Il laser e la pallina

Raggio laser attraverso un cristallo

Tempo fa leggendo di un esperimento in cui si faceva interagire un raggio laser con una sferetta di plastica in un liquido, mi sono chiesto: se i fotoni sono particelle prive di massa, come possono possedere una quantità di moto, pertanto in grado di spostare un oggetto macroscopico?

lorenzo squarcia
26 marzo 2008

La perplessità nasce dal considerare la formula p= m v per la quantità di moto di una particella di massa m e velocità v. (Per semplicità, non considererò che valori assoluti di p e v, senza curarmi della loro direzione.)
Per m=0 e v= c (la velocità della luce), si otterrebbe il risultato p=0: i fotoni non avrebbero quantità di moto e non potrebbero quindi 'urtare' contro alcunché.

Per particelle che si spostano alla velocità della luce, però, è necessario considerare le formule della relatività generale; la formula newtoniana p=m v è valida solo approssimativamente per piccole v.

Partiamo dal caso di una particella di massa m diversa da zero. L'energia E e la quantità di moto p soddisfano

E^2 - c^2 p^2 = (m c^2)^2 .

Per una particella ferma, p=0, e ritroviamo E= m c^2, la formula più celebre della teoria della relatività. Per una particella in moto a velocità minori di quella della luce, si possono derivare con un po' di passaggi delle formule per E e p in termini della velocità v=c^2 p/E. Quando quest'ultima è molto minore di c, queste formule si riducono a quelle della meccanica newtoniana, e in particolare p = m v. Man mano che la velocità aumenta, le correzioni relativistiche a questa formula diventeranno importanti: p = mv +m/2 (v^3/c^2)+...

Per una particella a massa nulla, la situazione è diversa: la formula diventa

E^2 - c^2 p^2 = 0

La velocità v=c^2 p/E= c, quindi la particella è ''costretta'' a muoversi alla velocità della luce. (Il fotone ha per l'appunto massa nulla.) Le formule della meccanica newtoniana non sono più vere nemmeno in senso approssimato. Possiamo solo dire che p = E/c; la quantità di moto di un fotone è quindi direttamente proporzionale alla sua energia.

Alessandro Tomasiello Dipartimento di Fisica, Università di Milano-Bicocca

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