Per descrivere quantitativamente la convenienza energetica si usa il Tempo di Ritorno Energetico, di solito indicato nella letteratura tecnica con l‘acronimo EPBT (Energy PayBack Time).
Questo indice è espresso dal numero di anni in cui il modulo deve funzionare per restituire l’energia che è servita per costruirlo. Ovviamente l’energia necessaria a costruire un certo modulo dipende dalle sue caratteristiche: i moduli in silicio monocristallino richiedono più energia di quelli in film sottile, però poi l’efficienza di conversione (rapporto fra la potenza elettrica erogata e la potenza solare incidente) è maggiore nei primi che nei secondi.
Dai dati di letteratura che tengono conto di tutti questi fattori ed eseguono delle analisi estese a tutto il ciclo di vita del modulo, aggiornati ad aprile 2009, risulta quanto segue:
Nelle zone a insolazione bassa (circa 1000kWh/m2 di radiazione solare annua) l’EPBT va da poco più di due anni a circa quattro anni e mezzo, a seconda del tipo di modulo.
Nelle zone ad insolazione alta (circa 1800 kWh/m2) l’EPBT nel migliore dei casi scende a poco più di un anno.
Siccome la durata di vita di un qualunque discreto modulo in commercio è compresa fra 25 e 30 anni , risulta chiaro che il modulo FV si ripaga ampiamente dal punto di vista energetico.
Personalmente sono abbastanza sicuro che nella prossima valutazione, eseguita dagli stessi gruppi che hanno fornito i dati di cui sopra, l’EPBT sarà sceso nei casi più favorevoli sotto l’anno.
D’altra parte, è anche comprensibile che circolino ancora dubbi, a volte anche tra addetti ai lavori, perché effettivamente solo da qualche anno la produzione di moduli FV è diventata un’attività industriale su grande scala.Per i primi moduli usati per le missioni spaziali americane, che usavano celle costruite sostanzialmente in laboratorio e con gli stessi materiali usati per i dispositivi elettronici, è plausibile che l’EPBT fosse maggiore della vita utile, ma in quel caso non era assolutamente importante!
Concludo con una piccola nota personale. Ho in atto con un collega del Politecnico di Milano una scommessa: sostengo che nel 2013 l’energia elettrica FV in Italia raggiungerà la “grid parity”, cioè il kWh FV immesso in rete avrà un costo equivalente a quello del kWh da centrali convenzionali. Se il gentile richiedente vuole unirsi alla scommessa è bene accetto (si tratta solo di una cena…).
É
possibile leggere la relazione che ho fatto al convegno AIGE 2009 da cui sono presi i dati che cito.