Vorrei sapere come e perché le illusioni ottiche possono essere considerate un potente strumento epistemologico e didattico.
Non c'è dubbio che le illusioni siano uno strumento potente per insegnare come funziona la mente. Direi che il motivo principale sta nel fatto che vanno contro le nostre aspettative ingenue. Ad esempio, tutti noi pensiamo al colore come a una proprietà intrinseca e più o meno costante degli oggetti. E in effetti di solito gli oggetti hanno un colore che rimane quello che è, anche se cambiano le condizioni di illuminazione o la nostra posizione nell'ambiente. Ma in alcune condizioni, questa regole generale viene violata, e può accadere che un oggetto che normalmente viene visto come nero appaia bianco; o viceversa che un oggetto bianco appaia nero (non sto scherzando, accade davvero: vedi ad esempio il libro di Paola Bressan, Il colore della luna. Come vediamo e perché (Laterza, Roma, Bari 2007).
Questi errori percettivi ci stupiscono e ci fanno capire che la percezione non è qualcosa che possiamo dare per scontato, ma il risultato di una complicata sequenza di eventi attraverso i quali la mente in un certo senso "costruisce" l'eperienza diretta. Non bisogna dimenticare però che questa attività è pur sempre un processo biologico, che ha un valore adattivo. Se la percezione fosse continuamente in errore sarebbe ben difficile interagire con il mondo che ci circonda. Per questo motivo, gli errori della percezione sono interessanti anche perché ci danno informazioni sulle condizioni limite che caratterizzano processi che normalmente danno informazioni corrette. Un semplice esempio di questa idea sono le cosiddette figure illusorie o anomale scoperte da un famoso scienziato della visione italiano, Gaetano Kanizsa, nel 1955. Si tratta di una situazione in cui vediamo i contorni di una superficie dove in realtà c'è solo una zona di colore omogeneo. I contorni dunque sono illusori, e in questo senso il nostro sistema percettivo sta commettendo un errore.
Tuttavia nella vita di ogni giorno, al di fuori del laboratorio, non è infrequente che parti una superficie inviino all'occhio intensità luminose simili a quelle dello sfondo circostante. Può accadere perché figura e sfondo riflettono la luce in modo simile (come nel mimetismo animale), o perché cose come ombre, nebbia, forte illuminazione annullano la differenza. Ecco quindi che un meccanismo in grado di "completare" usando informazione contestuale può risultare utile per compensare queste situazioni e consentirci di vedere la forma corretta. Naturalmente, il problema interessante è poi capire come viene sfruttata questa informazione contestuale: con quali strategie di elaborazione, attraverso quali meccanismi neurali.