In linea di massima considerando specie animali vicine, i corredi metabolici sono abbastanza simili e questo è il motivo per cui si usa l'animale da laboratorio per valutare la tossicità delle sostanze. Gli animali da laboratorio usati per gli studi di tossicologia sono mammiferi e quindi filogeneticamente vicini all'uomo. In particolare il ratto e il topo che sono le specie più usate sono conosciute nei dettagli per quel che riguarda il corredo enzimatico metabolico. I dati ottenuti nell'animale vengono poi corretti per tutelare ulteriormente l'uomo, considerando l'uomo dieci volte più sensibile delle specie animali usate negli studi. Questo è un atteggiamento conservativo a tutela della specie umana, che in genere è più resistente delle altre specie animali.
Per avere dati direttamente da studi condotti nell'uomo è necessario prevedere studi epidemiologici che durano moltissimi anni, hanno costi spesso proibitivi e danno sovente risultati controversi per i numerosissimi fattori confondenti. Come è intuibile, l'uomo non può essere segregato in un ambiente controllato, a dieta controllata come accade nei centri di ricerca in cui si usano gli animali da laboratorio. Quanto detto vale per molecole di cui si voglia studiare la tossicità a priori, prima della commercializzazione come nel caso di additivi alimentari o pesticidi.
Se la domanda riguarda invece le piante consumate come alimenti che possono essere più o meno tossiche, la base della conoscenza sta nella tradizione tramandata di generazione in generazione, conoscenza che poi ha potuto essere confermata su basi molecolari con l'avanzare delle tecniche scientifiche. Anche gli animali usano la trasmissione dell'informazione per evitare l'intossicazione da vegatli tossici anche se ovviamente non si chiedono le ragioni di questi effetti come fa l'uomo.