Nell'antichità uno specchio veniva realizzato tirando a lucido un metallo più o meno bianco, oppure, se esso era malleabile, come lo stagno o il piombo, premendolo fortemente sulla faccia posteriore di un vetro ben levigato, così da appiattirlo al massimo (in tal caso ci si specchiava "attraverso" il vetro). Si può facilmente verificare che il metodo funziona stirando con cura un foglio di stagnola sopra una lastra di vetro.
In tempi moderni si ricorre alla deposizione su una lastra di vetro di uno strato metallico sottile prodotto per evaporazione di una certa quantità del metallo, portato allo stato fuso per riscaldamento in un crogiuolo. L'operazione deve essere eseguita sotto una campana da vuoto. L'alluminio è il materiale più comunemente utilizzato perché costa poco, è perfettamente riflettente e ha una temperatura di fusione relativamente bassa (650 ºC). Tuttavia, poiché l'alluminio è facilmente rigabile, esso deve essere ricoperto da uno strato di materiale protettivo, in genere opaco, per cui occorre specchiarsi dalla parte del vetro. Negli impieghi scientifici ciò può creare degli inconvenienti, per cui lo strato di alluminio viene lasciato allo scoperto e usato direttamente come riflettore, naturalmente usando tutte le precauzioni del caso per evitare danni o contaminazioni.