Camminare d'estate o d'inverno

Vorrei sapere se a parità di chilometri percorsi riusciamo a bruciare più grassi d'estate o d'inverno e, quindi, quando conviene allenarsi di più.
Fortunato Marafioti
18 luglio 2006
La regolazione della temperatura corporea in relazione alla temperatura (ed umidità) ambientale rappresenta un meccanismo estremamente delicato e complesso che coinvolge sia strutture del sistema nervoso centrale (ipotalamiche), recettori periferici, aggiustamenti ed adattamenti vascolari, muscolari ed ormonali: il meccanismo è finalizzato a mantenere la temperatura corporea centrale (o profonda, cioè quella nella parte più interna del nostro corpo) costantemente intorno ai 37° centigradi.

A riposo il sistema possiede una sua capacità di autoregolazione ma durante uno sforzo fisico introduciamo nell'equilibrio dinamico del sistema la variabile legata alla produzione di calore ed all'aumento del metabolismo secondario all'esecuzione di un'attività fisica che può essere estremamente varia ed è legata all'intensità, alla tipologia della stessa oltre che al grado di allenamento del soggetto ed alla sua situazione nutrizionale.

In particolare vorrei sottolineare che i substrati energetici utilizzati dipendono prevalentemente dal tempo e dall'intensità dell'esercizio fisico oltre che dal grado di allenamento e dalla situazione nutrizionale del soggetto piuttosto che dalla temperatura esterna.

Dati sperimentali ci dicono che il metabolismo basale, a parità di massa magra, è maggiore a temperature fredde, quindi a parità di attività fisica il consumo energetico è maggiore e ciò è dovuto principalmente al meccanismo del brivido ed alla maggiore necessità di produrre calore endogeno per mantenere l'equilibrio. Alcuni studi hanno verificato che a carichi di lavoro submassimali il consumo di ossigeno è maggiore in ambienti freddi rispetto a quelli caldi; ciò però non sembra essere stato confermato per carichi massimali. La diminuzione della temperatura muscolare rallenta i processi enzimatici ed aumenta la viscosità del sangue e può peggiorare (almeno all'inizio dell'allenamento) la capacità di lavoro.

In ambiente caldo la perdita di peso, a parità di esercizio, è maggiore ma ciò è dovuto principalmente a perdita di liquidi mediante il sistema della sudorazione. La vasodilatazione da caldo porta effettivamenta ad un aumento del consumo energetico da sforzo ma attualmente non vi sono delle rilevanze che il momento di inizio del metabolismo dei grassi possa essere anticipato.

Quando allenarsi quindi?

Credo che la macchina umana sappia mettere in atto i meccanismi adeguati per lavorare in un range climatico ragionevole: in climi freddi fondamentale è aumentare il tempo dedicato al riscaldamento, in climi caldi la reidratazione e l'abbigliamento sono importanti nella prevenzione dei crampi e del colpo di calore.

Auro Gombacci
Keywords: fisiologia

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