Dugonghi

Il dugongo


Non credo che avrò mai nella vita l'occasione di vedere dal vivo un dugongo, mi dovrò accontentare di foto e documentari... da qui la mia curiosità: come è fatta la pelle dei dugonghi? Sono nudi (tipo balena tanto per capirci) o hanno la pelliccia come le foche?


Emanuela Botoni
12 gennaio 2007
Regno:Animalia Phylum:Chordata Subphylum:Vertebrata Classe:M

Regno: Animalia
Phylum: Cordata
Subphylum: Vertebrata
Classe: Mammalia
Ordine: Sirena
Famiglia: Dugongidae
Genere: Dugong
Specie: Dugong dugon


Il dugongo (Dugong dugon) è il solo mammifero erbivoro esclusivamente marino ed è la sola specie superstite della famiglia Dugongidae. Nonostante la sua vita si svolga completamente in mare (ciò non vale per la maggior parte gli altri sirenidi, come il tricheco o la foca), esso è dotato di polmoni e non di branchie: ciò lo costringe periodicamente a salire a galla per prendere aria. Dopo l'inspirazione, però, la maggior parte dell'ossigeno non viene fissato nell'emoglobina del sangue come accade per noi, ma nella mioglobina dei muscoli: questo stratagemma, utilizzato anche da molti altri mammiferi marini, gli permette di evitare embolie durante la risalita e di restare sott'acqua per tempi molto lunghi. Il dugongo raggiunge una dimensione massima di 3 metri ed un peso di 400 Kg (alcune fonti indicano 900 Kg). Malgrado il maschio e la femmina di dugongo abbiano circa le stesse dimensioni, spesso quest'ultima risulta leggermente più lunga e pesante del primo (ma non abbastanza da parlare di dimorfismo sessuale). Il corpo massiccio termina con un'ampia coda piatta simile a quella delle balene, con due lobi allungati, a differenza della coda del lamantino (tricheco), che è di forma arrotondata. La testa ha una forma caratteristica, tondeggiante, il collo è corto e non visibile. Il muso è rivolto verso il basso per facilitare la raccolta delle piante acquatiche dai fondali. Il labbro superiore, separato nel mezzo, si protende sopra la piccola bocca. La mandibola e il palato hanno placche cornee, usate per masticare e strappare dal fondo il cibo, che viene sradicato grazie al forte labbro superiore.

Zanna di dugongo I maschi di oltre 12 anni hanno gli incisivi superiori trasformati in zanne, presenti a volte anche nelle femmine di età avanzata. Gli adulti hanno un totale di 10-14 denti. I molari hanno forma cilindrica e sono privi di radici e di smalto. Il naso non ha struttura ossea, la scatola cranica è grossa, in rapporto alla dimensione del corpo, l'arco zigomatico è spesso e profondo.
Le narici di grosso diametro, posizionate sul lato superiore del muso, sono separate e hanno una membrana che funge da valvola, per impedire l'ingresso dell'acqua durante l'immersione. Il corpo, protetto da uno spesso strato di grasso e da una pelle resistente e liscia, è ricoperto da corte setole, spaziate di alcuni centimetri. Queste setole si infittiscono sul labbro superiore e sul muso in genere, fungendo da vibrisse, per aiutare il dugongo nella ricerca del cibo, quando esplora il fondale sabbioso col muso. Il dugongo ha infatti una vista scarsa: il suo occhio è piccolo, infossato, protetto da una membrana nittitante ben sviluppata. La sua pelle è, al pari degli altri sirenidi, usata principalmente come accumulatore di materia grassa, risorsa che torna utile durante l'inverno come protezione termica dalle basse temperature. Essa è inoltre estremamente resistente e dotata di buone capacità rigenerative: una profonda ferita inflitta da una rete da pesca d'alto mare può guarire infatti anche in un solo giorno.


Il cervello di questo curioso sirenide è poi abbastanza sviluppato, cosa non insolita nella Classe Mammalia, ed inoltre il dugongo possiede un apparato fonativo capace di modulare suoni su diversa frequenza, lo stesso principio sul quale si basano i cosiddetti canti delle megattere ed anche, benché su di un livello molto più avanzato, la voce umana.

Occhio di dugongo.jpg Gli arti anteriori si sono trasformati in corte pinne, che non superano i 50 cm, di forma arrotondata e in posizione avanzata, con scheletro osseo ben sviluppato. I piccoli usano queste pinne per nuotare, mentre gli adulti le usano per spostarsi sul fondale quando si nutrono e solo come timoni di profondità durante il nuoto, utilizzando la grossa coda come propulsore.
Di colore marrone molto chiaro alla nascita, si scurisce con gli anni sul dorso e sui fianchi, assumendo una colorazione marrone con riflessi giallognoli.
Lo scheletro è formato da un'ossatura spessa e densa, caratterizzata dalla mancanza di cavità aeree, quindi con elevato peso specifico, che aiuta il dugongo a restare immerso in acqua bassa. Quasi tutte le informazioni oggi disponibili sono state ricavate da esemplari morti intrappolati in reti o uccisi dagli aborigeni del nord Australia. Per stabilire l'età dei vari individui è stato adottato il metodo sviluppato per i pinnipedi e per i cetacei, basato sul numero di strati sovrapposti di cui sono composte le zanne. L'esemplare più vecchio studiato è stato una femmina di 73 anni.

La bocca del dugongo.jpg Alcune ricerche indicano che la femmina raggiunge la fertilità a un'età compresa tra i 10 ed 17 anni, anche se una recente ricerca, condotta nello stretto di Torres (Australia), abbassa questa età a 6 anni.
La gestazione dura dai 13 ai 15 mesi e viene partorito un singolo individuo di circa 100 cm e 30 Kg (i parti gemellari sono molto rari). Il parto avviene in acqua bassa e il piccolo nuota da solo verso la superficie, per il suo primo respiro.
L'allattamento dura dai 14 ai 18 mesi e la crescita è rapida, poiché i piccoli imparano presto a nutrirsi anche di piante fanerogame, sommando questo cibo al latte materno. L'intervallo tra un parto e l'altro è molto lungo, tra i 3 e i 7 anni.

Il comportamento del dugongo è stato osservato soprattutto in Australia, che vanta la maggiore popolazione. Tendenzialmente ama vivere in piccoli gruppi, ma sono stati osservati branchi di centinaia di individui. Ovviamente questo non può avvenire nelle località dove gli esemplari superstiti sono ridotti a poche unità su centinaia di chilometri di costa.
Il dugongo passa gran parte del suo tempo mangiando. Questo avviene generalmente in acque basse (1-6 m.). Si stima che il suo fabbisogno sia di circa 30 Kg di cibo al giorno. La sua dieta è composta quasi esclusivamente da fanerogame (piante marine) delle famiglie Potamogetonaceae, Hydrocharitaceae e Cymodoceaceae. Quando possibile, sradica completamente queste piante, altrimenti si limita a mangiare le sole foglie. Nella sua dieta è molto selettivo, scegliendo cibi ad alto contenuto nutritivo e di facile digeribilità, come i rizomi di piante del genere Halodule ricche di azoto e povere di fibre e Halophila, facilmente digeribili. Preferenza quindi per la qualità e non per la quantità.

Cymodocea serrulata Occasionalmente si nutre di alghe, ma solo quando le fanerogame scarseggiano. Analisi del contenuto dello stomaco e fecali mostrano la presenza di piccoli invertebrati, ma la loro ingestione è casuale. Alcuni studi (Anderson 1989 e Preen 1995) evidenziano l'ingestione volontaria di invertebrati, ma solo ai limiti meridionali della loro distribuzione sia a ovest che a est dell'Australia. Un comportamento simile non è stato osservato in nessuna altra zona. Questa selettività nell'alimentazione fa sì che non tutte le praterie di fanerogame siano idonee all'insediamento di comunità di dugonghi. Alcuni studi mostrano come questa attività di alimentazione alteri, su base locale, la composizione di queste praterie, migliorandone la qualità se paragonate ad altre il cui tasso di rotazione e di riciclo dei componenti nutritivi sia basato solo su fattori naturali. Nella ricerca di cibo si sposta utilizzando le corte pinne pettorali, espellendo nuvole di sabbia e trattenendo il cibo. Ogni 2 o 3 minuti, dopo aver percorso almeno 2 metri, riemerge per respirare, dopodichè si immerge di nuovo e riprende a cibarsi Il dugongo non ha orari prestabiliti per cibarsi: non si basa sulla posizione del sole, ma sulle maree. Sceglie quindi il momento migliore per entrare nelle baie, dove comunque passa la notte al riparo dalle onde o da altri pericoli, come i grossi squali.

La coda del dugongo I maschi, durante il periodo dell'accoppiamento, assumono un comportamento aggressivo e si combattono tra di loro per conquistare le femmine. Tentano poi di abbracciare la femmina per accoppiarsi. Forse questo spiega le numerose cicatrici che le femmine hanno sul dorso e sui fianchi.
I dugonghi residenti a South Cove nella Shark Bay (West Australia) hanno un comportamento diverso per l'accoppiamento (Anderson 1997): i maschi si aggregano in una zona tradizionalmente utilizzata per questo fine, poco adatta alla vita quotidiana, mancando delle risorse di cui le femmine hanno bisogno. Ogni individuo si sceglie una propria area, che difende dall'intrusione di altri maschi, mettendosi in mostra con comportamenti particolari ed unici, per attirare le femmine, le quali si recano in questa zona solo ed esclusivamente per accoppiarsi, scegliendo tra i vari pretendenti. Non si sa se questo rituale avvenga anche in altre parti del mondo.

Il dugongo ha un nuoto lento e aggraziato, con una velocità tipica di 10 Km/h, velocità che può raddoppiare per brevi tratte, in caso di pericolo. Gli spostamenti di oltre 60 dugonghi sono stati monitorati con trasmittenti VHF o via satellite nelle acque indonesiane e australiane, mostrando che gli spostamenti più lunghi sono generalmente dettati da fattori climatici, come la ricerca di acque più calde nei periodi invernali. In inverno, a Moreton Bay (Queensland), molti dugonghi percorrono dai 15 ai 40 Km. al giorno per spostarsi dai bassi fondali dove si cibano all'oceano, la cui temperatura è mediamente di 5°C più calda. Gli spostamenti quotidiani sono dettati anche dalle maree: maggiore è la loro escursione, maggiore è la distanza che il dugongo percorre, a volte aspettando che l'acqua sia alta almeno un metro per poter rientrare nelle baie o nelle lagune. Alcuni individui hanno fatto spostamenti di centinaia di chilometri in vari mesi, una femmina ha percorso addirittura 600 Km. in 5 giorni, attraverso il golfo di Carpentaria. Nel 2001, dopo molti anni di assenza, è stato segnalato il ritorno dei dugonghi nell'atollo di Aldabra (425 Km. dal Madagascar), confermato anche da rilievi aerei. Sono stati segnalati sia nell'ampia laguna, che nei pressi del "Main Channel", nel nord-ovest dell'atollo, non lontano dal piccolo insediamento di stanza nell'isola. Questo dimostra che il dugongo è in grado di attraversare tratti di oceano profondo (più di 4.000 metri) e di migrare su lunghe distanze. Questa capacità evidenzia inoltre che la salvaguardia dei dugonghi è una responsabilità internazionale e non è limitata ai soli paesi che oggi hanno la fortuna di ospitarli.

Le narici del dugongoL'intervallo riproduttivo lungo porta a stimare un tasso di crescita teorico massimo del 5% annuo, in condizioni ambientali perfette, ovvero se si considerano solo le morti per cause naturali ed escludendo quelle introdotte, direttamente o indirettamente, dall'uomo e dal suo impatto con l'ambiente. Ma l'impatto dell'uomo si fa sempre più invasivo, molte zone sfuggono ad ogni controllo per via delle immancabili guerre, tensioni o situazioni di instabilità politica (come in Somalia). Un tasso di crescita così basso, in queste condizioni, fa del dugongo una specie in pericolo d'estinzione. Dei provvedimenti per la sua salvaguardia vanno presi al più presto, di comune accordo e con la cooperazione di tutti gli stati, per scongiurarne la scomparsa.

Monica Colitti Dipartimento di Scienze della Produzione Animale, Università di Udine

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