L’espressione “reattori di quarta generazione” è stata coniata negli USA, nell’ambito di un progetto noto come “Generation IV Initiative”, promosso dagli Stati Uniti coinvolgendo altre nove nazioni, cioè Argentina, Brasile, Canada, Francia, Giappone, Corea del sud, Sud Africa, Svizzera e Regno Unito.Il progetto mira a mettere in commercio nei prossimi decenni una “quarta generazione” di reattori a fissione con caratteristiche molto migliori di quelli delle tre generazioni precedenti.
Le tre generazioni precedenti sono rispettivamente:
Gen I: I primi impianti di bassa potenza ( qualche decina o centinaia di MW) costruiti negli ultimi anni 50 e primi anni 60;
Gen II: gli impianti di tipo LWR ( Light Water Reactor, cioè Reattore ad Acqua Leggera), di grande potenza ( dell’ordine di 1000 MW) realizzati nelle due filiere, rispettivamente ad acqua bollente (BWR: Boiling Water Reactor) e ad acqua pressurizzata ( PWR : Pressurized Water Reactor). Sono di questo tipo quasi tutti gli impianti in funzione negli USA, e per fare un esempio più vicino a noi era un BWR da 860 MW il reattore di Corso.
Gen III: impianti di tipo PWR, installati a partire dagli anni 90 soprattutto in Giappone e Corea, come evoluzioni più affidabili e meno costose degli impianti PWR Gen II.
Gen IV rappresenta invece un progetto non evolutivo ma rivoluzionario : per sapere in dettaglio di cosa si tratta si può digitare “Generation IV Initiative” su un buon motore di ricerca e viene fuori una valanga di informazioni.
In estrema sintesi, vengono individuati sei tipi di reattori a fissione, tre a neutroni lenti e tre a neutroni veloci, che nel giro di alcuni decenni dovrebbero venire studiati, collaudati e poi immessi nell’uso commerciale. Le più importanti caratteristiche migliorative rispetto a quelle dei reattori attuali dovrebbero essere:
Ho usato il condizionale perché lo sforzo richiesto dal progetto è veramente enorme sotto tutti gli aspetti ( scientifico, tecnologico, organizzativo, finanziario,…), per cui non è detto che le cose vadano proprio così lisce come i promotori ipotizzano. Comunque la strada di grandi progetti transnazionali mi sembra la sola percorribile con prospettive ragionevoli di successo.
Concludo facendo notare che in ogni caso non bastano reattori più sicuri e più efficienti per rendere accettabile su vasta scala l’uso dell’energia nucleare da fissione: bisogna sempre tenere in mente il ciclo complessivo del combustibile, dal momento dell’estrazione del minerale a quello dello smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi. E questo mi porta immediatamente a dire che è assolutamente fondamentale coinvolgere, spiegando e convincendo, le popolazioni interessate a tutti gli stadi del processo.