Ho recentemente letto su internet la notizia di qualche anno fa riguardante la buona conservazione del papa Giovanni XXIII all'esumazione del cadavere. Ho letto che la spiegazione scientifica esiste e non si può parlare di miracolo. L'articolo affermava che si tratta di un fenomeno chimico fisico particolare di conservazione di un cadavere, detto corificazione. Ma che incidenza ha questo fenomeno cadaverico e quali sono le condizioni necesarie affinchè si verifi?
Il termine corificazione (dal latino corium = cuoio) è il fenomeno trasformativo che sovente si osserva in cadaveri rinchiusi in cassa, in particolare di zinco e piombo. La cute assume una tipica consistenza, simile a quella del cuoio di concia recente e si presenta relativamente morbida, integra ed elastica, di colorito grigio-giallastro, più scuro nelle parti scoperte (testa e mani), resistente al taglio. Il fenomeno è dovuto alla carenza di ossigeno in uno spazio confinato e allo sviluppo di prodotti derivanti dalla putrefazione che ostacolano l'autolisi e lo sviluppo dei germi putrefattivi, soprattutto di quelli inducenti la colliquazione tissutale, con conseguente azione di concia ad opera dei liquami bruno-torbidi contenuti nella cassa. Vi è anche l'ipotesi che concorrano fattori estrinseci quali la pressione dei gas putrefattivi nell'ambiente confinato. Il fenomeno di manifesta tra il primo ed il secondo anno di conservazione in cassa.
Ma non è questo il fenomeno che entra in gioco nel nostro caso; si tratterebbe piuttosto di mummificazione: ove il cadavere va incontro ad una intensa e rapida perdita di liquidi in modo che i tessuti vengono “fissati” per disidratazione. Il termine deriva dal latino medioevale <
Tuttavia il fenomeno che ha ben conservato il corpo del Papa Giovanni XXIII non è stato un fenomeno naturale o un miracolo, bensì si tratta di particolari trattamenti di conservazione.
In passato, veniva praticata l'imbalsamazione (dal latino in balsamum, "mettere nel balsamo", cioè in una mistura di resine aromatiche): il corpo veniva svuotato degli organi interni per rendere piu' duratura l'imbalsamazione. I “precordi” dei papi venivano conservati in speciali anfore, depositate nella chiesa dei santi Anastasio e Vincenzo accanto a Fontana di Trevi. Ancora oggi ci sono i precordi di ben 22 Papi, da Sisto V morto nel 1390 a Leone XIII deceduto nel 1903. Pio X abolì questa usanza, per la quale il Belli definì la chiesa un «museo de corate e de ciorcelli», dal termine popolare dato alle viscere degli animali da macello. Fallito l'esperimento sulla salma di Pio XII, riuscì invece il trattamento su Giovanni XXIII: “dieci litri di un liquido speciale inventato da Gennaro Goglia preservò la salma”.
Fin dai tempi remoti alcuni popoli cercarono di conservare i corpi dei defunti per evitarne il deterioramento. Le tecniche si avvalevano principalmente dell'asportazione dei visceri, nella disidratazione del corpo, nell'impregnare il cadavere di resine e sostanze varie. Gli storici sono propensi a pensare che l'imbalsamazione abbia avuto inizio in Egitto ma che fosse praticata anche dagli antichi Assiri, Persiani e Sciti. Forse l'interesse iniziale per l'imbalsamazione e i primi esperimenti furono dovuti alla scoperta di cadaveri rimasti sepolti nella sabbia del deserto e preservatisi in modo naturale. Questo tipo di sepoltura avrebbe impedito all'umidità e all'aria di arrivare al cadavere, limitandone così la decomposizione. Alcuni ipotizzano che si iniziò a praticare l'imbalsamazione quando si trovarono dei cadaveri preservati nel natron (carbonato di sodio), un alcali che abbonda in Egitto e dintorni.
La moderna imbalsamazione si giova della scoperta della formaldeide, ad opera del chimico August Wilhelm von Hofman (1867). Questa sostanza, poi evoluta nella formalina, soppiantò l'allora usato arsenico. Dopo l'immersione in liquidi battericidi, alcune sostanze derivate dalla originaria formaldeide, con appositi macchinari a pompa, vengono immesse nel cadavere, nel circolo arterioso o in addome; ne riempiono l'intero sistema vascolare e parte di quello linfatico. Si legge ancora che secondo talune pratiche per prevenire il rigor mortis, i tendini degli arti vengono recisi. Le palpebre vengono cucite così che l'occhio resti chiuso (in talune tecniche l'occhio viene asportato e sostituito da globi metallici), così anche la cavità orale, poi sigillate, oggi con derivati siliconici, per prevenire la fuoriuscita di liquidi.