I cicli di attività del Sole molto probabilmente influenzano vari aspetti della nostra esistenza, forse anche i cambiamenti climatici, e certamente il "clima spaziale", che ha influenza sulle trasmissioni a radio frequenza, sulle missioni spaziali, sulla salute degli astronauti in orbita.
L'attività solare dipende soprattutto dalla rigenerazione ciclica del campo magnetico solare su larga scala. Questo è alla base del cosiddetto "ciclo undecennale". In realtà la durata completa del ciclo è di 22 anni circa, perché la componente poloidale del campo magnetico cambia polarità quando la produzione di macchie raggiunge il massimo. Il numero dei gruppi di macchie non risente della polarità perciò un semplice conteggio di queste produce un ciclo di 11 anni in media.
I dettagli di come funziona questo meccanismo non sono per nulla chiari e non c'è consenso tra gli scienziati nemmeno sulle cause precise di questi fenomeni, anche se un meccanismo di dinamo magnetica e di interazione di questa con il campo magnetico fossile del Sole è al momento favorito. È difficile dire perciò se ci siano delle fluttuazioni su questo periodo, o se, sovrapposto a questo, ci siano dei periodi di diversa durata. Quello che è chiaro, però, è che la durata di un ciclo non è per nulla uniforme: si sono avuti cicli di circa 9 anni fino a circa 14. Anche l'ampiezza di cicli successivi, misurata vuoi dal numero di macchie, vuoi dalle aurore boreali, cosi' come da radioisotopi come il 14C (Carbonio 14) o il 10Be (Berillio 10) che permettono di misurare l'attività solare molto indietro nel passato, varia da un ciclo all'altro. Sono noti anche periodi di attività molto ridotta, come il famoso minimo di Maunder (che corrisponde agli anni 1645-1715), o il minimo di Wolff (ca. 1282-1342), o molto intensa, come il massimo medievale (ca. 1100-1250).
Alcuni periodi più lunghi sono stati proposti, per esempio il ciclo di Gleissberg di 88 anni misurato a partire dai conteggi delle macchie, ma la durata delle serie di misure non è sufficientemente lunga per poterlo confermare.
La ricerca continua!
Anna Wolter
INAF, Osservatorio Astronomico di Brera, Milano