Le placche crostali si piegano, si deformano, si rompono. Non bisogna pensare a una sorta di “botta e risposta” come se fossero pezzi rigidi indeformabili. Il loro movimento è governato dalle spinte provenienti dall'interno della Terra attraverso i movimenti convettivi del mantello, i quali sono disposti sia lungo lineamenti ben definiti (che sono le dorsali ocaniche) ma si concentrano anche in zone molto ristrette, all'interno delle placche. La risultante distribuzione di sforzi e deformazioni è molto complessa.
Come andrà a finire? Nel Mediterraneo orientale si parla di collisione crostale incipiente. Africa ed Europa si salderanno lungo le principali isole (Cipro, Creta), ma probabilmente crescerà in mezzo a loro un cuscinetto di isole fatte da sedimenti schiacciati e deformati che al momento è sommerso, e si chiama dorsale mediterranea (l'Isola di Barbados, nei Caraibi ha la stessa origine). La dorsale mediterranea ha già raggiunto la profondità di -1110 metri a confronto della profndità di circa -3000 metri delle piane abissali non deformate.
L'espansione del Tirreno comporta la collisione della Sicilia con la placca africana, che è già in atto e ha generato la catena Iblea. Questa collisione frena l'apertura del Tirreno, che si deve allungare verso sud est dove lo Ionio lascia spazio. È difficile prevedere se questo movimento continuerà o se la resistenza della placca africana, molto più grande, bloccherà il movimento.
Nello stretto di Sicilia invece, si sta generando una nuova estensione crostale (apertura) con formazione di vulcani sottomarini. È un effetto collaterale della collisione, che ha prodotto una frattura tra Sicilia e Tunisia lugo al quale esce magma.
Il Mediterraneo occidentale invece sembra abbastanza stabile. Il bacino balearico si è aperto milioni di anni fa per la rotazione verso sud est dl blocco sardo-corso, che originariamente si trovava in Francia, e del blocco balearico poco dopo. Queste zone sono attualmente poco deformate e poco sismiche, quindi stabili.
Più a ovest il bacino del Mare di Alboran risente delle spinte del limite di placca dell'Arco Rifano ed è soggetto a compressione.
Riferimenti:
L'Istituto di Scienze Marine del CNR-ISMAR (Bologna) ha eseguito importanti studi sulla geologia marina del Mar Tirreno.
Altri siti di interesse:
Il Laboratorio di Sismologia dell'Università del Nevada a Reno ha un'ottima introduzione alla tettonica a placche.
La pagina dedicata all'orogenesi e sulla geologia strutturale contiene una spiegazione molto semplice ma rigorosa della dinamica crostale.
Crustal Deformation and Folds è un prontuario della terminologia usata nel campo della geologia strutturale.
Mountain Building and the Evolution of Continents presenta una descrizione schematica dei fenomeni orogenetici.