La radiazione infrarossa, così chiamata dopo che Johann Ritter scoprì la luce ultravioletta, è stata rivelata per la prima volta attorno all'anno 1800 dall'astronomo William Herschel. La scoperta avvenne nel corso di un esperimento per misurare la temperatura della luce dei diversi colori dello spettro, durante il quale Herschel casualmente si accorse che al di sotto del rosso c'era una zona non illuminata, ma più calda di tutte le altre che apparivano bagnate dalla luce.
Mentre la luce ultravioletta impressiona tutti i materiali fotografici ed è quindi molto facile da registrare, la radiazione infrarossa, all'estremità opposta dello spettro, è stata fotografata la prima volta solo all'inizio degli anni 30, grazie alla scoperta di nuovi coloranti. Le normali pellicole e lastre fotografiche non sono infatti sensibili all'infrarosso. Oggi comunque esistono in commercio vari tipi di pellicole sensibili agli infrarossi. Alcune di queste, utilizzate soprattutto nel telerilevamento aereo e dallo spazio, permettono di realizzare immagini in falsi colori: la clorofilla appare magenta, la pelle umana verdastra (NB: uesti falsi colori non vanno confusi con quelli della
termografia, perché nel caso delle immagini termografiche la scala cromatica è arbitraria e serve a distinguere dei valori che corrispondo all'emissione termica dei corpi fotografati, mentre nel caso della fotografia all'infrarosso si tratta del modo in cui vengono registrate dalla pellicola le diverse bande della radiazione riflessa dagli oggetti). Altre pellicole, pancromatiche, producono immagini in bianco e nero (come quelle presentate nelle figure) e mostrano anche queste una realtà molto diversa da quella che vediamo attraverso la retina. Naturalmente, il negativo delle pellicole sensibili agli infrarossi non è sensibile solamente a questa radiazione invisibile, ma anche alla luce di tutti i colori dello spettro (e principalmente ai raggi azzurri). Per questa ragione, per fare risaltare la riflessione della radizione infrarossa occorre applicare dei filtri che blocchino questi altri colori. Ciò è soprattutto necessario quando la fotografia viene utilizzata a fini scientifici o diagnostici per rivelare cioè particolari strutture invisibili a occhio nudo..
Le principali applicazioni biomediche della fotografia all'infrarosso sono in angiologia, dermatologia e oftalmologia. La luce infrarossa penetra infatti alcuni millimetri all'interno della cute Nella foto del volto si notano per esempio dettagli come la crescita di peli invisibile in luce visibile.