Candele mangiafumo per l'inquinamento

I misteri delle candele

È vero che le candele mangiafumo purificano l’aria? Se sì, è utile usarle quando i livelli di inquinamento dell’aria della città sono particolarmente elevati? Possono essere una soluzione all’abbattimento delle PM10 negli ambienti?

Enrico Bonetti
18 gennaio 2009

Comincio dalla fine. Le polveri sottili (PM10, ma anche e ancor più per le loro ridottissime dimensioni le PM2,5 e PM1) costituiscono una presenza in atmosfera particolarmente dannosa per la salute umana. Derivano soprattutto dalle emissioni delle autovetture, delle industrie, del riscaldamento domestico, pertanto sono caratteristica prevalentemente delle aree urbane.
 Il particolato contiene una serie di sostanze con effetti tossicologici importanti (aerosol acidi, metalli, idrocarburi policiclici aromatici ed altri composti organici, endotossine) i cui effetti sulla salute sono legati anche alle dimensioni delle particelle. Minori sono le dimensioni, maggiore è la superficie disponibile ad assorbire sostanze biologicamente attive e la capacità di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio. Come si rileva in un rapporto di Legambiente (Mal’aria di città 2008) “è ormai dato accettato dalla comunità scientifica che le emissioni inquinanti aumentano il rischio di morte per malattie cardiovascolari come infarto del miocardio e ictus, che  sono la causa dei due terzi delle morti totali. A questo si devono aggiungere le morti per malattie polmonari, la mortalità infantile, i ricoveri e la perdita di giornate lavorative per le malattie cardiopolmonari già presenti in precedenza, e probabilmente per diverse altre affezioni come la nuova insorgenza di diabete. Questo rischio è particolarmente alto in anziani, bambini e sottogruppi a rischio come cardiopatici, diabetici o fumatori ed è dimostrabile sia per esposizione acuta (l'esposizione di ‘oggi’) che, fatto ancora più importante, per esposizione cronica (quella ‘di tutta la vita’) a concentrazioni anche insospettabilmente basse di inquinanti”.


Complessivamente gli studi sul ruolo dannoso delle polveri sottili sono ancora in corso di ulteriore approfondimento. Pertanto, nella incertezza di ulteriori sorprese negative, al momento, l'unico rimedio sicuro – una sorta di principio di precauzione - è l'abbattimento degli inquinanti innanzitutto attraverso la riduzione del traffico automobilistico. Infatti, non esistono soglie ‘tranquillizzanti’ al di sotto delle quali non c'è rischio, ed anche piccole variazioni degli inquinanti possono dare effetti importanti, perché l'esposizione riguarda tutti gli individui per tutta la vita.”


Quindi il livello di inquinamento andrebbe tenuto più basso possibile indipendentemente dalle soglie di legge.
Nel 2006 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), riconoscendo la correlazione fra esposizione alle polveri sottili e insorgenza di malattie cardiovascolari e incremento del danno arrecato all'aumentare della finezza delle polveri, ha indicato il PM2,5 come misura aggiuntiva di riferimento delle polveri sottili nell'aria e ha abbassato i livelli di concentrazione massimi consentiti come tollerabili dall’organismo umano a 20 e 10 microgrammi/m³ rispettivamente per PM10 e PM2,5. Dal canto suo l’Unione Europea ha fissato i limiti per la concentrazione delle PM10 nell’aria in 40 µg/m³ come media annuale che scenderanno a 20 µg/m³ dal 2010, mentre 50 µg/m³ è il valore massimo giornaliero accettabile con 35 sforamenti consentiti in un anno che scenderanno a 7 dal 2010.


In questo contesto il ricorso a candele mangiafumo nei giorni  in cui si registrano le maggiori concentrazioni di polveri sottili  si può considerare un leggero palliativo ad uso esclusivo degli ambienti domestici. Va, comunque, aggiunto che qualunque candela bruciando è in grado di assorbire fumo attirando le particelle di carboni del fumo e bruciandole a contatto con la fiamma. Perché questo si verifichi in modo utile è importante che la fiamma sia “pulita” cioè che sia alimentata da uno stoppino di buona qualità.

Ugo Leone Dipartimento di Analisi delle Dinamiche Territoriali e Ambientali, Università di Napoli Federico II

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