Questa domanda così sintetica affronta in realtà molti temi.
Il problema del rapporto tra frequenze e scala musicale è già stato trattato
altrove (si veda il percorso tematico Musica, note e armonia). In questa
risposta ci concentreremo invece sul primo quesito posto dalla domanda, ovvero
la relazione tra frequenze e note.
Questo è un problema molto più complesso di quanto si potrebbe pensare.
Pensiamo alla catena di eventi generata dalla produzione di un suono: quando le
particelle di aria intorno a noi cominciano a vibrare in seguito a qualche
sollecitazione (un colpo di tamburo, un urlo, ...), esse trasmettono la loro
vibrazione ai timpani delle nostre orecchie, che a loro volta la trasmettono al
cervello attraverso vari stadi di elaborazione. Non dobbiamo mai dimenticare,
quindi, che la relazione tra suono e note non dipende solo da fenomeni fisici,
ma dipende in maniera altrettanto fondamentale da fenomeni fisiologici e
percettivi, ovvero da come la vibrazione sonora viene trasformata quando passa
attraverso i vari organi del nostro orecchio e viene infine convertita in
impulsi nervosi ed "interpretata" dal nostro cervello. Per semplicità
restringiamo qui la nostra risposta al mondo dell'acustica e della fisica, e
non affrontiamo problemi relativi alla percezione.
Alcuni dei suoni che noi sentiamo sono dotati di una "altezza" precisa,
ovvero sono associabili a delle note. Ma questo non è vero per tutti i suoni
del mondo, anzi non è vero nemmeno per tutti i suoni musicali: se ad esempio
pensiamo al suono prodotto da un rullante di una batteria, questo non
corrisponde a nessuna nota precisa, è "rumore". Altri suoni ancora
sono ambigui, ovvero riusciamo ad associarli ad una nota ma con qualche
incertezza.
La differenza tra suoni associabili a note musicali e suoni rumorosi risiede
innanzitutto nel modo in cui questi fanno vibrare l'aria sui nostri timpani.
Quando la vibrazione è all'incirca periodica, ovvero si ripete in maniera quasi
uguale nel tempo, allora il suono ha un'altezza ben definita. Il più elementare
suono periodico è un suono sinusoidale, in cui la vibrazione delle particelle
di aria nel tempo corrisponde al grafico di una funzione seno (o coseno). Per
dare un'idea, un suono prodotto fischiando con le labbra è molto simile a un
suono sinusoidale.
La cosa interessante è che si può dimostrare in maniera matematicamente
rigorosa che qualsiasi suono periodico è una somma di suoni sinusoidali,
ciascuno dei quali ha una frequenza multipla di una comune frequenza
fondamentale. Ognuna di queste componenti sinusoidali viene di solito chiamata
un "armonico" del suono.
Facciamo un esempio: si dice comunemente che la nota "LA centrale"
(il LA al centro della tastiera di pianoforte) ha una frequenza di 440 Hertz,
ovvero in essa la vibrazione sonora si ripete in maniera all'incirca periodica
440 volte al secondo. Per quanto abbiamo appena detto, un LA centrale è la
somma di numerose sinusoidi, delle quali la
prima ha una frequenza di 440Hz, la seconda ha una frequenza di 880Hz, la terza
ha una frequenza di 1320Hz, e così via. Il numero delle sinusoidi che
compongono il suono, così come la loro intensità, influisce sul timbro del
suono ma non sulla sua altezza: così un LA
centrale suonato su un pianoforte o su una chitarra ha un timbro diverso, ma ha
sempre un'altezza di 440 Hertz, ovvero è sempre un LA centrale! In generale i
suoni prodotti da corde (sufficientemente sottili) sono quasi periodici: è noto
che bloccando opportunamente alcuni punti di una corda di chitarra è possibile
far risuonare solo alcuni armonici della corda stessa.
All'estremo opposto, un suono di tipo rumoroso, ovvero non dotato di un'altezza
precisa, corrisponde ad una vibrazione che non è periodica e che anzi
assomiglia molto ad una vibrazione caotica. Dal punto di vista matematico un
suono di questo tipo può essere visto come composto da moltissime sinusoidi le
cui frequenze non sono multiple di una comune fondamentale, e sono invece molto
ravvicinate tra loro. Molti suoni di tipo percussivo usati in musica sono suoni
non-periodici: pensiamo al rullante o ai piatti di una batteria, il cui suono
non è associabile a nessuna nota. Altri esempi di suoni di questo tipo si trovano
ovviamente in natura, nel regno dei suoni non-musicali: pensiamo
ad esempio al suono prodotto dal vento nelle orecchie, o a quello di un'onda
sulla battigia.
Le due categorie estreme di suoni intonati e suoni rumorosi non esauriscono
certo la gamma dei suoni musicali. Tra queste due categorie esistono suoni la
cui intonazione è ambigua e non definibile con certezza. Dal punto di vista
matematico questi sono suoni in cui la relazione armonica tra le sinusoidi che
li compongono si sta "corrompendo". Ad esempio può succedere che i
rapporti tra le frequenze delle sinusoidi tendano ad essere più grandi che in
una relazione armonica, ovvero la seconda sinusoide ha una frequenza "più
che doppia" rispetto alla fondamentale, la terza ha una frequenza "più
che tripla",
e così via. La conseguenza è che le varie componenti sinusoidali non "collaborano"
più a formare un suono complessivamente periodico, e quindi anche la percezione
di un'altezza definita tende a perdersi. Un suono che rientra in questa
categoria è quello prodotto dalle note più basse di un pianoforte: se lo
ascoltiamo sentiamo che è molto
diverso, più fluttuante e mutevole, rispetto a quello di una nota centrale. La
ragione di questo è che le corde più basse del pianoforte sono molto spesse e
rigide, e ciò causa una "dispersione" delle componenti sinusoidali
che perdono la loro relazione armonica.
Un altro esempio di suono che rientra in questa categoria è quello di una
campana. Anche in questo caso il suono è composto da sinusoidi che non sono in
rapporto armonico tra loro, e spesso risulta non semplice attribuire un'altezza
precisa alla nota (non per niente si dice che una persona "è stonata come
una campana"!).
Questi ultimi esempi ci fanno capire che non esiste dal punto di vista fisico
un confine netto tra suoni che possiedono un'altezza definita e suoni che non
la possiedono. Arrivati a questo punto bisogna abbandonare il regno
dell'acustica ed addentrarsi in quello della psico-acustica.