L'oggetto a cui forse si riferisce la domanda è quello che è stato chiamato PIANETA X, la cui esistenza è stata suggerita dalle perturbazioni delle orbite dei pianeti esterni. La perturbazione del moto di Urano fu la molla per ipotizzare e poi trovare Nettuno, nel 1846. Successivamente, data la coincidenza dell'afelio delle comete con le orbite planetarie, discussa per esempio da Forbes nel 1880, la presenza di comete con afelio a grandi distanze dal sole fece ipotizzare la presenza di pianeti trans-nettuniani.
La ricerca e la teoria hanno portato a ipotizzare la presenza di vari pianeti, anche dopo la scoperta di Plutone, nel 1930 per opera di Clyde Tombaugh, e del suo satellite Caronte nel 1979.
Il nome "planet X" fu usato da Percival Lowell, noto con Schiaparelli per gli studi sui canali di Marte. William H. Pickering invece propose l'esistenza di 7 o forse anche 9 pianeti: O, P, Q, R, S, T, U, con O e P rappresentati da due orbite e parametri completamente diversi nel corso degli anni. Nella sua ricerca Lowell scandaglio' gran parte del cielo e non trovò nulla.
Nel 1976 Tom van Flandern si convinse dell'esistenza di un decimo pianeta nel sistema solare. Nonostante la scoperta di Caronte nel 1979, che modificò i parametri dell'orbita di Plutone, continuò nella sua ricerca, utilizzando anche i nuovi dati del satellite artificiale Voyager II. Lo sforzo osservativo coinvolse varie tecniche e vari gruppi, ma nel 1987 ancora nulla era stato trovato. L'ipotesi più plausibile per mantenere in vita questo decimo pianeta era che avesse un'orbita sufficientemente eccentrica da non essere visibile per molte centinaia di anni dalla terra.
L'attenzione sulle zone esterne del sistema solare rimase attiva. Nell'ottobre 1987 Charles Kowal scoprì l'asteroide 1977 UB, poi chiamato Chirone, oltre ad altri 14 asteroidi e 4 comete. Ma non trovò il decimo pianeta. Kowal concluse che nessun pianeta più brillante della 20a magnitudine si trova entro 3 gradi del piano dell'eclittica (dove giacciono le orbite dei pianeti del sistema solare, eccetto Plutone). Nella ricerca di nuovi asteroidi il cielo viene anche oggi sistematicamente scandagliato alla ricerca di oggetti molto deboli. Quindi un pianeta grande come Giove potrebbe esistere solo se fosse molto lontano dal Sole (molto oltre l'orbita di Plutone).
Quando i vari satelliti artificiali, e soprattutto i due Voyager fornirono miglior dati sul sistema solare, molte delle anomalie delle orbite furono riviste e la necessità di un ulteriore pianeta per spiegarle sparò. Nel frettempo nessun nuovo pianeta fu scoperto, ma fu trovata ad esempio una fascia di asteroidi al di là delle orbite di Nettuno e Plutone.
Un pianeta grande come Giove avrebbe un effetto gravitazionale molto grande sulle orbite dei pianeti conosciuti; il fatto che non si osservi nessun effetto di questo genere significa che un pianeta simile potrebbe esistere solo se fosse molto lontano dai pianeti conosciuti, ben oltre l'orbita di Plutone. Si può escludere anche un'orbita molto ellittica in cui l'oggetto fosse attualmente vicino all'afelio: infatti nei precedenti passaggi al perielio dovrebbe aver praticamente sconvolto le orbite dei pianeti che osserviamo.
Resta quindi solo la possibilita` di un'orbita con un semiasse maggiore molto grande (cioè molto maggiore di quello di Plutone). Questa ipotesi tuttavia è altamente improbabile in quanto un pianeta così grande non avrebbe potuto formarsi in regioni così esterne del Sistema Solare (ove non c'è abbastanza materia disponibile) e quindi bisognerebbe pensare a meccanismi di formazione in un'altra zona e successivo trasferimento nell'ipotetica orbita attuale. Questa è un'ipotesi altamente improbabile in quanto bisognerebbe trovare un meccanismo che permetta di spostare un corpo così massiccio in un modo così drastico.
Per concludere: il sistema solare è stato esplorato in profondità e con strumenti di grande precisione e potenza. Un oggetto massiccio come un grande pianeta, se esistesse, dovrebbe avere degli effetti osservabili, e dovremmo perciò in qualche modo esserne venuti già a conoscenza. Esiste sempre la possibilità che esista un pianeta in condizioni così particolari (di orbita per esempio) da avere influssi trascurabili su ciò che conosciamo all'interno del sistema solare e non aver rivelato perciò la sua presenza. Tale oggetto però, se non ha effetti sul mondo che ci circonda, non è di interesse per la scienza, piuttosto potrebbe essere il soggetto di un racconto di fantascienza o di una dissertazione filosofica.