Prevenire i terremoti

Terremoto all'Aquila

Ultimamente si fa un gran parlare della possibilità di previsione dei terremoti, e in particolare della teoria di un certo Raffaele Bendandi che gli averebbe permesso di prevedere molti dei sismi che colpirono l'Italia e il mondo nella prima metà del XX secolo e oltre (si veda http://www.itacomm.net/EQL/engbent1908.pdf). Se ho ben capito la teoria sismologica di Bendandi è basata sull'assunto che i terremoti sono assimilabili ad effetti mareali scaturiti dall'interazione gravitazionale della terra col resto del sistema solare. Purtroppo in rete non si riesce a trovare nulla di preciso su questa teoria, ma ho notato che viene ritenuta da molti infondata, senza che però nessuno di questi detrattori dia argomentazioni specifiche e di carattere tecnico a supporto delle loro opinioni (atteggiamento che mi pare tutt'altro che scientifico). Mi rivolgo dunque a voi nella speranza di ottenere maggiori dettagli tecnici che diano credito o meno a questa teoria.

Salvatore Castrignano
9 febbraio 2010

La domanda posta dal lettore ripropone la problematica, sempre attuale in occasione di forti terremoti distruttivi, se gli eventi sismici siano prevedibili, con l’anticipo e l’affidabilità necessari per mettere in salvo le popolazioni che vivono nelle aree a rischio. Prima di affrontare la questione sulla cosiddetta “teoria di Bendandi”, è bene chiarire che, perché la predizione di un terremoto sia efficace, cioè ci permetta di mitigare gli effetti  disastrosi sulla popolazione e sull’ambiente costruito, essa deve fornire con largo anticipo il tempo origine dell’evento, il luogo in cui esso si produrrà e soprattutto quale sarà la sua magnitudo.

Ma ciò non basta. Perché la previsione sia realmente utilizzabile, la stima di questi parametri deve essere accompagnata da una valutazione del loro grado di incertezza, che consenta, ad esempio, di prendere decisioni, essendo consapevoli della possibilità di incorrere in mancati o falsi allarmi. Anche questi ultimi, infatti, potrebbero generare disagi, perdite economiche considerevoli e ripercussioni nel  medio termine sulla vita economica e sociale della comunità interessata.

Negli ultimi decenni, la vasta sperimentazione condotta a scala mondiale, con l’obiettivo di identificare e misurare molteplici segnali precursori dei terremoti (non solo le variazioni di marea terrestre, su cui si basa la “teoria di Bendandi”) ha prodotto risultati fallaci e contraddittori, e nessuno dei metodi o degli indicatori proposti per la previsione dei terremoti ha dimostrato di essere statisticamente affidabile, nel rapporto tra le previsioni riuscite e quelle mancate. Recentemente Cicerone et al. (2009) hanno pubblicato una compilazione completa e sistematica di un gran numero di precursori sismici , delle osservazioni a loro correlate e della, purtroppo non incoraggiante, statistica circa la loro affidabilità.

Sulla base di questi elementi e dei requisiti necessari per una previsione efficace, dobbiamo riconoscere che predire un terremoto oggi non è possibile, e forse non lo sarà neanche in un futuro prossimo.

La natura imprevedibile del fenomeno “terremoto” deriva dal gran numero di variabili che determinano l’innesco, la propagazione e l’arresto della frattura di grossi volumi di roccia che ne è la causa. Le molteplici osservazioni sismologiche e geologiche delle fratture sismiche rivelano che negli istanti iniziali tutti i terremoti si somigliano, mentre la loro dimensione finale e quindi la loro effettiva capacità distruttiva è controllata dalle modalità con cui si evolve la frattura e dalle caratteristiche di fragilità delle rocce in cui essa si propaga. Ciò vuol dire che, sebbene gli studi sulla sismicità storica e strumentale, ci consentono di individuare le aree, sedi potenziali di futuri terremoti, predire esattamente il tempo di occorrenza di un terremoto e la sua magnitudo può non essere mai possibile.

Venendo alla “teoria di Bendandi” a cui fa riferimento il lettore, la prima cosa da dire è che in realtà non esiste una formulazione documentata ed esauriente della suddetta, né da parte dell’autore ne da parte dei suoi sostenitori. Non è chiaro, ad esempio, quali siano le elaborazioni che conducono alla previsione a partire dalle osservazioni delle maree. Ciò rende impossibile argomentare circa la sua validità, non consentendo la riproducibilità degli esperimenti di Bendandi e la verifica incrociata da parte di altri ricercatori delle teorie da lui proposte.

Si presume che la “teoria di Bendandi” si fondi sull’osservazione e la modellazione delle maree terrestri che, producendo una deformazione della superficie terrestre, potrebbero essere la causa di fenomeni di frattura nelle rocce e quindi di terremoti.  La correlazione tra il tempo di occorrenza dei terremoti e le perturbazioni gravitazionali sulla Terra dovute all’attrazione della Luna e del Sole sono oggetto di studio della comunità sismologica da più di un secolo. Tuttavia, le forze prodotte dalle maree terrestri sono generalmente di piccola entità e risulta difficile calcolare le variazioni necessarie alla produzione di fratture sismiche. La correlazione marea terrestre – terremoti si osserva essere nulla o molto debole per eventi sismici crostali, mentre risulta evidente per eventi superficiali in aree di subduzione (ma solo in caso di maree di grossa ampiezza) e micro-terremoti che accadono in aree vulcaniche o idrotermali (Cochran et al. Science 2004). Mentre i meccanismi che determinano la correlazione tra i picchi di marea terrestre ed i terremoti sono spiegabili in termini di variazioni di sforzo indotto su superfici di
faglia prossime al punto di rottura, l’applicabilità di questi concetti ed osservazioni per fini di predizione dei terremoti è attualmente impraticabile, vista l’impossibilità di identificare con la dovuta accuratezza il tempo origine, la magnitudo ma soprattutto il luogo dove il terremoto può essere generato, cioè le faglie o i sistemi di faglie sui cui le variazioni di sforzo indotte dai picchi di marea potrebbero innescare fenomeni di frattura.

Riferimenti bibliografici

Robert D. Cicerone, John E. Ebel, James Britton, 2009. A systematic compilation of earthquake precursors. Tectonophysics, 476, 371-396.


E. S. Cochran and J. E. Vidale and S. Tanaka 2004. Earth tides can trigger shallow thrust fault earthquakes. Science (Science) 306 (5699):1164–1166. doi:10.1126/science.1103961.

Aldo Zollo Dipartimento di Fisica (RISSC-Lab), Università di Napoli "Federico II"
Keywords: sismologia

© Copyright SISSA - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati - Trieste (Italy) - 2001-2011