Qual è l'esatta definizione matematica (o matematico-fisica) di flusso? C'è un matematico che se ne è occupato? Chi ha adottato per primo il termine flusso in campo fisico e/o matematico?
Analogamente si può definire, sempre in condizioni di omogeneità spaziale e di velocità costante, il flusso attraverso una porzione S della sezione se si considera il cilindro contenuto tra d e d' e avente base S. È intuitivo che il risultato è proporzionale all'area di S, e quindi il risultato che si ottiene dividendo per l'area di S non dipende dall'estensione di S e può essere associato a ogni punto del cilindro (lo si potrebbe definire “densità di flusso”).
È anche intuitivo che se la sezione del tubo è “quasi” costante, la velocità è “quasi” costante e la densità del fluido è “quasi” costante, il risultato ottenuto è “quasi” lo stesso e la definizione è “quasi” precisa. Se i dati non sono quasi costanti, conviene “localizzare” il problema e considerare porzioni di fluido “molto piccole” le cui parti hanno velocità “quasi” uguale.
Una definizione abbastanza accurata di flusso può essere fatta in questo modo con metodi geometrici e grafici (Leonardo). Questo, seguendo la nostra intuizione. Ma se si tratta di dare risultati precisi queste “quasi definizioni” non sono sufficienti. Come in tutti gli aspetti della matematica applicata una formalizzazione in termini matematici è necessaria per avere una definizione a cui applicare un' analisi quantitativa.
Una definizione precisa con procedimenti di limite (esaustione) è stata formulata dagli scienziati di epoca alessandrina, in particolare da Archimede. Questi procedimenti di limite hanno avuto una formalizzazione (quasi) completa a partire da Newton e Cartesio, e hanno portato al calcolo differenziale. Questo è uno strumento efficace per una formalizzazione matematica della definizione intuitiva di flusso almeno se si fa l'ipotesi (comune alla scienza moderna dei fluidi) che il fluido sia modellizabile come un continuo.
In realtà per l'applicazione del calcolo differenziale è necessario solo che lo spazio in cui si collocano gli oggetti sia dotato di una struttura metrica, ad esempio sia identificabile con lo spazio geometrico euclideo. Se questo è vero si può definire il flusso di energia, di materia, di quantità di moto, ma anche di particelle, sia in meccanica classica che in meccanica quantistica.
Con queste premesse, la definizione matematica di flusso richiede preliminarmente la definizione di alcune strutture matematiche che intervengono in modo naturale nel processo di formalizzazione matematica, attraverso il calcolo differenziale, in particolare attraverso la geometria differenziale, della descrizione dello spazio fisico espresso in termini geometrici (area, volume, posizione ecc.).
È quindi naturale che intervengano nella formalizzazione entità geometriche astratte; una di queste è la “superficie” e il suo orientamento, un'altra è il “vettore” e più in generale il “campo vettoriale”, una terza è la derivazione (rispetto alle variabili spaziali e rispetto al tempo) e il suo duale, l'integrazione su una superficie o su un elemento di volume. Tutti questi sono procedimenti di “localizzazione” necessari quando il fenomeno che si vuole modelizzare non è omogeneo.
Queste strutture hanno infatti origine dalla necessità di formalizzare concetti “primitivi” come la velocità (ad esempio di una porzione di fluido) e una “sezione sottile” della porzione di spazio in cui il fluido (o la particella) si muove e la “somma della quantità di materia” che si trova “a un determinato istante” in una regione prefissata dello spazio.
Si tratta di concetti “primitivi” perché si riferiscono a un'idea primitiva di continuità che rende il problema ”non molto diverso” da quello che si avrebbe nel caso di perfetta omogeneità spaziale e di velocità esattamente costante (che sono casi semplici ma idealizzati).
Con procedimenti di limite si introducono così i campi vettoriali, ad esempio la velocità euleriana (la velocità dell'elemento di fluido “infinitesimo” che si trova ad un istante prefissato in una determinata “posizione spaziale”).
Utilizziamo la notazione “…” per ricordare che è implicito un processo di limite, Sebbene si utilizzi spesso il termine colloquiale “elemento di volume infinitesimo” non si tratta un di una porzione di fluido “più piccola di qualunque altra” (descrizione priva di significato).
La definizione geometrico-analitica di superficie permette di definire per ogni punto x della superficie S (x sono i tre numeri che rappresentano mediante coordinate cartesiane i punti dello spazio euclideo) il vettore unitario n(x) normale (ortogonale) alla superficie in ogni suo punto. Dalla definizione euclidea di area di una superficie piana elementare mediante un processo di limite si può definire una misura σ sulla superficie considerata (un quantità associata a ogni punto della superficie e che “integrata” su una porzione di superficie dà la sua area). A questo punto il flusso di un campo vettoriale v(x) attraverso una porzione S di superficie è per definizione l'integrale rispetto alla misura σ della proiezione del vettore v(x) sul piano passante per x e perpendicolare a n(x).
È facile convincersi che nel caso di un fluido di densità locale ρ (x) e velocità locale v(x) (anche questa quantità matematica è definita con un processo di limite partendo dalla quantità di fluido racchiusa in una regione sempre più piccola contenente il punto geometrico rappresentato da x) la definizione che abbiamo dato coincide con quella elementare (in condizioni di omogeneità) scegliendo per ciascun punto z un cilindro orientato come n(z) di altezza D e avente per base un (piccolo) intorno di x0 e calcolando il flusso del campo che vale v(z) in ciascun punto.
Eseguendo infatti i calcoli indicati si vede che la differenza tra i termini delle successioni così calcolate tende a zero al tendere a zero dell'area delle regioni considerate.