La mappa è stata realizzata nell'ambito di un'indagine guidata da Margaret Geller e John Huchra dello
Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) su circa 24 000 galassie distribuite su tutto il cielo, con la sola esclusione delle regioni nascoste dalle polveri, dal gas e dalle stelle della nostra galassia. La forma a doppia piramide del settore raffigurato in figura è appunto dovuta all’¡Çoscuramento prodotto dal disco della nostra galassia. La difficoltà di realizzare la mappa sta nella determinazione delle distanze dalla nostra galassia: tanto più un oggetto celeste è lontano dal punto da cui lo si osserva, tanto più difficile è sapere quanto è grande questa distanza, se non se ne conoscono le dimensioni e la luminosità assoluta. Le galassie rappresentate come punti in questa figura distano dalla nostra galassia vari miliardi di anni luce. Su queste scale di grandezza, le tecniche usate per la determinazione delle distanza delle stelle in astronomia galattica non sono più utilizzabili.
La struttura rappresentata nell'immagine segue l'osservazione e non è basata su un modello dell'Universo. L' unica base cosmologica dell' osservazione è la teoria del Big Bang.
Le misure sulle quali si basa questa mappa dell'universo sono state infatti realizzate a partire dalla velocità di allontanamento delle galassie secondo la legge di Hubble. Questa legge, scoperta da Edwin P. Hubble attorno al 1940, correla difatti la distanza delle galassie con la loro velocità di allontanamento e trova la sua naturale spiegazione nell'ambito della teoria dell'universo in espansione. Grazie a questa legge, si può calcolare la distanza delle galassie analizzando le righe spettrali della luce da loro emessa. Lo spostamento verso il rosso (red-shift) delle righe dello spettro indica infatti la velocità di allontanamento e quindi la distanza delle galassie. Poiché le righe spettrali sono influenzate anche dal moto delle galassie, oltre che dall'espansione dell'Universo, la precisione con cui si può determinare la distanza non è normalmente migliore di un mega-parsec (3,26 milioni di anni luce). Dopo l' osservazione, si è cercato di sviluppare modelli che la spiegassero, immaginando un universo disomogeneo in cui le strutture si formano gerarchicamente.