Il ghiaccio nel deserto

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Recentemente ho visto il film Le crociate di R. Scott e sono rimasta colpita dalla scena in cui il Saladino offre, nel bel mezzo del deserto, un calice di acqua e ghiaccio al nemico sconfitto. È possibile che gli Arabi conoscesero già i metodi di conservazione del ghiaccio? E quali metodi usavano? Ma davvero riuscivano a mantenerlo anche in mezzo al deserto? O si tratta di un "errore" volutamente inserito dal regista per esaltare la figura del Saladino?

Eleonora Dulio
2 febbraio 2006
Finché non sono state inventate le macchine frigorifere, ad ammoniaca, a clorofluorocarbonati, o ancora (ma è una tecnologia non ancora arrivata nella vita domestica) sfruttando l'effetto termoelettrico Peltier, l'unico modo di procurarsi il ghiaccio era quello di ricavarlo dalla natura: dalle precipitazioni nevose o dalla raccolta di neve sui ghiacciai. Ciò era ovviamente possibile, se pure con difficoltà, anche in Medio Oriente dove a Gerusalemme (790 m SLM) d'inverno non è raro il veder nevicare.

Sussiste allora anche un altro problema: come conservare per lungo tempo la neve, o il ghiaccio che si può produrre pressandola? Dai tempi più remoti si sono inventate le ghiacciaie ossia delle specie di cantine (o grotte sotterranee) dove la dispersione termica era assai ridotta e quindi il ghiaccio si poteva conservare, avvolto nella paglia che è un ottimo isolante, riducendo drasticamente la sua naturale tendenza a sciogliersi. Di conseguenza, anche se certamente doveva essere una bevanda assai rara e preziosa, l'acqua ghiacciata non era una cosa impossibile.

Con questo metodo si producevano anche i gelati e proprio nella calda Sicilia orientale, dove l'Etna d'inverno fornisce una riserva naturale di neve, si sviluppò tutta una cultura del sorbetto. Chi non conosce la famosa granita? originariamente era semplice neve su cui si versava latte di mandorla.

Vittorio Marchis Politecnico di Torino, Dipartimento di Meccanica

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