Ventiquattr'ore in un giorno

Orologio molle

Da quando, e grazie a chi, la giornata è suddivisa in 24 ore per cui anche nel linguaggio comune si inizia a dire: "appuntamento alle 3 del pomeriggio" oppure "è nato alle 6 stamattina"?

ELISA
25 marzo 2008
La fonte scritta più antica a cui possiamo fare riferimento per rispondere a questa domanda è Erodoto (430 A.C.); lo storico afferma che "i Greci impararono dai Babilonesi a dividere il giorno in 12 parti, così come impararono da essi l'uso dello gnomone e della meridiana" cioè gli strumenti per determinare il giorno nell'anno e l'ora nel giorno, rispettivamente. Molto probabilmente questo è vero per quanto riguarda il debito culturale che i Greci ebbero verso i Babilonesi in astronomia, ma non significa che la divisione del giorno fu introdotta per la prima volta dai Babilonesi anche se, sicuramente, essi la usarono, la migliorarono e la trasmisero ai Greci e a tutte le altre civiltà del mediterraneo.

Con ogni probabilità furono gli Egiziani a farlo per la prima volta; essi già nel 1500 A.C. avevano diviso sia il giorno che la notte in 12 parti, realizzando così il sistema basato sulla divisione della giornata in 24 intervalli. Del resto l'affermazione di Erodoto si trova in una sua opera dedicata agli Egiziani e non ai Babilonesi, come molti storici della scienza hanno fatto osservare; che si tratti di un errore? Durante il giorno gli Egiziani utilizzavano il Sole e più precisamente misuravano la lunghezza dell'ombra proiettata da oggetti fissi come gli obelischi o da oggetti mobili e portatili che furono i primi orologi solari, ritrovati negli scavi e oggi disponibili nei musei. Nel Museo egiziano di Berlino si trovano alcuni di essi, visibili all'indirizzo:

http://members.aon.at/sundials/berlin-egypte.htm#1.2%20Measuring%20of%20the%20height%20of%20the%20shadow%20respectively%20the%20length%20of%20the%20shadow%20with%20the%20help%20of%20an%20instrument

Durante la notte osservavano il sorgere progressivo di 12 stelle, via via che l'apparente rotazione del cielo (dovuta alla rotazione della terra) le portava ad essere visibili e ad innalzarsi sull'orizzonte orientale. Ogni notte era quindi divisa in 12 intervalli, ognuno occupato da una stella; queste stelle facevano parte di un sistema di 36 astri, detti Decani, collocati lungo un cerchio sottostante all'apparente cammino annuo del Sole (causato dalla rivoluzione della Terra attorno ad esso). Osservando il sorgere di un decano nella luce dell'aurora, dopo dieci giorni diveniva visibile il decano successivo, posto ad est del precedente e così il sistema serviva sia per determinare la data nell'anno, sia l'intervallo della notte. I decani erano distribuiti uniformemente e quindi 18 di essi capitavano nella zona di cielo interessata dalla notte, ma 6 non erano visibili a causa del crepuscolo e dell'aurora; per questo motivo la funzione oraria veniva esercitata da soli 24 decani complessivamente, di questi 12 erano osservabili in una singola notte. Agli indirizzi http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Dendera http://members.tripod.com/~ib205/decans.html sono disponibili le immagini dei Decani del tempio di Dendera.

Ma perché 36 decani e 12 intervalli per scandire il giorno e la notte? Forse la scelta del 12 e quindi del 36 in astronomia fu un'eredità di un passato più antico, di quando cioè l'uomo cominciò a contare e a rappresentare i numeri. In Egitto e nel medio oriente per millenni è stata in uso la numerazione che usa il 12 come base numerica, così come noi oggi usiamo il 10 ed i calcolatori il numero 2 e il numero 16. Da quel tempo antico deriva l'abitudine di commerciare le uova in dozzine e le tante stranezze dei sistemi non decimali inglesi. Alcuni sostengono che la numerazione a base 12 deriva dal contare usando le nocche come unita' e il pollice come cursore ed in effetti 12 è multiplo di tre e ci sono tre nocche in ogni dito e quattro dita con tre nocche in una mano, escludendo il pollice che ha appunto un'altra funzione. L'importanza del numero 12 del resto veniva riconfermata anche da altre e più antiche osservazioni: nel compimento della ciclicità stagionale la Luna (l'antica madre di tutti i popoli neolitici) assumeva per 12 volte tutte le sue fasi, cioè c'erano 12 mesi lunari in un anno; da qui l'apparente cammino del Sole venne diviso nelle 12 stazioni dello zoodiaco, rappresentate da un suo multiplo, i 36 Decani.

Non sappiamo se i Sumeri e dopo di loro gli Assiri e i Babilonesi impararono dagli Egiziani o svilupparono autonomamente la divisione del giorno in 12 parti, ma sicuramente la usarono e la resero più precisa, applicando il loro sistema di numerazione con base 60. Dobbiamo ad essi il fatto che ancora oggi dividiamo l'ora in 60 minuti e il minuto in 60 secondi. Per molti secoli tuttavia, nella vita quotidiana si usarono solo le ore e non le loro frazioni, anzi nel medioevo più lontano si raggrupparono in gruppi di tre, essendo più che sufficiente per le esigenze grossolane del villaggio una tale divisione. Fu solo con l'avvento dell'orologio meccanico e le profonde trasformazioni sociali della vita cittadina che si sentì il bisogno di misurare anche le frazioni più piccole del giorno e furono frazioni sessagesimali. Forse i versi di Dante nel canto XV del Paradiso "Fiorenza dentro dalla cerchia antica, Ond'ella toglie ancor e terza e nona, Si stava in pace sobria e pudica" descrivono proprio questo passaggio, con l'irrompere sulla scena cittadina degli orologi meccanici e della nuova classe borghese, tutta intenta ai "subiti gudagni", per la quale il tempo va misurato sempre piu' precisamente, perché per competere va incorporato nei costi di produzione.

Bisogna infine precisare che fino al XIV secolo si divideva l'arco diurno e notturno in 12 parti uguali ed essendo la notte, in quasi tutti i giorni dell'anno, più corta o più lunga del giorno, si ottenevano delle ore di varia durata a seconda della parte dell'anno, dette appunto temporarie o stagionali. E non solo, la diversa durata dipendeva anche dal luogo in cui veniva fatta la misura, ma a nessuno importava perché la misura del tempo era una misura locale, solo recentemente (XIX secolo) l'ora è la stessa almeno nei confini politici di uno stesso paese. Così alla latitudine dell'Italia centrale l'ora diurna temporaria invernale durava circa 45 minuti e quella estiva circa 75! Fu solo con la diffusione dell'orologio meccanico che furono adottate, a partire dal XIV secolo, le ore equinoziali cioè pari a un dodicesimo del giorno o della notte agli equinozi, quando notte e giorno hanno uguale durata. E poi ancora, da quando iniziare a contare le ore? dalla mezzanotte come si fa oggi, dall'alba, dal tramonto, dalla campanella dell'Ave Maria, mezz'ora dopo il tramonto?

E' stato davvero lungo il cammino che ci ha portato a dare un significato non ambiguo alle semplici parole "ci vediamo alle tre del pomeriggio": la nostra modernità è davvero recente e la possiamo comprendere solo nel suo faticoso divenire. Questi argomenti possono essere approfonditi all'indirizzo: http://www.arcetri.astro.it/~ranfagni/CD/CD_TESTI/TEMPO.HTM
Piero Ranfagni INAF, Osservatorio astrofisico di Arcetri, Firenze

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