A proposito di disponibilità delle fonti energetiche, si parla spesso di "picco del petrolio", ossia del momento in cui il tasso di produzione di petrolio raggiunge il suo massimo. Secondo alcuni esperti è già stato raggiunto, secondo altri lo sarà a breve. Esistono stime affidabili sul "picco dell'uranio'"? E se sì, quanto è lontano?
Vi sono sostanzialmente due scuole di pensiero. La prima costituita principalmente da geologi e geofisici, secondo cui il picco di Hubbert è già occorso lo scorso anno. Si rifanno alla produzione passata. Anche la BP (British Petroleum), che fa stime delle riserve disponibili pari alla produzione cumulata (1200 gigabarili) è d’accordo sul fato che il picco di Hubbert sia già stato raggiunto.
La seconda, dovuta principalmente a economisti, ritiene che il picco di Hubbert verrà raggiunto al massimo tra 20 anni. È d'accordo con questa previsione anche la US Geological Survey, che stima riserve doppie di quelle stimate dalla BP. Si noti che, raddoppiando le stime delle riserve, il picco si sposta di meno di 20 anni (ogni gigabarile in più sposta il picco di Hubbert di 5 giorni).
Osservazioni. Se si riporta in grafico non la produzione passata ma tale produzione divisa per il numero di abitanti del pianeta, si trova un picco, ben distinto e inequivocabile, nel 1980: è dal 1980 infatti che il pianeta produce esseri umani più rapidamente che non petrolio. Naturalmente ciò non vuol dire che il picco di Hubbert sia stato raggiunto nel 1980, ma solo che bisogna tenere conto di questo importante fatto, cosa che pochi osservano.
Vi è infine una ulteriore scuola di pensiero di coloro che sostengono che il petrolio non finirà mai. Il significato di questa proposizione è difficile da comprendere (anche tenuto conto di una notevole capacità ulteriore di accertamento e sfruttamento di nuove riserve), a meno che non si intenda che la fonte petrolio finirà perché obsoleta al momento in cui verrà congruamente sostituita.
Aggiungo anche qualche considerazione, visto che è stato richiesto, riguardante l'eventuale picco dell'uranio. Nell'edizione 2006 del Red Book sull'uranio pubblicato da IAEA-NEA si indica che le risorse estraibili a costi inferiori a 130 dollari al chilogrammo, risorse commerciali accertate a livello mondiale, ammontano a 4,7 milioni di tonnellate, mentre le risorse estraibili a costi superiori sono stimate in 9,7 milioni di tonnellate. Al tasso attuale di utilizzazione (il fabbisogno mondiale di uranio nel 2006 è stato di 66.529 tonnellate) e con gli attuali reattori basati sulla fissione dell'uranio 235 (che è solo lo 0,7% dell'uranio naturale), le risorse commerciali basterebbero per 70 anni e quelle totali per 200 anni.
L'entrata in funzione dei reattori veloci, che costituiscono il principale riferimento per i reattori di quarta generazione, moltiplicherà per un fattore 60 la durata delle riserve accertate. L'uso di combustibili a uranio e torio (studiati in USA, Svezia, Regno Unito, Italia e India) amplierebbe le riserve di combustibile nucleare accertato. Ciò significa che il nucleare da fissione ha un orizzonte temporale teorico di alcune migliaia di anni e comunque superiore a quello di ogni altra fonte energetica impiegabile su larga scala.