In ogni caso i nutrienti del pesce subiscono importanti modificazioni dovute all'acquisizione di parte del grasso di frittura e all'effetto delle alte temperature. Le proteine vengono denaturate, ma in questo modo il pesce risulterebbe comunque più digeribile se non ci fossero gli eccessi di grasso a "metterci la coda". Senza dimenticare che tali grassi possono essere variamente modificati a seconda delle modalità di frittura applicate. Gli oli ricchi di acidi grassi polinsaturi (soprattutto quelli "leggeri" di semi), tendono ad alterarsi chimicamente producendo sostanze irritanti per lo stomaco e poco salutari in generale. Il grasso fritto e rifritto diventa scuro e tende a bruciare producendo sostanze nocive, che rimangono anche attaccate al pesce in oggetto. Le vitamine sensibili al calore si decompongono e spariscono, mentre i minerali rimangono abbastanza stabili.
In generale si può dunque affermare che la frittura è il tipo di cottura che maggiormente è in grado di modificare le buone caratteristiche alimentari dei pesci. Può essere infine divertente notare come la frittura (ma anche la bollitura o altre forme di cottura) producano una colorazione rossastra nel pescato di colore chiaro o grigio a crudo (principalmente alcune varietà di gamberi o molluschi). Ciò è dovuto proprio alle alterazioni chimiche del prodotto ittico, che una volta denaturate le proteine libera alcuni pigmenti che da essere risultavano intrappolati e mascherati.