Simile scioglie simile

chimica060724
Vorrei sapere a chi, nella storia della chimica, si deve la paternità dell'espressione: il simile scioglie il simile.
Matteo Pellegrini
25 giugno 2006
L'espressione in questione (similia similibus solvuntur) risale agli alchimisti medioevali e credo sia assolutamente impossibile stabilire una attribuzione di paternità precisa. Il mio sospetto è stato confermato dall'autorevole parere del professor Luigi Cerruti, illustre storico della chimica dell'Università di Torino, da me interpellato.

La regola è sicuramente nata su base empirica, attraverso le innumerevoli osservazioni effettuate dagli alchimisti. Solo in epoca più recente, tuttavia, è stato possibile interpretarla dal punto di vista teorico. Attualmente è possibile affermare che la “somiglianza” contemplata dalla regola non è generica, ma deve riferirsi alla struttura molecolare delle sostanze considerate. La solubilità di una sostanza in un'altra dipende infatti dal tipo di interazioni che si vengono a instaurare tra le loro molecole. Le interazioni tra molecole sono di tipo elettrostatico e possono essere di vario tipo: interazioni dipolo-dipolo (tra cui una delle più importanti è il cosiddetto legame idrogeno) e forze di Van der Waals (a loro volta suddivisibili in interazioni dipolo-dipolo indotto e dipolo istantaneo-dipolo indotto).

La regola "il simile scioglie il simile" è interpretabile proprio in base al tipo di interazioni intermolecolari che caratterizzano le varie sostanze. Così, ad esempio, una sostanza tra le cui molecole siano presenti legami idrogeno tenderà a essere solubile in altre sostanze caratterizzate anch'esse da legami idrogeno. Viceversa, nel caso in cui le interazioni intermolecolari che caratterizzano due sostanze siano differenti, esse risulteranno immiscibili. Ad esempio, l'alcol etilico presenta legami idrogeno tra le sue molecole ed è solubile in acqua le cui molecole sono caratterizzate anch'esse da questo tipo di interazioni. Viceversa nell'olio le forse intermolecolari sono principalmente di tipo di Van der Waals e pertanto esso risulta essere insolubile in acqua.

Silvano Fuso Istituto Tecnico Commerciale e Industriale "Primo Levi"

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