Gigi Williams,Educational Resource Centre, Women's & Children's Health (WCH), Melbourn (AU)
Pelle scura? (dettaglio)
Pelle scura?
Il volto di un giovane indiano (con il dettaglio dell'occhio destro, nella seconda foto), appare molto diverso se fotografato in luce visibile (foto a sinistra) e all'infrarosso riflesso (foto a destra).Il colore della pelle (come quello degli occhi e dei capelli) dell'uomo è dovuto alla presenza di un particolare pigmento composto soprattutto di melanine, molecole che derivano dal metabolismo della tirosina. Più pigmento c'è, più la pelle appare scura ai nostri occhi. Vista all'infrarosso la pelle che appare scura nel visibile appare invece decisamente chiara. Il colore degli oggetti corrisponde infatti alla radiazione che non viene assorbita dalle loro superfici. Mentre la pelle ricca di melanina assorbe bene le bande a frequenza più alta della luce visibile, riflettendo invece gran parte della luce sulle bande a più bassa frequenza, le frequenze più. Cosa che spiega tra l'altro come mai le pelli più ricche di melanina si trovino nelle popolazioni originarie dei paesi più caldi. La copertura fornita da questo pigmento non solo protegge le cellule della pelle dall'effetto della radizione ultravioletta, ma impedisce anche che troppo calore sia trasmesso all'interno del corpo.
Fotografia all'infrarosso riflesso
La radiazione infrarossa, così chiamata dopo che Johann Ritter scoprì la luce ultravioletta, è stata rivelata per la prima volta attorno all'anno 1800 dall'astronomo William Herschel. La scoperta avvenne nel corso di un esperimento per misurare la temperatura della luce dei diversi colori dello spettro, durante il quale Herschel casualmente si accorse che al di sotto del rosso c'era una zona non illuminata, ma più calda di tutte le altre che apparivano bagnate dalla luce.
Mentre la luce ultravioletta impressiona tutti i materiali fotografici ed è quindi molto facile da registrare, la radiazione infrarossa, all'estremità opposta dello spettro, è stata fotografata la prima volta solo all'inizio degli anni 30, grazie alla scoperta di nuovi coloranti. Le normali pellicole e lastre fotografiche non sono infatti sensibili all'infrarosso. Oggi comunque esistono in commercio vari tipi di pellicole sensibili agli infrarossi. Alcune di queste, utilizzate soprattutto nel telerilevamento aereo e dallo spazio, permettono di realizzare immagini in falsi colori: la clorofilla appare magenta, la pelle umana verdastra (NB: uesti falsi colori non vanno confusi con quelli della termografia, perché nel caso delle immagini termografiche la scala cromatica è arbitraria e serve a distinguere dei valori che corrispondo all'emissione termica dei corpi fotografati, mentre nel caso della fotografia all'infrarosso si tratta del modo in cui vengono registrate dalla pellicola le diverse bande della radiazione riflessa dagli oggetti). Altre pellicole, pancromatiche, producono immagini in bianco e nero (come quelle presentate nelle figure) e mostrano anche queste una realtà molto diversa da quella che vediamo attraverso la retina. Naturalmente, il negativo delle pellicole sensibili agli infrarossi non è sensibile solamente a questa radiazione invisibile, ma anche alla luce di tutti i colori dello spettro (e principalmente ai raggi azzurri). Per questa ragione, per fare risaltare la riflessione della radizione infrarossa occorre applicare dei filtri che blocchino questi altri colori. Ciò è soprattutto necessario quando la fotografia viene utilizzata a fini scientifici o diagnostici per rivelare cioè particolari strutture invisibili a occhio nudo..
Le principali applicazioni biomediche della fotografia all'infrarosso sono in angiologia, dermatologia e oftalmologia. La luce infrarossa penetra infatti alcuni millimetri all'interno della cute Nella foto del volto si notano per esempio dettagli come la crescita di peli invisibile in luce visibile.

descrivere cambi descrivere oggetti descrivere posti guardare dentro guardare vicino guardare lontano pensare spazi pensare elementi pensare relazioni

Controluce è una raccolta di immagini scientifiche provenienti dai laboratori di ricerca.

La scienza procede per modelli e anche per immagini. L'osservazione dei fenomeni, gli esperimenti di laboratorio, l'intuizione matematica, le simulazioni al computer utilizzano in molti casi la sintesi e la capacità evocativa di un'immagine. Sopratutto, le immagini sono un irrinunciablile ingrediente della comunicazione della scienza, sia interna che esterna a una certa disciplina.

Le immagini di Controluce vengono scelte e descritte da Ulisse con un lavoro di confronto e di dialogo con gli scienziati che le hanno prodotte. Si tratta di immagini che nascono direttamente dall'attività di ricerca, ma che hanno un alto potenziale comunicativo anche per un pubblico più ampio.

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