Ho letto con molto interesse "L'enigma del cielo azzurro" che mi ha dato un'idea della complessità del problema che comunque ritengo - dalle conclusioni dello studio - sia ormai chiarito definitivamente.
Quindi sappiamo, se non ho capito male, che cielo sereno è, oserei dire "per definizione", azzurro.
Allora vi chiedo perché ormai da tempo qui a Firenze ed in Italia il cielo sereno (per sereno intendo privo totalmente di masse o corpi nuvolosi, cioè quello che comunemente si definisce cielo senza nubi ) è di un colore che si avvicina molto al bianco latte?
Ho provato a pensare che l'umidità dell'aria potesse contribuire a tale cambiamento, ma ho potuto verificare dai dati del LAMMA (Istituto meteo regionale) che l'umidità relativa dell'aria è, a cielo sereno, molto bassa nelle ore diurne (30-40 per cento) e si innalza (non sempre) durante le ore notturne al 70-80 per cento.
Ho provato a pensare all'inquinamento dell'aria dovuto al traffico, ma non ritengo che i vari Pm10, PM 2.5, insomma il particolato
possa essere la ragione del cambiamento verso il bianco. Casomai - e questo l'ho potuto verificare personalmente - il particolato contribuisce a formare uno strato/cuscinetto di aria "scura" al di sopra dei tetti di Firenze, molto ben visibile guardando Firenze dalle colline nei dintorni.
Cos'è quindi secondo voi che rende i cieli di questo colore lattiginoso in pieno sole? Esiste un metodo diciamo matematico analitico (magari supportato dai rilevamenti satellitari) per identificare in maniera scientifica gli elementi "estranei" (gassosi e/o corpuscolari) che alla luce delle teorie esposte nell'articolo sarebbero responsabili del mancato godimento di quel magico "blu dipinto di blu" che non riesco più ad ammirare?
Nel complimentarmi per il sito invio i migliori saluti.
Cielo sereno e cielo
azzurro sono, nell'immaginario collettivo, quasi sinonimi e, da un
certo punto di vista, entrambi debbono essere considerati come una
sorta di idealizzazione o dei
casi limite. Infatti molti fattori possono contribuire a non rendere
il cielo sereno (azzurro), sia legati a cause naturali che alle
attività antropiche.
Un
primo motivo per il quale il cielo può
non essere azzurro è legato alla presenza di stratificazioni
nuvolose in quota, indicativamente verso gli 8-12 km alle latitudini
dell'Europa mediterranea. In genere queste stratificazioni si formano
quando una massa d'aria calda scorre sopra una massa d'aria più
fredda sollevandosi sino al punto di dar luogo alla condensazione.
Queste stratificazioni sono solitamente molto stabili e, viste le
basse temperature in cui si formano, sono costituite da cristalli di
ghiaccio e hanno un aspetto traslucido (sono quasi trasparenti) o
lattiginoso. In genere questo tipo di nubi, dette stratocirri, si
forma in seguito all'avvicinarsi di un fronte caldo, cioè in
un settore dell'atmosfera generalmente stabile, pertanto sgombero da
nubi nei bassi strati. Proprio per questo motivo queste velature del
cielo sono facilmente osservabili dal suolo. In queste situazioni
capita che anche i contrails, cioè le strisce di condensazione
formate dagli aerei a reazione, anziché dissiparsi tendano a
espandersi contribuendo all'aspetto lattiginoso del cielo. E'
evidente che sulle grandi città, sede di aeroporti
internazionali o comunque prossime ai principali corridoi aerei,
l'effetto dei contrails sia ancora maggiore e più frequente.
Queste stratificazioni nuvolose sono generalmente molto sottili,
rarefatte e sono più chiaramente riconoscibili all'infrarosso
che nella banda del visibile. Proprio perché
molto opache nell'infrarosso (cioè
non lasciano passare la radiazione infrarossa) sono
intensamente studiate, soprattutto quelle indotte dalle attività
umane, in quanto possono avere degli effetti non trascurabili sui
cambiamenti climatici favorendo il riscaldamento della parte bassa
dell'atmosfera.
Un
ulteriore motivo per cui il cielo non è perfettamente sereno è
spesso legato alla formazione di foschie e caligini. La foschia e la
caligine sono fenomeni legati alle emissioni, molto spesso di origine
umana, di particelle molto piccole (dell'ordine dei decimi di
millesimo di millimetro o poco superiori) quasi sempre legate alla
combustione. Queste particelle tendono a diffondere la luce del sole
riducendo di fatto la visibilità (il risultato è
che non riusciamo a vedere gli oggetti lontani, come ad esempio le
montagne o una torre) e “imbiancando” o ingrigendo il cielo.
Queste particelle sono solitamente costituite da ossidi di Zolfo o
comunque da sostanze che facilmente “attraggono l'acqua” (in
termine tecnico si dicono “igroscopiche”), pertanto anche in
situazioni di bassa umidità relativa riescono a ricoprirsi di
acqua diventando delle piccolissime goccioline, aumentando così
il loro potere di diffusione della luce. In genere queste particelle
si accumulano nei bassi strati atmosferici, solitamente in condizioni
di tempo stabile. La foschia può venire rimossa quando l'aria
nei bassi strati si rimescola a causa del forte vento o a seguito di
una forte pioggia. Queste le condizioni migliori per poter poter
godere della vista di un cielo veramente azzurro.