Lepus europaeus
è una specie autoctona in regione, tutelata dalla legge 11
febbraio 1992, n. 157 e compresa nell'elenco delle specie delle quali è
ammesso il prelievo venatorio in Italia. Non è compresa negli allegati della
direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat) che elencano le specie di interesse
comunitario. Secondo la classificazione IUCN la specie è tra quelle a più
basso rischio.
Nei nostri ambienti è diffusa dal mare fino a circa 1.800-2000 m s.l.m., in
ambienti abbastanza diversificati, ma con habitat favorevoli alla specie. È una specie di alto interesse venatorio e per tale motivo è stata oggetto
in passato di pesanti interventi di ripopolamento con soggetti di varia
provenienza, spesso causa di irrimediabile inquinamento genetico delle
popolazioni autoctone.
La maggior parte dei dati disponibili deriva dai censimenti effettuati
dalle riserve di caccia e dai controlli sull'attività venatoria previsti
dalla normativa regionale.
In Friuli Venezia-giulia è stata stimata nel febbraio-marzo dell'anno 2004 una popolazione
preriproduttiva complessiva di circa 40000 lepri. Nella successiva stagione
venatoria sono state abbattute circa 11.000 lepri. Il prelievo venatorio dal
1979 ad oggi è stato di 11-16.000 lepri/anno.
In regione le popolazioni di lepre presentano situazioni molto
variegate, con densità maggiori in molte delle 30 aziende
faunistico-venatorie e in alcune delle 130 riserve di caccia, in particolare
nell'isontino e nella bassa pianura friulana.
Dal 1979 al 2004 il prelievo venatorio (e la denistà delle popolazioni) è
risultato in calo nell'alta pianura, costante in montagna e collina, in
crescita nella bassa pianura.
Più recentemente, dal 2000 si riscontrano cali evidenti nella collina e alta
pianura pordenonese e udinese e nella media pianura udinese (zona delle
risorgive). Sempre dall'anno 2000 si rilevano situazioni costanti in Carso,
nella bassa pianura pordenonese, nelle Prealpi giulie e nelle Valli del
Natisone, mentre gli aumenti hanno riguardato la bassa pianura udinese e
isontina.
In sintesi lo status della popolazione di Lepus europaeus nella regione
Friuli Venezia-giulia si può ritenere soddisfacente, come pure la gestione a
fini venatori, che è basata sull'incremento delle popolazioni locali e non
prevede immissioni di soggetti di cattura o di allevamento.
Si ricorda per inciso che nella nostra regione (a differenza di ciò che
succede nella maggior parte delle regioni italiane) ogni operazione di
gestione faunistica (immissione e abbattimento compresi) sono subordinati
all'esecuzione di appositi censimenti e soggetti al controllo degli uffici
tecnici dell'Amministrazione regionale.
I principali motivi di decremento delle popolazioni della specie Lepus
europaeus sono riconducibili a:
- patologie (sono in corso alcune indagini per comprendere l'importanza di
questo fattore nella regolazione delle popolazioni);
- mutamenti ambientali, la semplificazione del paesaggio rurale, la
monocultura intensiva, la scomparsa di prati e medicai, l'erosione o
frammentazione degli habitat;
- prelievo venatorio eccessivo;
- immissioni illegali (vi sono però pochi riscontri) che implicano
l'introduzione di agenti patogeni, l'inquinamento genetico, e lo sviluppo di
una a una subcultura venatoria.
In provincia di Trieste
Il prelievo venatorio nel 1960 è stato di 1200 capi, precipitando nella
seconda metà degli anni '80 a meno di 200 capi e mantenendosi fino ad oggi
su tali valori.
Nonostante le modificazioni ambientali, il territorio, limitatamente alla
landa carsica e ai coltivi è, seppur modestamente, ancora vocato per la
specie (potenzialità media di 6-7 lepri/100 ettari). Nel territorio giuliano
nel 2004 è stato accertato un focolaio di Sindrome della Lepre bruna europea
(EBHS European Brown Hare Syndrome) che ha comportato l'immediata
sospensione del prelievo ventorio sull'intera provincia, ma le popolazioni
sembrano aver superato l'evento.
La situazione non desta al momento alcuna preoccupazione.
Alessandro Rucli
Massimo Zanetti