Le basi scientifiche del pensiero

Il pensiero


Dal punto di vista scientifico, cos'è il pensiero?

Flavio Ronca
3 luglio 2007

Il dualismo tra cervello inteso come una realtà fisica e mente quale entità immateriale è stato ed è tutt’ora argomento di discussione sia in campo scientifico che in campo filosofico. Questa concezione dualistica, che può essere vista spesso anche come una distinzione tra spirito e materia, al limite della teologia, non è mai stata accettata dal Materialismo, secondo cui la mente e quindi il pensiero sono soltanto un fenomeno dovuto al complesso funzionamento dei circuiti nervosi.

Già intorno al 400 a.C. Ippocrate di Kos, che nei secoli è diventato il simbolo dell’arte medica, affermava che “da null'altro si formano i piaceri e la serenità e il riso e lo scherzo, se non dal cervello, e così i dolori, le pene, la tristezza e il pianto. E soprattutto grazie ad esso pensiamo e ragioniamo e vediamo e udiamo, e giudichiamo sul brutto e sul bello, sul cattivo e sul buono, sul piacevole e sullo spiacevole. [...] Ed è a causa del cervello stesso se impazziamo, e deliriamo, e ci insorgono incubi e terrori, e insonnia e smarrimenti strani, e apprensioni senza scopo, e incapacità di comprendere cose consuete, e atti aberranti” (Sulla malattia sacra, 17). Ecco qui il primo esempio di correlazione tra cervello ed emozioni.

In epoca più recente il filosofo francese Cartesio (1596-1650) nelle Passioni dell'anima tentò di spiegare la correlazione esistente tra il cervello e la mente umana ipotizzando l'esistenza di un organo particolare, la ghiandola pineale, situata al centro del cervello, precisamente nel talamo e facendo risiedere in essa l'anima e quindi la mente e il pensiero. Con tale stratagemma Cartesio ebbe un successo inaspettato in quanto riuscì a ricongiungere la dicotomia tra materia cerebrale e mente spirituale, dando contemporaneamente vita a  una separazione dei ruoli e delle conoscenze, dove la religione aveva come pertinenza la Res Cogitans (ovvero la sostanza cosciente) ossia l’anima e lo spirito, che è immateriale, mentre la scienza doveva occuparsi esclusivamente della Res Extensa (cioè della sostanza materiale).

Il dualismo cartesiano mente-cervello, la netta separazione tra pensiero o mente o anima da un lato, e corpo e materia dall’altro, è stato ripreso anche dagli anni ’70 in poi con le opere di Popper e Eccles. Il tema è stato affrontato anche da filosofi che avevano orientamenti diversi, tanto che si distinguono due correnti di pensiero principali: il dualismo psicofisico, per cui la mente è un'entità separata dal cervello e il monismo psicofisico, per cui le funzioni mentali sono espressione dell’attività nervosa a livello cerebrale.

Comunque prima di ogni spiegazione a riguardo è bene chiarire che cosa si intende per pensiero, per mente. La mente è alla base delle nostre percezioni, cioè del modo in cui guardiamo e raffiguriamo la realtà che ci circonda, e delle nostre azioni. In neuroscienze parliamo di ‘funzioni cognitive" o di “funzioni cerebrali superiori”. La mente quindi comprende il linguaggio, l’apprendimento e la memoria, il pensiero, ma anche, contrariamente a quanto ritenuto nel passato, le emozioni e gli affetti.

Di seguito riporto parte dell’introduzione del libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks (neurologo all’Albert Einstein College of Medicine di New York e professore di neurologia alla NYU School of Medicine), che le consiglio vivamente di leggere, insieme anche alle altre opere di Sacks, perché potrà perdersi nei suoi racconti per uscirne con la consapevolezza della difficoltà di comprendere la relazione mente-cervello da un punto di vista scientifico. Così scrive Oliver Sacks:

- Lo studio scientifico della relazione fra cervello e mente ebbe inizio nel 1861, quando il francese Broca trovò che specifiche difficoltà nell’uso espressivo della parola (afasia) seguivano invariabilmente un danno ad una particolare porzione dell’emisfero cerebrale sinistro. Ciò aprì la strada a una neurologia cerebrale che nel corso dei decenni permise di tracciare una “mappa” del cervello umano, ascrivendo specifiche facoltà – linguistiche, intellettuali, percettive, ecc. - ad altrettanto specifici “centri” del cervello. Verso la fine del secolo divenne evidente a osservatori più acuti, quali Freud, che la mappa così tracciata era troppo semplice, che tutte le attività mentali avevano un’intricata struttura interna e quindi dovevano avere una base fisiologica altrettanto complessa. […] La nuova scienza auspicata da Freud che studiasse la relazione tra cervello e mente nacque in Russia durante la seconda guerra mondiale, a opera di A.R. Lurija, Leont’ev, Anochin, Bernstein e altri, che le diedero il nome di neuropsicologia. […] -

La comprensione di tutte le possibili relazioni tra mente e cervello sembra ancora lontana, comunque le neuroscienze hanno ottenuto già risultati importanti. La neuropsicologia e le tecniche di imaging cerebrale (quali risonanza magnetica funzionale, tomografia a emissione di positroni, ecc.) hanno mostrato che il cervello è organizzato in modo modulare nelle sue diverse aree. Le osservazioni sui primati e i dati sull’uomo ottenuti con le tecniche di imaging e grazie alle osservazioni neuropsicologiche hanno profondamente influenzato le nostre conoscenze e hanno messo in rilievo il fatto che l’interazione di un notevole di numero di semplici meccanismi a livello neuronale localizzati in parti diverse del cervello portano, grazie a un processo di integrazione, alle complesse funzioni cognitive vere e proprie caratteristiche della mente.

Se ora poniamo l’attenzione sul alcune funzioni cognitive vediamo ad esempio che la memoria può essere di diversi tipi (memoria a breve termine, memoria a lungo termine, che comprende la memoria riflessiva e la memoria dichiarativa) e che coinvolge aree cerebrali abbastanza bene individuate. Sappiamo che l’ippocampo è quella regione del cervello interessata nei processi di apprendimento (Potenziamento a Lungo Termine, LTP) e della memoria. Oppure pensiamo ai nostri movimenti che in realtà hanno origine nella corteccia motoria del cervello, ma che poi vengono controllati e modulati in altre aree, quali ad esempio il cervelletto o ancora il midollo spinale. Anche le osservazioni riguardanti il pensiero, le emozioni e gli affetti portano un’ulteriore conferma del fatto che le aree coinvolte nei diversi processi cognitivi sono molteplici e distribuite nell’ambito cerebrale: mi viene in mente l’amigdala come il centro cerebrale delle emozioni.

Ancora oggi nonostante i notevoli sviluppi delle neuroscienze e della psicologia dell’apprendimento, però, non è possibile definire facilmente la natura del pensiero né le sue relazioni profonde con l’attività neuronale. Credo che ci sia ancora molto da fare per identificare i meccanismi cerebrali responsabili delle funzioni cognitive, ma non mancano i dati sperimentali che spiegano i singoli meccanismi che sono alla base di funzioni complessive, come la memoria, l’apprendimento, il linguaggio, le emozioni e quant’altro si può intendere come facente parte del pensiero.

Sara Sibilla Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste

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