Per rispondere alla prima domanda, devo prendere l’argomento un po’ alla lontana. Come tutti gli isotopi radioattivi, anche i prodotti di fissione immessi nell’ambiente come conseguenza dell’incidente di Chernobyl, erano caratterizzati ciascuno dal proprio tempo di dimezzamento. Per esempio uno di questi prodotti, l’isotopo dello Iodio indicato dal simbolo I131, ha un tempo di dimezzamento di circa 8 giorni: ciò significa che se nell’ambiente erano stati immessi al momento dell’incidente N atomi, dopo 8 giorni ne rimaneva solo la metà, dopo altri 8 giorni ¼, e così via.Tenendo conto che l’incidente è avvenuto a fine aprile del 1986, vuol dire che sono passati quasi 24 anni, cioè circa 8700 giorni, il che corrisponde a più di mille tempi di dimezzamento. Il numero di atomi di I131 si è dimezzato più di mille volte, cioè è diminuito di un fattore superiore a 21000.Per grande che fosse inizialmente, la radioattività dovuta a I131 attualmente non è più rivelabile; allo stesso modo, un oggetto che fosse stato contaminato, non lo sarebbe più.
Però uno dei prodotti di fissione più importanti è l’isotopo del metallo alcalino Cesio, indicato come Cs137, che ha un tempo di dimezzamento molto più lungo, cioè di circa 30 anni.In questo caso quindi, la radioattività iniziale dovuta a Cs137 non si è ancora neanche dimezzata, e un oggetto contaminato risulterebbe ancora radioattivo.
Provo allora a esaminare qualche ipotetico percorso per la contaminazione di un tipico oggetto da mercatino: una matrioska di legno. Se la matrioska era già fabbricata al momento dell’incidente, può essere stata esposta alla ricaduta del materiale radioattivo, che in questo caso si è fermato in superficie. L’esposizione all’aria negli anni successivi non elimina la contaminazione, che invece può essere asportata semplicemente maneggiando l’oggetto: è chiaro che chi maneggia è esposto alle radiazioni, e può anche inalare il materiale radioattivo (allo stesso modo in cui chi spolvera qualunque oggetto può inalare una piccola quantità di polvere). Se la matrioska viene fabbricata con legno proveniente da alberi cresciuti su un suolo contaminato, e che quindi hanno assorbito isotopi radioattivi attraverso le radici, allora il legno stesso risulta radioattivo, e il materiale radioattivo non è solo in superficie e non può essere asportato con un semplice maneggiamento. Prima che la richiedente si precipiti a buttar via la sua collezione, vorrei precisare che le radioattività in gioco sarebbero comunque molto basse, a meno che uno non sia così sfortunato da aver acquistato un souvenir in legno proveniente da un albero cresciuto a pochi km dalla centrale negli anni immediatamente dopo l’incidente!
Comunque, e così vengo alla seconda domanda, se ci sono dei dubbi (e con i bambini coinvolti è bene che i dubbi vengano chiariti) non è difficile eseguire un esame strumentale. Io personalmente ricordo che nel 1986 i miei studenti del corso di laboratorio di fisica hanno studiato con molta attenzione e imparato molto bene la spettroscopia gamma, cioè quel tipo di analisi che serve proprio per misurare la radioattività individuando l’isotopo che la produce. Questo perché portavano loro da casa i campioni da analizzare (verdure dell’orto, terra dei vasi di gerani, funghi raccolti nei boschi…) e volevano verificare se e quanto erano radioattivi. Se la richiedente vuole essere sicura, penso che possa ottenere dall’Arpa o da un dipartimento universitario una prova velocissima (e credo gratuita) con un contatore Geiger, che metta in evidenza l’eventuale presenza di radioattività oltre il livello di fondo naturale. Nel caso malaugurato di risposta affermativa, una successiva misura di spettroscopia gamma potrebbe fornire un risultato più quantitativo e dettagliato.