La natura degli specchi

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Lo specchio esiste così in natura oppure viene fabbricato? E come?
Roberto Tamanti
25 gennaio 2006
Tutti i materiali sufficientemente levigati hanno un certo potere riflettente e forniscono immagini conformi all'oggetto che invia loro la luce (comportamento speculare). Ad esempio, per raggi luminosi incidenti perpendicolarmente si va dal vetro o dall'acqua, che riflettono circa il 3% dell'energia luminosa visibile ricevuta, all'alluminio, che ne riflette invece quasi il 100%, indipendentemente dal colore in gioco. Come l'alluminio si comportano anche l'argento e il platino, e in misura un po' meno efficace anche gli altri metalli (l'oro, per esempio, riflette bene le componenti rosse e gialle della luce, meno bene quelle verdi e blu, e ciò spiega perchè, se viene illuminato con luce bianca, la sua colorazione si presenta giallastra).

Nell'antichità uno specchio veniva realizzato tirando a lucido un metallo più o meno bianco, oppure, se esso era malleabile, come lo stagno o il piombo, premendolo fortemente sulla faccia posteriore di un vetro ben levigato, così da appiattirlo al massimo (in tal caso ci si specchiava "attraverso" il vetro). Si può facilmente verificare che il metodo funziona stirando con cura un foglio di stagnola sopra una lastra di vetro.

In tempi moderni si ricorre alla deposizione su una lastra di vetro di uno strato metallico sottile prodotto per evaporazione di una certa quantità del metallo, portato allo stato fuso per riscaldamento in un crogiuolo. L'operazione deve essere eseguita sotto una campana da vuoto. L'alluminio è il materiale più comunemente utilizzato perché costa poco, è perfettamente riflettente e ha una temperatura di fusione relativamente bassa (650 ºC). Tuttavia, poiché l'alluminio è facilmente rigabile, esso deve essere ricoperto da uno strato di materiale protettivo, in genere opaco, per cui occorre specchiarsi dalla parte del vetro. Negli impieghi scientifici ciò può creare degli inconvenienti, per cui lo strato di alluminio viene lasciato allo scoperto e usato direttamente come riflettore, naturalmente usando tutte le precauzioni del caso per evitare danni o contaminazioni.

Andrea Frova Dipartimento di Fisica, Università di Roma "La Sapienza"

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