NASA, ESA
Ravi Sankrit e William P. Blair, Johns Hopkins University, Baltimore (MD)
Resto della Supernova di Keplero (SN 1604)
Resto della supernova di Keplero (SN 1604)
La supernova SN 1604 fu osservata per la prima volta la notte del 9 ottobre del 1604. Appariva come un oggetto luminoso quanto un pianeta, ma restava fisso come una stella in direzione della costellazione del Serpentario (Ophiuchus) e, anche se già dal novembre 1604 divenne molto meno luminoso, rimase comunque visibile a occhio nudo per un periodo di circa 18 mesi.
Ciò che resta di questa supernova occupa oggi una regione di 14 anni luce di diametro alla distanza di circa 15000 anni luce dalla Terra: una enorme sfera di polveri e gas che si espande a una velocità di 2000 km/s.
Johann Kepler cominciò a osservarla solo la notte del 17 ottobre (più di una settimana dopo la prima osservazione), ma lo fece tanto attentamente e sistematicamente che SN 1604 è oggi nota come la sua stella.
Si trattava effettivamente di una occasione di studio molto speciale, perché da allora all'interno della nostra Galassia non è stata più osservata nessun'altra supernova.
Il resto di SN 1604 è tuttora una preziosa fonte di informazioni sull'evoluzione di una supernova. Non è però ancora chiaro da quale tipo di stella si sia originata l'esplosione.
Ai diversi colori dell'immagine corrispondono regioni di diversa temperatura. Mentre il colore verde indica la radizione X a più bassa energia (emessa dalla materia localizzata nelle regioni più dense all’interno del “guscio” formato dai materiali scaraventati nello spazio dall’esplosione), il colore blu evidenzia gli elettroni ad alta energia prodotti dall’onda d’urto con le regioni più dense di gas interstellare, regioni che appaiono anche colorate in giallo. Il rosso indica la temperatura relativamente fredda delle polveri che accompagnano l'onda.\t
Fotografia astronomica in multifrequenza
L'immagine principale raccoglie e combina i dati rilevati da tre diversi telescopi spaziali su diverse bande di frequenza dagli X agli infrarossi, come indicato nell'immagine associata.
I dati sulle bande degli X sono stati raccolti dal Chandra X-ray Observatory, un telescopio spaziale che registra la radiazione X emessa dai corpi celesti più caldi, radiazione che risulta invisibile dagli osservatori terrestri, in quanto è quasi interamente schermata dalla nostra atmosfera.
La radiazione sulle bande della luce visibile è stata raccolta dalla Advanced Camera for Surveys (ACS), uno strumento montato sullo Hubble Space Telescope (HST). La ACS ha una alta risoluzione e copre una vasta gamma di frequenze attorno a quelle della luce visibile, dall’ultravioletto fino all’infrarosso vicino. La radiazione emessa su tutte le bande dell'infrarosso vicino è stata invece registrata con il telescopio spaziale Spitzer Lanciato nell’agosto del 2003, questo telescopio segue un’orbita eliocentrica (con un periodo di 372 giorni, a “traino” della Terra) osservando il cielo dallo spazio (evitando quindi del tutto le interferenze dell’atmosfera e del calore terrestre), con una risoluzione molti ordini di grandezza superiore ai precedenti telescopi spaziali a infrarossi.

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