La tossicità della trielina

Libro

Buongiorno.

Tempo fa ho comprato alcuni libri usati. Il libraio ha l'abitudine di ripulire le vecchie copertine con quella che definisce "trielina". Che io sappia si tratta di un prodotto fuori commercio e sospetto cancerogeno.

Ho lasciato i libri in disparte per qualche giorno, in una stanza che viene spesso arieggiata. È sufficiente?

Quanto tempo impiega il tricloroetilene ad evaporare dalla superficie degli oggetti? E il tetracloroetilene?

Credo che il secondo prodotto abbia sotituito il primo nell'uso commerciale della parola trielina, ma non ne sono sicura.

Vi ringrazio per l'attenzione.

Arianna Canalini
4 novembre 2010

La trielina (nome scientifico tricloroetilene) è un composto organico insaturo ottenuto industrialmente da alogenuri alchilici ossidati a caldo (300°C circa) con calce spenta o cloruro di bario su carbone attivo.

Trielina 1

HClC=CCl2
La trielina è un composto liquido, limpido, incolore, di odore pungente, non infiammabile, non esplosivo e tossico. Abbastanza stabile, può decomporsi, non troppo velocemente, per effetto della luce solare diretta e in presenza di ossigeno, sviluppando il gas cloruro d'idrogeno. Al di sotto dei 100°C non reagisce con l'acqua che anzi, in fase di stoccaggio, può essere posta in superficie come sottile strato protettivo per preservarla dall'aria.

Nonostante la presenza nella molecola dei tre atomi di cloro che ne innalzano notevolmente il peso molecolare, la trielina è abbastanza volatile e bolle, alla pressione ordinaria, alla temperatura di 86,7°C. I suoi vapori sono molto densi e pesano, a parità di volume, ben quattro volte e mezza più dell'aria e ristagnano dunque al suolo. La qual cosa ne sconsiglia l'uso industriale o tecnico in scantinati o locali interrati che ne verrebbero saturati anche a finestre aperte.
Il tetracloroetilene o percloroetilene è un composto molto simile alla trielina avendo un atomo di cloro in più in sostituzione dell'idrogeno. Più stabile e denso della trielina, ha punto di ebollizione superiore (121,1°C) e odore gradevole. Trova largo impiego nel lavaggio a secco dei capi di abbigliamento come solvente e sgrassante a vapore per cere, catrame, paraffina, caucciù, gomma. 

Trielina 2

Cl2C=CCl2

Come la trielina anche il percloroetilene può essere usato come mezzo trasportatore di calore, ma, in più, esso trova impiego in medicina come vermifugo e nell'industria alimentare per la conservazione della frutta (allo scopo di rallentarne la formazione di muffe e marciumi) solo, o, più frequentemente, in miscela con altre sostanze quali, ad esempio, l'anidride solforosa.
La trielina, il percloroetilene, la benzina avio e altri idrocarburi leggeri (denominati genericamente etere di petrolio, ma che nulla hanno a che vedere con gli eteri che sono una classe ben definita di composti contenenti ossigeno) si trovano in commercio, come prodotti per la pulizia, in tre principali forme: liquidi, formati da miscele trasparenti commercializzate come smacchiatori generici per solubilizzare grassi e sostanze apolari. Emulsioni acquose, bianche di aspetto lattiginoso, contenenti anche saponi che, oltre alla normale azione detergente agiscono da emulsionanti e stabilizzano dunque la fase organica e paste (od anche bombolette spray) nelle quali i citati solventi organici sono mescolati con polveri assorbenti quali l'ossido di magnesio, polvere di cellulosa, terra di diatomee, ecc. in grado di assorbire lo sporco sciolto dal solvente organico e che, dopo l'evaporazione, saranno facilmente asportate meccanicamente con un semplice colpo di spazzola.
L'esperienza d'uso di una o più di tali forme di smacchiatore ci suggerisce che, sia la trielina che il percloroetilene, sono abbastanza volatili e dunque, anche se usati direttamente in forma liquida (quella che dà luogo ai maggiori sprechi) evaporano in un tempo misurabile in minuti. L'alta densità mantiene i loro invisibili ma odorosi vapori al suolo, ma un uso moderato non consentirà certo alcun accumulo, lasciando completamente libero il locale alla prima finestra aperta. Ben diverso sarebbe rompere un termometro clinico a mercurio in una stanza di casa: i vapori del mercurio liquido saturerebbero l'aria e, data la bassissima tensione di vapore del metallo liquido, le invisibili goccioline sferiche continuerebbero a produrre vapori per lunghissimo tempo a dispetto di una ripetuta normale aerazione.
L'uso saltuario combinato o meno dei due solventi clorurati nei prodotti per smacchiare e sgrassare non determina di norma tossicità acuta dato l'esiguo quantitativo impiegato. Una esposizione prolungata a quantitativi moderati ha provocato sintomi simili all'ebbrezza da alcool. Ad alte concentrazioni sono stati segnalati effetti narcotici simili a quelli del cloroformio. Disturbi e danni epatici sono probabilmente da collegare a prolungata e massiva esposizione in ambienti di lavoro non opportunamente aerati.

Trielina 3

Mentre non è dimostrato che la trielina sia fattore di rischio cancerogeno, è certo che i composti organici clorurati quali il cloroformio, il DDT (vedi figura) ecc., si accumulano nei tessuti adiposi ed occorre dunque ridurne l'uso indiscriminato laddove possibile.


Franco Privitera ITIS G. Segato, Belluno
Keywords: salute e scienza

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