Se esiste una corrispondenza biunivoca tra i punti di una retta e i numeri reali, e in analisi infinitesimale il concetto di "punto" viene sostituito da quello di "intervallo infinitesimo", ha senso parlare di "numeri"?
La corrsipondenza tra numeri reali e punti di una retta è universalmente nota, oltre che molto intuitiva. Inoltre tutte le proprietà dei numeri reali trovano immediato riscontro in una facile interpretazone geometrica.
Il concetto di intervallo infinitesimo nasce quando si introduce il concetto di derivata di una funzione e non sostituisce quello del punto: è la variazione di un punto sulla retta (da non confondere con il punto stesso) a definire l'intervallo infinitesimo, che va rapportato la variazione della funzione in esame. Ad esempio, per definire la velocità istantanea di un punto materiale P(t) che all'istante t0 si trova in posizione P0, si considera un intervallo infinitesimo di tempo dt, cui corrisponde una variazione infinitesima di spazio ds.
Si ha dunque v(P0)= ds/dt.