Non credo che avrò mai nella vita l'occasione di vedere dal vivo un dugongo, mi dovrò accontentare di foto e documentari... da qui la mia curiosità: come è fatta la pelle dei dugonghi? Sono nudi (tipo balena tanto per capirci) o hanno la pelliccia come le foche?
Regno:
Animalia
Phylum: Cordata
Subphylum:
Vertebrata
Classe:
Mammalia
Ordine:
Sirena
Famiglia:
Dugongidae
Genere:
Dugong
Specie:
Dugong dugon
Il dugongo (Dugong dugon) è il solo mammifero erbivoro esclusivamente marino ed è la sola specie superstite della famiglia Dugongidae. Nonostante la sua vita si svolga completamente in mare (ciò non vale per la maggior parte gli altri sirenidi, come il tricheco o la foca), esso è dotato di polmoni e non di branchie: ciò lo costringe periodicamente a salire a galla per prendere aria. Dopo l'inspirazione, però, la maggior parte dell'ossigeno non viene fissato nell'emoglobina del sangue come accade per noi, ma nella mioglobina dei muscoli: questo stratagemma, utilizzato anche da molti altri mammiferi marini, gli permette di evitare embolie durante la risalita e di restare sott'acqua per tempi molto lunghi. Il dugongo raggiunge una dimensione massima di 3 metri ed un peso di 400 Kg (alcune fonti indicano 900 Kg). Malgrado il maschio e la femmina di dugongo abbiano circa le stesse dimensioni, spesso quest'ultima risulta leggermente più lunga e pesante del primo (ma non abbastanza da parlare di dimorfismo sessuale). Il corpo massiccio termina con un'ampia coda piatta simile a quella delle balene, con due lobi allungati, a differenza della coda del lamantino (tricheco), che è di forma arrotondata. La testa ha una forma caratteristica, tondeggiante, il collo è corto e non visibile. Il muso è rivolto verso il basso per facilitare la raccolta delle piante acquatiche dai fondali. Il labbro superiore, separato nel mezzo, si protende sopra la piccola bocca. La mandibola e il palato hanno placche cornee, usate per masticare e strappare dal fondo il cibo, che viene sradicato grazie al forte labbro superiore.
I maschi di oltre 12 anni hanno gli
incisivi superiori trasformati in zanne, presenti a volte anche nelle
femmine di età avanzata. Gli adulti hanno un totale di 10-14
denti. I molari hanno forma cilindrica e sono privi di radici e di
smalto. Il naso non ha struttura ossea, la scatola cranica è
grossa, in rapporto alla dimensione del corpo, l'arco zigomatico è
spesso e profondo.
Le narici di grosso diametro, posizionate sul
lato superiore del muso, sono separate e hanno una membrana che funge
da valvola, per impedire l'ingresso dell'acqua durante l'immersione.
Il corpo, protetto da uno spesso strato di grasso e da una pelle
resistente e liscia, è ricoperto da corte setole, spaziate di
alcuni centimetri. Queste setole si infittiscono sul labbro superiore
e sul muso in genere, fungendo da vibrisse, per aiutare il dugongo
nella ricerca del cibo, quando esplora il fondale sabbioso col muso.
Il dugongo ha infatti una vista scarsa: il suo occhio è
piccolo, infossato, protetto da una membrana nittitante ben
sviluppata. La sua pelle è, al pari degli altri sirenidi,
usata principalmente come accumulatore di materia grassa, risorsa che
torna utile durante l'inverno come protezione termica dalle basse
temperature. Essa è inoltre estremamente resistente e dotata
di buone capacità rigenerative: una profonda ferita inflitta
da una rete da pesca d'alto mare può guarire infatti anche in
un solo giorno.
Il cervello di
questo curioso sirenide è poi abbastanza sviluppato, cosa non
insolita nella Classe Mammalia, ed inoltre il dugongo possiede un
apparato fonativo capace di modulare suoni su diversa frequenza, lo
stesso principio sul quale si basano i cosiddetti canti delle
megattere ed anche, benché su di un livello molto più
avanzato, la voce umana.
Gli arti anteriori si sono
trasformati in corte pinne, che non superano i 50 cm, di forma
arrotondata e in posizione avanzata, con scheletro osseo ben
sviluppato. I piccoli usano queste pinne per nuotare, mentre gli
adulti le usano per spostarsi sul fondale quando si nutrono e solo
come timoni di profondità durante il nuoto, utilizzando la
grossa coda come propulsore.
Di colore marrone molto chiaro alla
nascita, si scurisce con gli anni sul dorso e sui fianchi, assumendo
una colorazione marrone con riflessi giallognoli.
Lo scheletro è
formato da un'ossatura spessa e densa, caratterizzata dalla mancanza
di cavità aeree, quindi con elevato peso specifico, che aiuta
il dugongo a restare immerso in acqua bassa. Quasi tutte le
informazioni oggi disponibili sono state ricavate da esemplari morti
intrappolati in reti o uccisi dagli aborigeni del nord Australia. Per
stabilire l'età dei vari individui è stato adottato il
metodo sviluppato per i pinnipedi e per i cetacei, basato sul numero
di strati sovrapposti di cui sono composte le zanne. L'esemplare più
vecchio studiato è stato una femmina di 73 anni.
Alcune ricerche indicano che la
femmina raggiunge la fertilità a un'età compresa tra i
10 ed 17 anni, anche se una recente ricerca, condotta nello stretto
di Torres (Australia), abbassa questa età a 6 anni.
La
gestazione dura dai 13 ai 15 mesi e viene partorito un singolo
individuo di circa 100 cm e 30 Kg (i parti gemellari sono
molto rari). Il parto avviene in acqua bassa e il piccolo nuota da
solo verso la superficie, per il suo primo respiro.
L'allattamento
dura dai 14 ai 18 mesi e la crescita è rapida, poiché i
piccoli imparano presto a nutrirsi anche di piante fanerogame,
sommando questo cibo al latte materno. L'intervallo tra un parto e
l'altro è molto lungo, tra i 3 e i 7 anni.
Il
comportamento del dugongo è stato osservato soprattutto in
Australia, che vanta la maggiore popolazione. Tendenzialmente ama
vivere in piccoli gruppi, ma sono stati osservati branchi di
centinaia di individui. Ovviamente questo non può avvenire
nelle località dove gli esemplari superstiti sono ridotti a
poche unità su centinaia di chilometri di costa.
Il dugongo
passa gran parte del suo tempo mangiando. Questo avviene generalmente
in acque basse (1-6 m.). Si stima che il suo fabbisogno sia di
circa 30 Kg di cibo al giorno. La sua dieta è composta quasi
esclusivamente da fanerogame (piante marine) delle famiglie
Potamogetonaceae, Hydrocharitaceae e Cymodoceaceae.
Quando possibile, sradica completamente queste piante, altrimenti si
limita a mangiare le sole foglie. Nella sua dieta è molto
selettivo, scegliendo cibi ad alto contenuto nutritivo e di facile
digeribilità, come i rizomi di piante del genere Halodule
ricche di azoto e povere di fibre e Halophila, facilmente
digeribili. Preferenza quindi per la qualità e non per la
quantità.
Occasionalmente si nutre di alghe, ma
solo quando le fanerogame scarseggiano. Analisi del contenuto dello
stomaco e fecali mostrano la presenza di piccoli invertebrati, ma la
loro ingestione è casuale. Alcuni studi (Anderson 1989 e Preen
1995) evidenziano l'ingestione volontaria di invertebrati, ma solo ai
limiti meridionali della loro distribuzione sia a ovest che a est
dell'Australia. Un comportamento simile non è stato osservato
in nessuna altra zona. Questa selettività nell'alimentazione
fa sì che non tutte le praterie di fanerogame siano idonee
all'insediamento di comunità di dugonghi. Alcuni studi
mostrano come questa attività di alimentazione alteri, su base
locale, la composizione di queste praterie, migliorandone la qualità
se paragonate ad altre il cui tasso di rotazione e di riciclo dei
componenti nutritivi sia basato solo su fattori naturali. Nella
ricerca di cibo si sposta utilizzando le corte pinne pettorali,
espellendo nuvole di sabbia e trattenendo il cibo. Ogni 2 o 3 minuti,
dopo aver percorso almeno 2 metri, riemerge per respirare, dopodichè
si immerge di nuovo e riprende a cibarsi Il dugongo non ha orari
prestabiliti per cibarsi: non si basa sulla posizione del sole, ma
sulle maree. Sceglie quindi il momento migliore per entrare nelle
baie, dove comunque passa la notte al riparo dalle onde o da altri
pericoli, come i grossi squali.
I maschi, durante il periodo
dell'accoppiamento, assumono un comportamento aggressivo e si
combattono tra di loro per conquistare le femmine. Tentano poi di
abbracciare la femmina per accoppiarsi. Forse questo spiega le
numerose cicatrici che le femmine hanno sul dorso e sui fianchi.
I
dugonghi residenti a South Cove nella Shark Bay (West Australia)
hanno un comportamento diverso per l'accoppiamento (Anderson 1997): i
maschi si aggregano in una zona tradizionalmente utilizzata per
questo fine, poco adatta alla vita quotidiana, mancando delle risorse
di cui le femmine hanno bisogno. Ogni individuo si sceglie una
propria area, che difende dall'intrusione di altri maschi, mettendosi
in mostra con comportamenti particolari ed unici, per attirare le
femmine, le quali si recano in questa zona solo ed esclusivamente per
accoppiarsi, scegliendo tra i vari pretendenti. Non si sa se questo
rituale avvenga anche in altre parti del mondo.
Il dugongo ha un nuoto lento e
aggraziato, con una velocità tipica di 10 Km/h, velocità
che può raddoppiare per brevi tratte, in caso di pericolo. Gli
spostamenti di oltre 60 dugonghi sono stati monitorati con
trasmittenti VHF o via satellite nelle acque indonesiane e
australiane, mostrando che gli spostamenti più lunghi sono
generalmente dettati da fattori climatici, come la ricerca di acque
più calde nei periodi invernali. In inverno, a Moreton Bay
(Queensland), molti dugonghi percorrono dai 15 ai 40 Km. al
giorno per spostarsi dai bassi fondali dove si cibano all'oceano, la
cui temperatura è mediamente di 5°C più calda. Gli
spostamenti quotidiani sono dettati anche dalle maree: maggiore è
la loro escursione, maggiore è la distanza che il dugongo
percorre, a volte aspettando che l'acqua sia alta almeno un metro per
poter rientrare nelle baie o nelle lagune. Alcuni individui hanno
fatto spostamenti di centinaia di chilometri in vari mesi, una
femmina ha percorso addirittura 600 Km. in 5 giorni, attraverso
il golfo di Carpentaria. Nel 2001, dopo molti anni di assenza, è
stato segnalato il ritorno dei dugonghi nell'atollo di Aldabra
(425 Km. dal Madagascar), confermato anche da rilievi aerei.
Sono stati segnalati sia nell'ampia laguna, che nei pressi del "Main
Channel", nel nord-ovest dell'atollo, non lontano dal piccolo
insediamento di stanza nell'isola. Questo dimostra che il dugongo è
in grado di attraversare tratti di oceano profondo (più di
4.000 metri) e di migrare su lunghe distanze. Questa capacità
evidenzia inoltre che la salvaguardia dei dugonghi è una
responsabilità internazionale e non è limitata ai soli
paesi che oggi hanno la fortuna di ospitarli.
L'intervallo riproduttivo lungo
porta a stimare un tasso di crescita teorico massimo del 5% annuo, in
condizioni ambientali perfette, ovvero se si considerano solo le
morti per cause naturali ed escludendo quelle introdotte,
direttamente o indirettamente, dall'uomo e dal suo impatto con
l'ambiente. Ma l'impatto dell'uomo si fa sempre più invasivo,
molte zone sfuggono ad ogni controllo per via delle immancabili
guerre, tensioni o situazioni di instabilità politica (come in
Somalia). Un tasso di crescita così basso, in queste
condizioni, fa del dugongo una specie in pericolo d'estinzione. Dei
provvedimenti per la sua salvaguardia vanno presi al più
presto, di comune accordo e con la cooperazione di tutti gli stati,
per scongiurarne la scomparsa.