valori precedenti (la dipendenza dal cubo del raggio fa sì che basti
poco perche questo si verifichi). Se invece lo sforzo di taglio è basso
e oscillante a causa di vorticità e ristagni, ci sarà una maggiore
proliferazione delle cellule della parete, un’incremento della
permeabilità del tessuto, la formazione di sacche lipidiche
(colesterolo a bassa densità), e altri processi che contribuiscono alla
formazione della placca aterosclerotica.
Le immagini si riferiscono all’aorta di una paziente (affetta da una
rara malattia del sistema circolatorio) di cui occorre seguire lo
spessore e la funzionalità della parete dei grandi vasi. La geometria
delle arterie è stata ricavata dai dati rilevati mediante un esame di risonanza magnetica (MRI). Per questa ricostruzione si è utilizzato un programma dedicato denominato VMTK (Vascular Modeling Toolkit).
Altri esami clinici hanno fornito la velocità del flusso sanguigno
nellíaorta (e nelle arterie in cui questa si dirama) e la viscosità del
sangue.
Tutti questi dati sono stati utilizzati come “condizioni al contorno” di una simulazione di fluidodinamica computazionale (CFD),
considerando il sistema come una cavità attraverso cui fluisce un
liquido con certi parametri fisici di viscosità e densità. La
simulazione è stata progettata per analizzare il comportamento del
sangue allíinterno del vaso e per prevedere dove il vaso potrà
ispessirsi.
In vista di questo specifico scopo, la complessità del
modello è stata dimensionata alla precisione con cui potevano essere
determinate le condizioni al contorno della simulazione. Dato che
queste derivano da esami clinici che non possono essere effettuati con
continuità (e che quindi il modello deve considerare stabili valori che
continuano a oscillare), si è rinunciato a correlazioni (come per
esempio il variare dell’ematocrito in funzione della velocità del
flusso sanguigno) che avrebbero complicato il modello oltre la
possibilità di controllarne la significatività dei risultati. Per non
complicare troppo la simulazione, si è anche deciso di considerare le
pareti delle arterie come anelastiche.
La fluidoninamica computazionale deriva dalla soluzione di un sistema
di equazioni alle derivate parziali che, basandosi sulle leggi del moto
di Newton, determinano l'andamento dei valori della velocità nei flussi
dei liquidi.
Da un punto di vista matematico, queste equazioni per il moto di un
fluido viscoso incomprimibile (dette equazioni di Navier-Stokes perché
si devono all'ingegnere francese Claude-Louis-Marie Navier e al
matematico britannico George Gabriel Stokes) erano già disponibili
dall'inizio del XIX secolo. Siccome però queste equazioni devono essere
risolte per ogni punto e per ogni istante di tempo, non era di fatto
possibile analizzare e prevedere il comportamento di un flusso. Il
recente sviluppo della fluidodinamica computazionale, oltre che
all'aumento della potenza di calcolo a cui si è assistito negli ultimi
decenni con la miniaturizzazione dei processori, si deve anche alle
tecniche di soluzione delle equazioni in configurazioni geometriche
complesse, rese possibili dallo sviluppo dei metodi numerici avvenuto
durante il XX secolo (differenze finite, volumi finiti, elementi
finiti). La tecnica di calcolo utilizzata per questa simulazione è
quella denominata agli elementi finiti.
Controluce è una raccolta di immagini scientifiche provenienti dai laboratori di ricerca.
La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.
Le immagini di Controluce vengono scelte e descritte da Ulisse con un lavoro di confronto e di dialogo con gli scienziati che le hanno prodotte. Si tratta di immagini che nascono direttamente dall'attività di ricerca, ma che hanno un alto potenziale comunicativo anche per un pubblico più ampio.