Pressione atmosferica e sanguigna

Pressione sanguigna

Come agisce la pressione sanguigna con la pressione atmosferica?

Come mai tutti gli individui hanno una pressione sanguigna pressoché uguale? E perché essa equivale a circa 120 mm Hg per un uomo giovane?


Fortunato Marafioti
18 gennaio 2007
La pressione arteriosa deriva dalla forza esercitata dal sangue sulla parete delle grandi arterie. La sua intensità dipende dal flusso di sangue spinto nelle arterie dal cuore e dalla resistenza che i vasi offrono a tale flusso. In condizioni di riposo, nell’adulto sano si registra una pressione arteriosa minima di circa 80 mmHg ed una pressione massima di circa 120 mmHg. La pressione oscilla continuamente tra questi due valori in funzione del ciclo meccanico del cuore: quando il cuore si contrae si registra la massima (pressione sistolica) mentre quando la muscolatura cardiaca è rilasciata raggiunge il valore minimo (pressione diastolica). Come tipicamente avviene nei processi biologici, il valore della pressione del sangue che si registra nei nostri vasi è il frutto di un lungo processo di adattamento che, attraverso aggiustamenti continui, ha permesso di selezionare valori ottimali equivalenti per tutti gli individui della specie umana. Questi valori assumono un significato evidente se si considera il ruolo fisiologico della circolazione del sangue nel nostro organismo. Il sangue raggiunge i diversi tessuti del nostro corpo è fornisce tutti gli elementi necessari per la loro sopravvivenza e per le attività specifiche che essi svolgono. Inoltre, attraverso il flusso sanguigno, le cellule si liberano del materiale di rifiuto o di sostanze che devono essere distribuite in altre regioni dell’organismo. La dinamica del flusso sanguigno, quindi, deve essere tale da assicurare l’irrorazione di tutte le regioni del corpo, lo scambio con le cellule del materiale trasportato ed il ritorno al cuore. I valori pressori ottimali per garantire questa dinamica, in condizioni di riposo, sono proprio quelli compresi tra la pressione massima di 120 mmHg e la minima di 80 mmHg.

I valori della pressione arteriosa osservati a riposo possono variare in funzione di diversi fattori come l’età, l’attività fisica, l’alimentazione, gli stati emotivi. Tra questi fattori possiamo includere la pressione atmosferica. La pressione atmosferica viene generata dalle forze esercitate sul nostro corpo dagli elementi gassosi che costituiscono l’atmosfera. Al livello del mare il valore della pressione atmosferica corrisponde a 760 mmHg. All’aumentare dell’altitudine, questo valore si riduce progressivamente in quanto i singoli gas presenti nell’atmosfera diventano sempre più rarefatti e quindi producono, complessivamente una pressione atmosferica sempre minore. Tra questi gas, l’ossigeno riveste una notevole importanza fisiologica essendo l’elemento che permette alle cellule di svolgere gran parte dei processi di produzione dell’energia. Salendo a quote superiori ai 2000 mt, la riduzione della pressione atmosferica associata al diminuire della pressione parziale dell’ossigeno, produce un decremento del flusso di ossigeno verso le cellule dell’organismo. Per mantenere la giusta ossigenazione dei tessuti anche ad alta quota, si innescano specifici adattamenti funzionali a carico del sistema respiratorio e di quello cardio-circolatorio. Gli adattamenti della meccanica del sistema cardio-circolatorio si manifestano soprattutto a carico della frequenza cardiaca, mentre non sono significative le variazioni della pressione arteriosa almeno durante le prime ore di esposizione all’alta quota. Durante la prima settimana di permanenza in quota, però, la pressione arteriosa può aumentare anche di 20-30 mmHg, per poi rientrare ai livelli basali quando si ritorna al livello del mare. Aumenti di questa entità della pressione arteriosa non destano preoccupazioni in un individuo sano ma in un soggetto iperteso (nelle forme più lievi di ipertensione i valori pressori sistolici e diastolici a riposo sono rispettivamente superiori a 140 e 90 mmHg), invece, risulta necessario un monitoraggio giornaliero della pressione arteriosa ed il mantenimento di un buon controllo terapeutico.
Antonino Casabona Dipartimento di Scienze fisiologiche, Università di Catania

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