Capita spesso, nel parlare del mondo animale, di associare una specie, genere, ordine o famiglia a una particolare capacità legata ai sensi. Ne sono un esempio i rapaci con la loro vista acuta, i felini con un olfatto incredibilmente sviluppato... I sensi ci aiutano ad entrare in contatto con tutto ciò che ci circonda. Cercare di comprendere quali siano quelli più sviluppati nei primati non umani è un argomento di particolare interesse tra i ricercatori perché aiuta a definire come ogni individuo si relaziona all'ambiente in cui vive e a far luce su come si siano evoluti i sensi negli umani (Dominy, Callum e Smith, 2004).
I primati sembrano utilizzare strategie basate sui sensi nella selezione, ad esempio, del cibo e nella scelta del partner per l’accoppiamento (Dominy, Lucas, Osorio e Yamashita, 2001).
Per capire meglio l'argomento bisogna sempre tenere conto delle distinzioni all’interno dell’ordine dei primati considerando da un lato le scimmie antropomorfe (ad esempio gli scimpanzé) e quelle del Vecchio Mondo (i macachi ad esempio) e dall’altro le scimmie del Nuovo Mondo (ne sono un esempio le uistitì) e le proscimmie. Il percorso evolutivo dei primati sembra essere partito da specie con olfatto e udito ben sviluppati, ma dalla vista un po’ carente con una visione dicromatica dei colori. Da queste specie si sono poi evoluti primati con una vista completa e tricromatica in grado di riconoscere il rosso, il verde e il blu, a discapito di un udito meno specializzato e di un olfatto meno sensibile (Gilad, Wiebe, Przeworski, Lancet e Paabo, 2004; Heffner, 2004). Resta ancora argomento di dibattito come sia avvenuta questa aumentata acuità della vista e della visione del colore.
È chiaro il vantaggio evolutivo dell’aumento della capacità visiva, eppure la capacità uditiva sembra essere decisamente più funzionale per quelle scimmie che vivono nella foresta tropicale e, soprattutto, per le scimmie notturne. L’udito comunque è in stretto contatto con il sistema visivo in quanto, per esempio, suggerisce dove guardare per catturare una preda (Heffner, 2004). In generale, pur presentando delle differenze tra le diverse specie, sembra che il sistema uditivo nei primati non sia specializzato (Dominy, Ross e Smith, 2004).
Anche l’olfatto sembra non essere un senso particolarmente sviluppato nei primati, che vengono definiti animali microsmatici, con cioè capacità olfattiva ridotta. Alcuni ricercatori non condividono però questa attribuzione sottolineando la presenza in molte specie di un sistema olfattivo secondario, l’organo vomeronasale, oltre al sistema olfattivo principale (Laska, Seibt, e Weber, 2000; Smith e Bhatnagar, 2004; Smith, Siegel e Bhatnagar, 2001). Per le scimmie antropomorfe e quelle del Vecchio Mondo la funzione di questo sistema secondario vomeronasale non è ben chiara e sembra, invece, essere importante per le scimmie del Nuovo Mondo e indispensabile per la comunicazione feromonale delle proscimmie (Aujard, 1997; Alport, 2004; Kay, Campbell, Rossie, Colbert e Rowe, 2004) e per le scimmie notturne (Barton, Purvis e Harvey, 1995).
Un altro aspetto sensoriale importante riguarda il sapore dei cibi: per i primati esso deriva da un'interazione fra gusto e olfatto (Rolls, 2004).
Nei primati è anche importante il tatto indispensabile per percepire le proprietà fisiche dell’ambiente circostante: vibrazioni, movimenti del corpo, temperatura e molto altro ancora. Le scimmie antropomorfe e le scimmie del Vecchio Mondo hanno una mano ben sviluppata come organo tattile e in queste specie si riscontrano anche capacità manipolative. La capacità tattile comunque sembra essersi evoluta in particolar modo nelle specie frugivore che hanno bisogno di comprendere l’edibilità della frutta attraverso la palpazione (Hoffmann, Montag e Dominy, 2004).
Possiamo quindi concludere che il senso più sviluppato nei primati non umani è la vista. Studi recenti, tuttavia, affiancano a tale senso anche l’olfatto cambiando la definizione di primati microsmatici con primati macrosmatici.
Non bisogna comunque sottostimare l'importanza degli altri sensi per quel che riguarda le relazioni sociali e l'alimentazione.
Bibliografia
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