Tornado in Europa

Tornadi in Europa

Vorrei sapere per quale motivo in Europa e segnatamente in Italia i fenomeni turbolenti quali uragani, tornado e trombe d'aria di rilevanti dimensioni non hanno una frequenza similare a quella delle zone del Nord America o di altre zone del globo.

marco vicari
12 dicembre 2006

ITC “DIAZ “

Innanzitutto bisogna fare un po' di chiarezza sul significato dei termini turbolenza, uragani, tornado e trombe d'aria. La turbolenza di un fluido, nella fattispecie della sua domanda l'aria, non è sinonimo di una classe specifica di fenomeni meteorologici violenti, bensì essa definisce un regime del moto del fluido non semplice da descrivere, o da rappresentare, tramite modelli fisico-matematici. Tale caratteristica del moto può interessare l'aria da scale spaziali molto piccole, per esempio pochi centimetri, a quelle più grandi, per esempio parecchi metri. Il moto turbolento dei fluidi si contrappone al moto laminare che invece non è caotico.

Venendo ai fenomeni meteorologici da lei citati, gli uragani sono essenzialmente distinti dai tornado, mentre tromba d'aria e tornado sono sinonimi, in quanto il tornado trae il suo nome dalla cultura e dall'esperienza americana, mentre la tromba d'aria fa parte del vocabolario italiano. Gli uragani sono vortici atmosferici aventi dimensioni di molti chilometri, anche centinaia, e hanno una vita piuttosto lunga, di molti giorni; nascono nelle zone tropicali degli oceani e terminano la loro vita spingendosi verso le medie latitudini. Spesso nel loro cammino incontrano le coste di continenti o arcipelaghi di isole densamente abitati e sono causa di enormi danni e purtroppo di molte vittime. Famosi perché riportati con clamore delle cronache sono gli uragani che frequentemente colpiscono le coste atlantiche dell'America centrale e degli Stati Uniti (vedi bibliografia 1). Fortunatamente il clima mediterraneo non ospita uragani, quindi la nostra penisola non ne è interessata.

Le trombe d'aria sono fenomeni atmosferici presenti in tutte le regioni d'Italia. Essi hanno la forma di un vortice atmosferico stretto e alto che si manifesta come un imbuto che partendo dalla base di una nube temporalesca tocca il suolo. Si tratta quindi di vortici molto stretti, dal diametro che varia da alcune decine a un centinaio di metri, inoltre la loro durata è piuttosto breve, da pochi minuti ad alcune decine di minuti per quelli più imponenti. Anche i tornado sono causa di danni e in alcuni casi di decessi, ma la loro azione distruttiva è limitata a delle aree molto circoscritte.

Studi recenti, condotti nell'ambito della comunità scientifica che si occupa di fenomeni meteorologi locali e violenti, hanno evidenziato che le trombe d'aria sono fenomeni presenti pressoché in tutti i continenti, alle medie latitudini, e la loro distribuzione nella scala delle intensità è confrontabile, ovvero la percentuale degli eventi accaduti in funzione della loro intensità non si discosta molto da continente a continente. Ciò che cambia è la frequenza degli eventi. Ovvero anche in Italia si manifestano tornado con intensità confrontabili con quella dei tornado americani, ma ve ne sono di meno. Questa differenza non è stata spiegata ancora in modo esauriente, ma molte osservazioni e congetture portano a pensare che l'orografia complessa della nostra penisola, ovvero la presenza di montagne e colline, agisca da inibitore alla formazione di trombe d'aria di grandi dimensioni e di lunga durata con una elevata frequenza annuale. Invece, tale inibitore non è presente nelle grandi pianure dell'America settentrionale.

Un altro elemento di distinzione tra i tornado italiani e quelli del resto del mondo è che la loro massima frequenza climatica cade in periodi dell'anno diversi da quelli di altre aree del globo. Infatti, il numero dei tornado che ogni anno vengono osservati in Italia si aggira sulle quaranta unità (vedi bibliografia 3) e il numero maggiore si manifesta nella tarda estate e inizio autunno. Tale risultato va confrontato con il massimo riportato dagli studi climatici svolti nell'Europa continentale (vedi bibliografia 2), dove la maggior frequenza cade tra i mesi di giugno e luglio, e la climatologia dei tornado nord-americani, che sono più frequenti in maggio. Un'interpretazione preliminare di questi risultati porta a individuare la spiegazione di tali differenze negli effetti mitigatori dei mari che circondano la nostra penisola, ovvero i tornado sono più frequenti in Italia quando i mari delle nostre coste sono più caldi. Un'ulteriore peculiarità delle trombe d'aria di casa nostra è che esse si manifestano prevalentemente nelle ore del tardo pomeriggio e della sera. Per concludere questa breve descrizione dei tornado italiani, va ricordato che i tornado sono associati ai fenomeni temporaleschi, e che la pianura Padana è una delle zone al mondo con la maggior probabilità di temporali estivi, confrontabile o maggiore rispetto a quella tipica delle aree americane interessate dai tornado, ma la frequenza di trombe d'aria nella nostra maggiore pianura è inferiore a quella americana. Ciò significa che non basta avere un temporale per generare un tornado, ma sono necessarie particolari condizioni al contorno. Tali condizioni atmosferiche sono oggi uno degli argomenti di punta nello studio della fisica dell'atmosfera alla mesoscala.

Dario B. Giaiotti CRMA - Centro Regionale di Modellistica Ambientale - ARPA FVG

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