CO2 dai vulcani e degli umani

Eruzione dell'Etna nel 1999

Vorrei sapere che rapporto numerico c'è fra l'anidride carbonica emessa da attività vulcaniche sulla Terra e l'anidride carbonica emessa dalle attività umane, nello stesso tempo, ovviamente. Sospetto che i vulcani emettano molta più CO2 che non gli umani.

 

Pierangelo Bellini
2 febbraio 2008

Va premesso che l’effetto serra è una condizione indispensabile per la vita sulla Terra, non è di per sé una condizione di stress ambientale del pianeta ma è parte della configurazione di Gaia (ovvero della Terra come insieme unitario di processi biologici e inorganici) e uno dei fattori dell’equilibrio dinamico che ha prodotto l’evoluzione biologica fino all’uomo (e oltre se non distruggiamo la nostra casa).
L’anidride carbonica trova infatti emettitori naturali, tra cui i vulcani, e assorbitori/regolatori naturali come gli oceani e gli organismi vegetali.
Il Protocollo di Kyoto, a fronte dell’individuazione di un fattore umano nell’incremento dell’effetto serra (con i relativi effetti di disequilibrio e di rischio anche per le comunità umane, spesso quelle già svantaggiate per altri motivi), ha definito obiettivi di riduzione e, per ragioni di chiarezza e sintesi, ha costruito una “contabilità” (fatta proprio di “crediti” e “debiti” di emissioni) sulla quale misurare il raggiungimento degli obiettivi posti (peraltro alquanto ridotti e del tutto inadeguati a incidere in modo efficace, l’attuale discussione sul secondo step del Protocollo sarà fondamentale per capire il reale impegno dei paesi industrializzati in tal senso).
Rammento anche che nella “contabilità” del protocollo di Kyoto sono considerati altri gas ai quali è stato associato una “potenza” di effetto serra (ponendo l’anidride carbonica pari a 1) che varia dal metano (l’emissione di 1 kg di metano viene conteggiata pari a 20 kg di anidride carbonica) ai derivato fluorati, che equivalgono a 200 volte.
La principale fonte naturale di gas serra è il vapore acqueo che pesa per il 94% dell’effetto serra naturale, il principale assorbitore, o meglio il fattore che quantitativamente regola l’equilibrio naturale, sono gli oceani e in seconda battuta gli organismi vegetali e le inclusioni geologiche come il sottosuolo con giacimenti di petrolio e/o metano.
Altro fattore che può indurre variazioni nella produzione naturale (e quindi nella concentrazione in atmosfera) di CO2 è l’irradiazione cosmica, cioèil Sole, la attività delle macchie solari è stata correlata con incrementi puntuali nella concentrazione di anidride carbonica.
I vulcani hanno da sempre emesso più anidride carbonica dell’uomo (ma anche polveri che hanno un effetto per certi versi “compensativo” perché riflettono i raggi solari e “raffreddano” l’atmosfera), la stima attuale delle emissioni umane è di 26,4 gigatonnellate di CO2 equivalente.
La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è passata in 150 anni da 280 a 379 ppm, è difficile credere che questo incremento non abbia alcuna relazione con l’incremento delle emissioni umane dovuto alla crescita industriale e in particolare allo sfruttamento delle fonti combustibili fossili che hanno rimesso nell’ambiente il carbonio sequestrato sotto terra nel corso di milioni di anni. È pur vero che fluttuazioni si sono verificate anche nel passato (l’ultima volta circa 150.000 anni fa) ma l’impennata (la concentrazione dell’incremento in un lasso di tempo geologicamente brevissimo come 150 anni) e l’entità dell’incremento (non si conoscono, dai carotaggi nell’antartide livelli di CO2 così elevati fino al periodo cui è possibile risalire: 600.000 anni fa) sono tali da rendere, se non certo, estremamente probabile che l’apporto umano sia stato decisivo a produrre il disequilibrio corrente al di là della entità di questo apporto.
Le fonti antropiche di emissioni di CO2 infatti, pesano per circa il 5% rispetto ai diversi fattori naturali ma sarebbe scorretto valutarli esclusivamente in termini “relativi”: un incremento del 5% può sembrare un valore poco significativo come l’incremento di alcuni decimi di grado centigrado (su, per esempio, 20°C di temperatura “media” in alcune aree del pianeta) può sembrare ininfluente.
La temperatura media della Terra si è incrementata di 0,6°C dal 1900 e si prevede un ulteriore incremento (inevitabile per le emissioni già prodotte negli ultimi anni) di altri 0,6°C nell’arco dei prossimi 20 anni.
Quello che si registra e risulta sempre più evidente negli studi e nelle simulazioni meteoclimatici è che piccole modifiche della temperatura dell’atmosfera e/o degli oceani oltre una certa soglia (che non conosciamo), in particolare quelle che si verificano in alcune zone del pianeta, possono determinare effetti importanti: incremento nel numero, nella intensità o nella irregolarità di eventi atmosferici, scioglimento di ghiacciai, estensione di aree soggette a desertificazione ecc. Questi incremetni possono essere anche esponenziali, e non proporzionali all’entità dell’aumento della emissione e/o della concentrazione atmosferica di CO2.
Gli esseri umani, ovviamente, non possono intervenire né sui vulcani né sul Sole ma sulle fonti industriali sì (dall’estrazione di carbonio fossile alla combustione, in particolare) e il Protocollo di Kyoto è sostanzialmente fondato sull’assunto che la “goccia” umana che rischia di ribaltare in modo irreversibile (se non si rallenta e si riduce le emissioni complessive) è proprio l’unica su cui possiamo fare qualcosa. L’alternativa è “scommettere” che le attività antropiche non influenzino la concentrazione della CO2 nell’atmosfera, quindi non fare nulla, e aspettare di vedere l’effetto. Tuttavia, se e quando l’effetto si concretizzerà in modo evidente e indiscutibile, è certo che l’umanità non potrà fare più nulla se non subire gli effetti e cercare di sopravvivere in un mondo molto diverso ed “estremo” da quello che conosciamo.
Si ritiene che per stabilizzare la situazione allo stato attuale, l’apporto umano di CO2 debba essere ridotto almeno del 50% rispetto all’anno 2000. Non vi è la certezza degli effetti della riduzionedi quel 5% di apporto umano al 2,5%; ma l’assenza di certezza non può essere invocata per non fare nulla (quante scelte umane sono state condotte in assenza di “assoluta certezza” di causa-effetto?).
Il Protocollo di Kyoto, proprio per la sua impostazione e per permettere di “aggregare” la maggioranza degli Stati, ha preso come riferimento dell’impatto umano sugli equilibri del pianeta i gas a effetto serra, ma non è certo questo l’unico problema.
Altrettanto importante (secondo chi scrive) è il rilascio nell’ambiente di sostanze tossiche dovute alle attività umane, per lo più le stesse che producono ed emettono gas a effetto serra, che stanno letteralmente avvelenando il pianeta e anche l’umanità. Ad esempio, sostanze tossiche non degradabili nell’ambiente e accumulabili come le diossine tornano all’uomo tramite la catena alimentare e l’esposizione permanente anche a dosi molto basse determina effetti sulla salute tuttora in studio (non solo patologie importanti come tumori ma anche disturbi endocrini, sul sistema riproduttivo, allergie ecc.).
Anche se il Protocollo di Kyoto non è dedicato a queste sostanze, gli interventi previsti, in particolare sulla riduzione della combustione di fonti fossili per la produzione di energia nelle diverse forme utilizzate dall’uomo, determinerà una riduzione delle emissioni di sostanze tossiche altrettanto (se non più) necessaria per la salute dell’uomo e del pianeta della riduzione dei gas a effetto serra.


Marco Caldiroli Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro (Castellanza - VA); Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute ONLUS (Milano)

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