Contrariamente a quanto pensa nonna Papera, grande esperta in reumatismi, non esiste nessuna dimostrazione scientifica che vecchie ferite e fratture abbiano un potere di previsione sul cambiamento del tempo. Che funzionino, cioè, come alternativa al colonnello Bernacca.
Ho consultato la letteratura scientifica e ho chiesto agli amici reumatologi, e sembra abbastanza dimostrato che il tempo cattivo in sé e quindi bassa temperatura e bassa pressione siano associati ad un aumento del dolore nelle persone con malattie osteoarticolari. Anche i ratti artritici dimostravano un comportamento da dolore quando erano esposti a basse temperature e bassa pressione atmosferica.
Al contrario, non ho trovato dati certi che confermino l’associazione tra il cambiamento del tempo e la riacutizzazione di un dolore cronico. Anzi, ho trovato espressamente scritto che il dolore non può essere usato come predittore del tempo e viceversa.
La mia impressione è che siamo tutti metereopatici, magari in varia misura, e il tempo uggioso e grigio ci mette in una cattiva disposizione d’animo, capace di farci avvertire più vivamente certi doloretti che quando il cielo è blu e il sole sorride siamo disposti a tollerare. Così, quando arriva la pioggia, ci pensiamo su e realizziamo di averli avvertiti anche prima. La deduzione fallace è immediata: pensiamo che ci volessero avvertire che il tempo bello non sarebbe durato.