Immagino che per caldo non s'intenda qui la temperatura, perché la risposta sarebbe ovvia: la fiamma del fiammifero ha una temperatura più alta. La temperatura di combustione dipende dalla composizione della capocchia che contiene composti del fosforo, ossidanti e materiali che regolano la velocità di accensione. Molto genericamente si può dire che la temperatura di accensione sta intorno ai 300°C e quella della fiamma va intorno agli 800°C. Invece in una situazione tipica in un termosifone ad acqua il liquido riscaldante ha una temperatura di 70-80°C e la superficie metallica esterna ha 50-60°C.
Rispondo nell’ipotesi che con “caldo” si volesse intendere la capacità istantanea che hanno i due oggetti di trasferire energia e quindi di “fare caldo” nell’ambiente intorno ad essi. Ciò avviene per irraggiamento e, nel termosifone soprattutto, per convezione. Le case costruttrici di termosifoni indicano il valore nominale di potenza emessa da un certo tipo di radiatore quando lavora in condizioni di temperatura standard. A parità di altri parametri essa dipende dall’area della superficie utile del radiatore che in genere ha un valore elevato rispetto alla superficie del volume occupato dal calorifero. Il valore nominale va poi corretto in base ai valori effettivi di funzionamento delle temperature del liquido riscaldante e della superficie utile del termosifone, e, soprattutto, in base alla differenza fra la temperatura del termosifone e quella dell’ambiente esterno. Un valore abbastanza tipico per un normale termosifone ad acqua calda di media grandezza può essere 700-800 Joule in un secondo di tempo. Per quanto riguarda il fiammifero bisogna conoscere le caratteristiche della sua fiamma. Per studiare il comportamento delle fiamme e la relativa emissione di energia si usano complicati modelli che tengono conto sia dell’altezza che del volume della fiamma, della specifica reazione chimica di combustione e dello stato di turbolenza dei gas prodotti. In una serie di esperimenti si è misurato un valore di 75 Joule di energia emessa in un secondo dalla fiamma di un normale accendino: un decimo di quella di un radiatore di media grandezza in stato normale di funzionamento. Molto inferiore sì, ma concentrata in una superficie enormemente inferiore a quella del calorifero il che spiega le temperature diverse che si percepiscono mettendo il dito immediatamente vicino ad un radiatore e alla fiamma di un accendino.