Cosa provoca l'invecchiamento di un corpo umano e quale funzione ha il cervello in tale regolazione?
Questa domanda sull’invecchiamento sembra una domanda innocente cui magari corrisponde una facile spiegazione. In realtà l’invecchiamento è un processo molto complesso e comprenderlo potrebbe essere molto interessante per combattere le malattie e le invalidità legate all’ultimo periodo della vita e assicurare una vecchiaia sana, attiva e indipendente. Di fatto però, la senescenza è uno dei processi biologici meno compresi. Per esempio: quando comincia? Alla nascita o dopo il picco degli anni riproduttivi? E in ogni modo, a qualunque momento inizi porta comunque alla perdita di funzioni vitali e alla fine aumenta la probabilità di morte.
Le teorie dell’invecchiamento si dividono in 2 gruppi, quelle di programma e quelle dell’errore. Le prime partono dal presupposto che l’invecchiamento sia programmato secondo un calendario biologico, come quelli che regolano la crescita infantile e la pubertà. Per esempio, con il passare degli anni alcuni geni che regolano funzioni vitali potrebbero essere attivati o disattivati, oppure il naturale declino di certi ormoni o la ridotta efficienza del sistema immunitario possono attivare il processo di invecchiamento. Le teorie del danno o dell’errore invece si focalizzano sull’aggressione che l’ambiente porta ai nostri sistemi biologici, che diventano progressivamente meno capaci di riparare i danni. Di fatto, però, le teorie dell’invecchiamento non si escludono a vicenda, anzi è probabile che tutti i fattori detti sopra possono giocare un qualche ruolo, integrandosi a vicenda.
Un fattore molto importante dell’invecchiamento è senz’altro la genetica. Non ci sono dubbi che i geni abbiano una grande importanza, fino al 30%, sulla durata della vita. Lo studio di gemelli identici, che hanno l’identico patrimonio genetico, suggerisce tuttavia che la durata della vita sia determinata non soltanto dai geni, ma anche da fattori ambientali.
I geni sono pezzi (sequenze) di DNA che funzionano trasferendo il loro codice in un altro acido nucleico chiamato RNA messaggero, che a sua volta determina la sintesi di una determinata proteina. Questo processo si chiama espressione del gene. Diversi geni sembrano legati alla longevità e sono stati studiati nei vermi, nei lieviti, nei moscerini della frutta e anche nei topi. In questi studi siamo appena agli inizi e poi comunque occorrerà ricercare i geni analoghi nella specie umana. Al momento si sa che alcune proteine come gli enzimi antiossidanti prevengono il danno cellulare, mentre altre riparano il DNA, regolano il metabolismo di glucosio o aiutano le cellule a rispondere allo stress. La variazione dei geni si riflette sulla variazione di queste proteine che hanno una funzione importante nei processi dell’invecchiamento.
Di fatto il normale invecchiamento fisiologico è molto variabile da individuo a individuo e anche nello stesso individuo varia da cellula a cellula, da tessuto a tessuto, da organo a organo.
Per esempio, in alcuni individui la funzione renale declina prima delle altre e in altri invece diminuisce più rapidamente la robustezza delle ossa. Questo rafforza l’ipotesi che geni, stile di vita e malattie influenzano il tasso di invecchiamento e che diversi processi sono coinvolti.
Il cervello di per sé non gioca un ruolo nell’invecchiamento, ma è soggetto a invecchiamento come tutti gli altri organi. Invecchiando, il cervello perde alcune strutture di connessione (assoni) fra una cellula nervosa (neurone) e l’altra, mentre sembra che i neuroni non si riducano significativamente. Anzi, studi recenti suggeriscono che il sistema nervoso dell’adulto è capace di produrre nuovi neuroni anche se non è chiaro in quali condizioni questo possa verificarsi. Il funzionamento dei singoli neuroni può ridursi con l’età e una delle esperienze sgradevoli per l’adulto anziano è la perdita di memoria, che peraltro nel normale invecchiamento è diversa dalla perdita di memoria associate alla malattia di Alzheimer. Nel normale invecchiamento la capacità di accumulare e rinfrescare informazioni elaborate di recente e la cosiddetta memoria prospettica, cioè la memoria delle cose da fare, sono ridotte. Al contrario, la memoria di procedure note o la memoria di fatti che hanno coinvolto emotivamente resta inalterata.