Infatti, in passato sono stati usati anche altri intervalli e sono state date altre definizioni di caloria, a seconda degli intervalli usati: in particolare, hanno avuto una certa diffusione la caloria da 19,5 °C a 20,5 °C e quella da 3,98 °C a 4,98 °C. Per tagliar la testa al toro, qualcuno ha anche proposto di usare un valore medio, cioè un centesimo dell'energia necessaria per scaldare l'acqua da 0 °C a 100 °C.
La definizione più usata, però, è proprio quella da 14,5 a 15,5 °C. Credo che per scoprire l'origine di questi numeri si debba risalire al primo scienziato che determinò l'equivalente meccanico della caloria, cioè il birraio inglese James Prescott Joule, il quale nei suoi esperimenti usò come temperatura di riferimento 60 gradi Fahrenheit, cioè appunto 15,5 gradi Celsius.
Per evitare confusione, comunque, l'uso delle calorie è oggi sconsigliato (anzi, formalmente vietato negli atti ufficiali da una direttiva europea), e si preferisce ricorrere all'unità di misura prescelta dal Sistema Internazionale, cioè il Joule, che è definito in modo privo di ambiguità come il lavoro richiesto per esercitare una forza di un newton sulla distanza di un metro. Le chilocalorie sono ancora abbastanza usate da quei conservatori dei dietologi, i quali potrebbero farti notare che per leggere la mia risposta ne avrai consumate sei o sette…